L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 8 settembre 2016

Roma - siamo vicino alla Raggi perchè sarà strumento-soggetto per scardinare il potere del corrotto Pd non perchè condividiamo tutto quello che propongono

Perché le sorti dell’Italia passano per Roma

07.09.2016 Giovanni Succhielli

Perché le sorti dell’Italia passano per Roma
(Foto di attivistam5snews.blogspot.com)

Parma, Quarto, Livorno, Roma. Quattro città governate dai Cinque Stelle, quattro situazioni simili con amministratori indagati. Quattro risultati diversi.
Nella prima è stato sospeso il sindaco, nell’altra la prima cittadina espulsa, nel terzo caso non si è intervenuti, nella Capitale invece si va verso le dimissioni dell’assessore indagato ma non della sindaca bugiarda.
Perché se a Roma saltasse Virginia Raggi, per il Movimento sarebbe una disfatta. Significherebbe ammettere che i grillini hanno fallito la prima vera esperienza di governo. Che l’incompetenza e la disorganizzazione hanno prevalso. Che non si è riusciti a trovare una squadra coesa nonostante le probabilità di vincere fossero altissime da mesi. Allora come poter aspirare a una futura maggioranza in Parlamento? Per non parlare del fatto che la crisi della giunta Raggi è scoppiata su questioni banali, non per scelte politiche importanti e divisive, o per scandali come quello di Mafia Capitale. Sembra, in ogni caso, che le sorti di una amministrazione 5S dipendano da convenienze e legami. Pizzarotti è sempre stato critico nei confronti dei piani alti, ma troppo ingombrante per essere liquidato. L’espulsione dell’anonima Capuozzo è servita a cancellare rapidamente -e senza danni collaterali- una macchia sulla fedina morale, a Livorno si è deciso di non procedere per la lealtà dimostrata da Nogarin, mentre a Roma -come detto- sarebbe suicida chiedere le dimissioni della neosindaca.
Mancano, dunque, regole precise. E soprattutto chi le faccia rispettare. Si pone -per l’ennesima volta ma in modo amplificato- il problema di una gerarchia di comando all’interno del Movimento. Un qualsiasi militante risponderebbe che è sovrano il voto online. Ma in quante occasioni è stato interpellato? E con quali interferenze? Soprattutto, quale il legame tra blog e Grillo -ufficialmente solo portavoce e garante? Che funzione ha il Direttorio e quali sono i rapporti di forza all’interno di questo? E la Casaleggio Associati, i post anonimi online, l’autonomia del singolo amministratore locale?
Ecco allora che Roma diventa laboratorio per un nuovo Movimento: strutturato, forse più “partito”. Iniziando dall’accantonamento di uno sterile e spesso tradito “uno vale uno”. Si tratta, paradossalmente, di un’occasione fortunata che dà la possibilità di fare esperienza a elezioni (teoricamente) lontane. E con tutti i sondaggi favorevoli. Ma attenzione: potrebbe essere l’ultima volta che gli elettori Cinque Stelle dimostrano tanta pazienza. Se vincerà questa sfida, il Movimento avrà forza e assetto per presentarsi come forza di governo; in caso contrario, avrà dimostrato che non ci si può ancora fidare.

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