L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 ottobre 2016

2016 crisi economica - gli imbecilli ci hanno fatto ingoiare anni e anni di austerità adesso riconvertiti sulla via di Damasco

Le banche centrali sono inefficaci: è ora di puntare sulla spesa pubblica (analisti)

Inviato da Marco Berton il Mar, 04/10/2016 - 11:03

"Non c’è dubbio che in questo trimestre la spesa fiscale sarà in cima all’agenda degli investitori in tutto il mondo". 
E' questo uno dei passaggi chiave del commento di Christopher Dembik, Head of Macro Analysis in Saxo Bank, che in un report odierno dal titolo "Il nuovo mantra" sottolinea come la politica monetaria messa in atto dalle banche centrali debba ora essere aiutata da adeguati stimoli fiscali messi in atto dai singoli governi.

Dalle analisi degli ultimi mesi si evidenzia infatti come la politica monetaria in questo contesto ha un'efficacia marginale, "può esclusivamente far guadagnare tempo";per essere realmente incisivi sono ora indispensabili altri interventi. "Nel suo ultimo bollettino trimestrale la Banca d’Inghilterra ha dimostrato in modo sorprendente che il moltiplicatore monetario, che giustifica l’intervento delle banche centrali, non funziona" precisa l'esperto.

"L’attuale contesto è effettivamente molto favorevole ad unincremento della spesa pubblica. Il liberismo economico, che ha esercitato un influsso predominante sulle decisioni politiche degli ultimi trent’anni, è stato screditato dall’emergere della crisi finanziaria globale. Non c’è più un’ideologia economica dominante. Inoltre, il ruolo delle agenzie di rating, che fungevano prima da garanti dell’ortodossia fiscale, è ora molto meno importante per gli investitori.

Tuttavia, il vero incentivo a favore della spesa pubblica risiede nei tassi di interesse che si confermano a livelli storicamente molto bassi. Le condizioni del credito globale sono tra le più favorevoli da sempre con il rendimento medio dei titoli di stato (su tutte le scadenze) che si mantiene intorno allo 0.9%, ben al di sotto del 2.30% delle scadenze decennali. In alcuni casi, la situazione è ancor più insolita, come in Germania dove oltre l’80% del mercato dei titoli di Stato presenta tassi negativi" precisa l'analista che consiglia ai governi di stare lontani a tutti i costi dal protezionismo vecchio stile: "sostenere industrie che sono destinate al declino è solo uno spreco di tempo e di denaro. Queste strategie hanno una probabilità di successo pari a zero".

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