L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 settembre 2016

Referendum - con un bellissimo No mandiamo a casa Renzi e gli impediamo di fare ulteriori danni

Angela Mauro

Referendum. Ecco i tre motivi per cui Matteo Renzi ha scelto la data del 4 dicembre

Pubblicato: 26/09/2016 19:51 



Avere più tempo per stanare gli indecisi. Avere una settimana in più per l’approvazione della legge di stabilità alla Camera e magari si fa in tempo anche per l’ok della commissione Bilancio del Senato. E poi usare anche l’effetto paura che potrebbe arrivare in Italia dall’Austria: dove il 4 dicembre si rivota per le presidenziali con tutto il rischio che possa vincere Norbert Hofer, leader dell’ultradestra. In sintesi, sono questi i tre motivi che hanno portato Matteo Renzi a propendere per il 4 dicembre quale data del referendum costituzionale, la sfida più importante e decisiva della sua carriera politica.

Il primo punto ha a che fare con quella che i renziani definiscono “maggioranza silenziosa”. Vale a dire quella fetta di elettorato che voterà sì al referendum. O meglio: ‘voterebbe sì’. Perché questi elettori vanno motivati. Non sono già emersi come quelli del no, ragionano nella cerchia del premier, sono per il sì ma molti di loro vanno ‘portati’ alle urne. Insomma bisogna convincerli ad esprimere la loro preferenza. Perché stavolta, a differenza del referendum ‘no triv’ di aprile quando il premier invitava a non andare a votare, più gente va alle urne, più crescono i sì, sono i calcoli al quartier generale Pd.

Ecco perché avere anche una sola settimana in più, rispetto all’ipotesi iniziale di votare il 27 novembre, fa comodo alla campagna ‘Basta un sì’. Renzi la lancia in pompa magna e se ne occuperà personalmente. Già questa settimana farà diverse tappe a Milano, Verona, Perugia, Genova e Torino. Ma soprattutto il 29 settembre sarà nella sua Firenze: non a caso. “Il 29 settembre è un giorno molto sentito per tanti di noi – scrive infatti nella enews - E non per Lucio Battisti o per i compleanni di Berlusconi e Bersani (auguri a entrambi!), ma perché il 29 settembre di otto anni fa, a Firenze successe una cosa strana. Proprio giovedì 29, otto anni dopo, ci rivedremo – stavolta all’Obihall – per una serata particolare: Al passato grazie, al futuro sì”. Il 29 settembre del 2008 nella Sala Rossa del Palacongressi di Firenze, Renzi lanciò la sua candidatura alle primarie per il sindaco.

Il secondo motivo ha a che fare con quella che è la ‘benzina’ della campagna referendaria. Cioè la legge di stabilità. Il consiglio dei ministri che deve rivedere le stime del Def previsto oggi è stato rinviato a domani sera. Il lavoro sui 7-8 miliardi di nuova flessibilità da chiedere all’Unione Europea va avanti a rilento e con incognite. Dunque, anche in questo caso, una settimana in più per mettere al sicuro la manovra fa comodo. Tranquillizza il Quirinale, che ha chiesto di assicurare l’approvazione della legge di bilancio indipendentemente dall’esito della consultazione popolare. E tranquillizza anche i mercati, le cancellerie e gli investitori internazionali che temono che una vittoria del no possa consegnare l’Italia all’instabilità. "Se Renzi vince – scrive il Financial Times - sarà una grande spinta per lui ed il suo partito. Sarà più verosimile che mantenga il posto fino alla fine della legislatura, all'inizio del 2018, con la prospettiva di vincere le successive elezioni e battere il principale sfidante, il Movimento Cinque Stelle”. Ma, fa notare il quotidiano della City, "gli ultimi sondaggi mostrano che la campagna per il 'No' è leggermente in vantaggio…".

E poi c’è la coincidenza con le presidenziali in Austria: stesso giorno del referendum costituzionale. E’ la prova che il motivo per cui Renzi non ha scelto la data dell’8 novembre, come paventato prima dell’estate, non sta nella concomitanza dellepresidenziali americane. Ma semplicemente nel fatto che gli serve tempo per la campagna referendaria: l'8 novembre è data troppo ravvicinata. Come dice il sottosegretario Claudio De Vincenti in conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il consiglio dei ministri: il 4 dicembre è stato scelto “per avere tempo di sviluppare il confronto tra i cittadini nel merito della riforma”. Ora, la concomitanza delle elezioni austriache è un di più che però può offrire margini da sfruttare. Può infatti servire a elevare il referendum costituzionale ad una battaglia di respiro europeo.

Ma soprattutto la campagna del sì potrebbe beneficiare di un eventuale ‘effetto Hofer’ sull’Italia.

Vale a dire la paura che in un paese confinante come l’Austria vinca l’ultradestra e che poi decida di chiudere le frontiere trasformando il Belpaese in una vera e propria gabbia per migranti impedendo loro di proseguire il viaggio verso il nord Europa. I sondaggi dicono che anche gli italiani hanno paura dell'invasione dei profughi. E proprio questo stato d'animo, è il ragionamento di chi cura la campagna del governo, potrebbe portarli a scommettere sulla stabilità di un governo e di un premier dati, invece di 'tentare l'ignoto' con il M5s.

E’ un mix di ingredienti per dieci settimane di campagna elettorale a partire da oggi. I partiti di opposizione non sono stati consultati sulla data, al contrario di quantopromesso dallo stesso Renzi a ‘Porta a porta’ il 6 settembre scorso. "Scegliendo il 4 dicembre Renzi non allontana solo data referendum, prova ad allontanare la paura di andare a casa. Ma quello che è differito non è evitato”, dice Luigi Di Maio del M5s. “Renzi perderà anche col voto sotto Natale”, attacca Renato Brunetta di Forza Italia. “Renzi spera di vincere col trucco ma sarà deluso”, dicono Scotto e De Petris di Sinistra Italiana. Pronti, partenza: via.

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