L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 4 settembre 2016

Roma - una cosa è certa Galloni non è Minenna, c'è un abisso culturale e di onestà intellettuale a favore di Nino e la Raggi si scrollerebbe definitivamente gli impicci che fa Di Maio

L’INTERVISTA


L’economista Galloni in corsa:
«Io al Bilancio? Disponibile
Ma si parli anche dei Giochi»

Il candidato a prendere il posto del super assessore Minenna (dimessosi giovedì) guida il Centro studi monetari ed è figlio di un ex ministro dc: io condivido i principi del M5S

di Andrea Arzilli


Economista e insegnante, oggi sindaco dell’Inail e presidente del Centro Studi Monetari: Antonino Galloni, detto Nino, figlio di Giovanni esponente della Dc e vicepresidente del Csm, è stato prima ricercatore a Berkeley e poi docente alla Sapienza, alla Luiss, all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Il curriculum è da uomo dell’establishment, eppure quello di Nino Galloni è il nome che circola più insistentemente nel M5S per la successione del dimissionario Marcello Minenna all’assessorato al Bilancio della giunta Raggi.


Galloni, ci spiega com’è possibile?

«Le cose stanno così: ci sono militanti cinquestelle vicini alla sindaca che mi considerano una persona adeguata al ruolo e quindi hanno suggerito la mia candidatura».


E lei sarebbe pronto?

«Io la mia disponibilità la do senz’altro. Poi è chiaro che possono intervenire molte questioni, mi sembra che la situazione sia in divenire».

Si riferisce alle dimissioni a catena degli ultimi giorni? 
«Sì. Chi ha chiesto il parere a Cantone sapeva che sarebbe stato rapido e negativo. Adesso Raggi è più forte, ma deve azzeccare le mosse, non può campare di rendita in eterno. Se il M5S ce la fa a Roma, si candida a guidare l’Italia.»


Raggi ha perso in un giorno Minenna e il capo gabinetto Raineri, i pezzi grossi della sua squadra: sicuro che ne sia uscita più forte? 

«Raggi si è disfatta di alcuni personaggi che non condividevano la sua impostazione. Secondo me li ha solo subiti. Ma è lei che deve comporre la squadra, con i vecchi criteri non si va da nessuna parte»


E lei la pensa come Raggi?

«Vede, io non ho un passato di frequentazione con la sindaca, ci conosciamo appena. Ovviamente sono sempre stato su posizioni di condivisione con i principi originali del M5S. Che però ora si divide in due correnti: ci sono i keynesiani che sono, diciamo, miei tifosi, e quelli che spingono per la decrescita. Ecco, questi mi vedono meno bene».


In che senso scusi? 

«Un esempio? L’Olimpiade: è giusto non considerarla una priorità, ma se la priorità è il destino dei 150 impianti di Roma allora se ne può, anzi se ne deve parlare. E a questo deve seguire una mediazione con le forze che l’Olimpiade certamente la vogliono. A me piacerebbe interpretarla anticipando le sponsorizzazioni, facendo ricorso alla moneta complementare, cioè quantificare oggi quanto si farà domani. Servono idee nuove».


Da Raggi però non arrivano messaggi rassicuranti.

«Il M5S ha avuto un successo che nessuno si aspettava, teoricamente è il partito più grande d’Italia. Ora deve dare segnali di credibilità, ma se si preoccupa di darli a quelli che vuole combattere rischia di entrare in una spirale perversa».


Deve cambiare metodo?

«Raggi deve capire che una volta raggiunto il vertice è necessario “essere a favore di” non si può più dire che “siamo contro qualcuno”. Originariamente il M5S pensava all’abbandono dei vincoli europei, al ripristino della sovranità monetaria. Ora, con il potere, si è trovato a dover mandare messaggi tranquillizzanti al mondo industriale, alla chiesa, a tutte queste forze. Perché non puoi farti sostenere solo da quelli che stanno dall’altra parte e protestano».
3 settembre 2016 | 21:41

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