L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 28 settembre 2016

Stati Uniti - 2 - incontro-scontro la guerrafondaia Hillary e Trump

ESTERI
CLINTON vs TRUMP/ Luttwak: nessuno ha cambiato idea, per questo Donald ha vinto
INT.Edward Luttwak

mercoledì 28 settembre 2016

“Il candidato che era più sotto attacco, cioè Trump, riesce a guadagnare da questo primo faccia a faccia. Per la stampa d’élite, come il New York Times, è ridicolo anche solo parlare di una candidatura di Trump. Questa immagine è stata smentita dal confronto tv e in questo senso Trump è il vincitore”. E’ il commento di Edward Luttwak, economista, politologo e saggista rumeno naturalizzato statunitense. Il primo faccia a faccia televisivo tra Hillary Clinton e Donald Trump è finito ai punti. Secondo un sondaggio realizzato da CNN/ORC, il 62% degli intervistati si è espresso a favore della Clinton e il 27% di Trump.

Professor Luttwak, che cosa cambia dopo questo primo confronto tv?

I sostenitori di Hillary Clinton vogliono la continuità e rimangono dalla sua parte. I sostenitori di Donald Trump vogliono il cambiamento e anche loro rimangono della loro idea. Questo dibattito non è riuscito a dimostrare né che Trump è un cretino, né che la Clinton è impossibile da prendere in considerazione come presidente. Entrambi si sono qualificati agli occhi del loro rispettivo pubblico, mentre ritengo che quasi nessuno vedendoli abbia cambiato la sua opinione.

Quindi questo faccia a faccia non è servito a nulla?

L’aspetto più importante di questo dibattito è quello che non è successo. La Clinton non è riuscita a dimostrare che Trump è un incompetente, mentre Trump non è riuscito a dimostrare che la Clinton è una persona moralmente schifosa, bugiarda e truffatrice. Questo dibattito tanto atteso non avrà quindi un impatto politico.

Finisce senza vincitori né vinti?

Il candidato che era più sotto attacco, cioè Trump, riesce a guadagnare da questo dibattito. In passato era stato accusato apertamente di essere incompetente e inammissibile. Per la stampa d’élite, come il New York Times, è ridicolo parlare di una candidatura di Trump. Questa immagine è stata smentita dal dibattito, e in questo senso quindi Trump è il vincitore.

Trump nel confronto tv è stato più prudente di quanto ci si attendeva?

Il candidato repubblicano chiaramente non ha voluto lanciare attacchi sfrenati contro la rivale, anzi si è autolimitato.

Perché ha fatto questa scelta?

Perché quando si attacca duramente un candidato donna, si evoca una reazione che Trump voleva evitare.

Che cosa l’ha colpita di più per quanto riguarda i temi affrontati?

Trump insiste sulla necessità di una politica di protezione industriale, cui invece la Clinton si oppone. Quest’ultima è la candidata dello status quo e in quanto tale sostiene che ci si deve astenere da una qualsiasi politica industriale. Trump invece vuole difendere l’industria americana che sta emigrando in Paesi dove le paghe sono più basse.

Che cosa intende con l’espressione “una politica di protezione industriale”?

Per Trump sono necessarie tasse sulle importazioni se il Paese esportatore pratica una svalutazione con lo scopo specifico di vendere di più sul mercato statunitense. Di fronte a Paesi che fanno svalutazioni per vendere di più in America e competere a prezzi molto bassi con le aziende Usa, Trump ritiene che il governo federale debba intervenire.

E sul Ttip, l’accordo sul commercio tra Usa ed Europa?

La Clinton lo ha difeso, mentre Trump lo ha attaccato. Il Ttip espone l’industria americana a una concorrenza con Paesi che svalutano le loro valute, e quindi Trump è contrario.

Sui temi fiscali invece come si sono differenziati i due candidati?

La Clinton vorrebbe aumentare le tasse, mentre Trump le vuole ridurre. Si tratta delle posizioni tradizionali di democratici e repubblicani, che chiedono rispettivamente più Stato e più tasse e meno Stato e meno tasse. Ognuno ha affermato la sua posizione.
Come cambierà la politica estera degli Usa a seconda che vincano la Clinton o Trump?

Trump sicuramente non vorrà mandare soldi e truppe in Iraq, Afghanistan o in qualsiasi altro Paese musulmano. Trump vuole evacuare la presenza americana dal mondo islamico, per lasciare che quest’ultimo trovi il proprio equilibrio da solo.

E nei rapporti con la Nato che cosa può cambiare?

Trump è contrario al fatto che gli Usa spendano il 3-4% del loro budget per la difesa destinandolo alla Nato, mentre gli altri membri dell’Alleanza Atlantica sono al di sotto dell’1%. Trump ritiene che ciò non sia giusto, e che gli altri Paesi dovrebbero contribuire di più.

Se vince le elezioni, Trump avvierà realmente un rapporto più positivo con la Russia di Putin?

Sì. Il ragionamento di Trump è che gli europei si rifiutano di mandare mezzo milione di soldati in Ucraina, e che di conseguenza non c’è la possibilità di mantenere la situazione. E’ per questo che Trump vuole fare un accordo con Putin. Il suo punto di vista è che è inutile sbraitare e lamentarsi: se non c’è la volontà di difendere l’Ucraina, è necessario arrivare a un accordo pacifico.
(Pietro Vernizzi)





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