L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 28 settembre 2016

Siria&Parigi&Bruxelles&Nizza - Assad lotta per il paese in modo che non cada in mano alla Fratellanza Musulmana&Wahhabiti (Salafiti)

ESTERI
CAOS SIRIA/ Samir: pace impossibile se gli Usa continuano ad armare l'Isis

INT.Samir Khalil Samir

martedì 27 settembre 2016

Gli scontri nella zona di Aleppo sono ripresi con grande intensità, tanto che il Centro di documentazione delle violazioni in Siria ha contato 51 vittime civili in due giorni, tra cui due minori e una donna. Save the Children ha reso noto che circa la metà dei feriti che sta medicando nella zona orientale di Aleppo sono bambini. Intanto il portavoce del Cremlino, Dimitri Peskov, ha affermato che in questo momento non ha senso tenere un summit sulla Siria. Ne abbiamo parlato con padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano e uno dei massimi studiosi al mondo dell'islam.

Perché la tregua in Siria è durata solo pochi giorni?

Il conflitto che viviamo da cinque anni nasce da uno scontro tra i sunniti, che rappresentano l'85 per cento dei musulmani, e gli sciiti, il restante 15 per cento. Dietro ai sunniti ci sono i Paesi petroliferi che hanno le risorse per acquistare le armi e pagare i terroristi, in particolare l'Arabia Saudita e il Qatar. Il nome stesso dell'Isis (Islamic State of Iraq and Syria) indica la volontà di costruire il califfato distruggendo la struttura di Iraq e Siria. 

Da dove nasce questa volontà?

Il motivo è che questi due Paesi sono guidati da presidenti sciiti. Gli alawiti sono infatti un ramo dello sciismo. Una maggioranza relativa della popolazione irakena si è espressa a favore di un governo sciita, il quale, come in precedenza i sunniti, ha assegnato le cariche più importanti a persone della loro stessa fede. Dopo essere stati per molto tempo al governo pur non rappresentando la maggioranza assoluta, i sunniti vedendosi estromessi hanno reagito. L'Isis è una creazione sunnita, in primo luogo contro gli sciiti, ma anche contro tutte le persone che non sono sunnite. A sostenerla sono essenzialmente i Paesi del Golfo, in particolare l'Arabia Saudita, che è il primo fornitori di armi (provenienti dagli Stati Uniti) ai terroristi di Isis.

Per l'inviato dell'Onu, Staffan De Mistura, il vero punto dirimente è che Assad rifiuta la no fly zone. Perché?

In primo luogo bisognerebbe verificare tutte le affermazioni che si leggono sul piano politico, perché chi le fa spesso ha uno scopo determinato. Per esempio si è affermato che la scorsa settimana il governo di Assad avrebbe utilizzato le bombe chimiche contro la popolazione. Secondo altre relazioni però ciò non è vero, anzi sono stati i terroristi ad averlo fatto. Ci vuole un po' di tempo prima di giungere a qualsiasi conclusione.

Eppure si era trovato l'accordo per la tregua…

La tregua non conveniva ad Assad, che sta cercando di fermare l'avanzata dei terroristi ad Aleppo. Stati Uniti, Regno Unito e Francia inizialmente hanno manifestato l'esigenza che Assad si dimettesse prima di poter intraprendere qualunque altra azione. E solo in un secondo momento si sono resi conto che dovevano avere a che fare con lui. Questa è una situazione che non permette di risolvere il problema.

E' vero che Assad ha bombardato la popolazione inerme?

Questa è una falsità: il governo di Damasco lotta contro i terroristi, mentre l'Occidente li rifornisce di armi. L'Occidente infatti vende le armi ad Arabia Saudita e Qatar, che le fanno passare in Siria, spesso attraverso la Turchia. Chi compra il petrolio del califfato a prezzo ribassato è la stessa Turchia, e in questo modo tanto l'Isis quanto Ankara ci guadagnano. C'è quindi un blocco sunnita composto da Turchia, Arabia Saudita e Qatar.

Perché la Russia insiste così tanto sul fatto che Assad non si deve dimettere? Non si potrebbe trovare un'alternativa?

Il dato di fatto è che la maggioranza della popolazione è dalla sua parte. Il popolo siriano sa benissimo che il regime di Assad non è democratico, che parlare contro il governo o intervenire nella politica è rischioso. Ma quale paese in Medio oriente è democratico? L'Arabia Saudita è una dittatura del Re. D'altra parte questo regime ha dato vita a un'economia accettabile e mantiene una certa libertà di movimento. La gente tutto sommato dice: "Andiamo avanti così". 

Se si rovescia il regime di Assad?

Se questo accade, la conseguenza non può che essere l'instaurazione di un regime sunnita, basato sul fondamentalismo sunnita radicale, wahhabita o salafita, oppure dipendente dai Fratelli musulmani, comunque islamista. La gente preferisce quindi una dittatura laica, ove tutte le tendenze religiose (sunniti, alawiti, druzi, cristiani, etc.) hanno gli stessi diritti, a una dittatura religiosa. La scelta purtroppo non è tra un bene e un male, ma tra due mali. Ora, quello che si conosce (la dittatura politica) e preferibile a quello sconosciuto (la dittatura islamica)!

(Pietro Vernizzi)

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