L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 ottobre 2016

2016 crisi economica - noi lo dicevamo e non eravamo in pochi, loro lo sapevano e sanno che in pancia le banche sistemiche hanno tanto di quei derivati (giochi estremi di finanza) da far tremare il mondo. Uno dei provvedimenti da loro indicati e mai attuati è la separazione tra banca commerciale e quella finanziaria

IL FOCUS
Deutsche Bank e quei 10,5 miliardi «aggiustati»
–di Riccardo Barlaam
06 ottobre 2016



Un gigante dai piedi d’argilla. Troppo grande però per fallire. Il direttore generale del Fondo monetario internazionaleChristine Lagarde ieri, a proposito del caso Deutsche Bank, ha detto che «come molte altre grandi banche» il colosso tedesco «ha bisogno di riesaminare il suo business model per mantenere la profittabilità a lungo termine. Deutsche bank deve decidere quale dimensione vuole avere e come fare a rendere di nuovo solidi i propri conti». I mercati finanziari sono preoccupati per la tenuta del gruppo tedesco che, com’è noto, rischia di dover pagare 14 miliardi di dollari di multa al Dipartimento di Giustizia Usa per le accuse sulla vendita fraudolenta di mutui subprime prima dello scoppio della crisi del 2008. Cifra che la banca ha già fatto sapere di non voler versare, chiedendo una multa in linea con quella comminata agli altri istituti di credito finiti sotto accusa per la crisi dei subprime.

LO SCENARIO
04 ottobre 2016
Deutsche Bank e il profondo rosso dei ricavi

Lagarde ha fatto capire che è meglio per tutti, per la banca, ma anche per il sistema finanziario, uscirne fuori. E al più presto:  «Prima è, meglio è. Un cattivo patteggiamento è meglio di un buon processo», ha detto senza mezzi termini il direttore del Fondo. Deutsche, a suo dire, non è l’unica grande banca chiamata a dover fare un riesame del suo modello di business. «Molte banche devono fare una introspezione» su quanto grandi vogliono essere. Lagarde ha anche detto che nel Global financial stability report, il rapporto del Fmi sullo stato dell’industria finanziaria, Deutsche non è stata nominata. Una dimenticanza notata dal New York Times, che ha rilevato come il Fmi dopo aver definito l’istituto tedesco come uno dei più pericolosi al mondo non lo abbia poi stranamente menzionato nel suo report sulla stabilità finanziaria.

Crediti trasformati in derivati

Secondo un audit commissionato dalla Bafin, l’Authority tedesca di vigilanza sui mercati, Deutsche Bank, già accusata anni fa di collusione con Monte dei Paschi per aver nascosto le perdite della banca attraverso l’operazione denominata Santorini, avrebbe contabilizzato in modo non corretto altre 103 operazioni simili per un ammontare complessivo di 10,5 miliardi di euro ad altri 30 clienti, oltre Siena. Per 37 operazioni, oltre a Mps, il primo gruppo bancario tedesco ha

“Per 37 operazioni, oltre a Mps, il primo gruppo bancario tedesco ha cambiato la contabilizzazione «in modo fuorviante», trasformandole da crediti in prodotti derivati”

cambiato la contabilizzazione «in modo fuorviante», trasformandole da crediti in prodotti derivati. Uno stranissimo giro di valzer contabile, di chiara rilevanza penale, sui cui ora indaga la magistratura tedesca. L’audit, di cui una copia è stata visionata da Bloomberg, ha rivelato che mentre Monte dei Paschi è stato l’unico cliente a usare quel tipo di operazione per migliorare in modo artificiale le posizioni di bilancio, Deutsche Bank «non ha contabilizzato in maniera corretta» operazioni simili fatte anche con altre banche che vanno dall’Italia all’Indonesia, nel periodo compreso tra il 2008 e il 2010. Il rapporto ispettivo dice pure che i top manager di Deutsche non hanno seguito la corretta procedura autorizzativa per avallare l’operazione Santorini con Mps. Gli stessi executive secondo l’audit della Consob tedesca, non l’hanno riesaminata in modo adeguato neanche dopo l’invito a comparire da parte della Fed ricevuto nel 2012. Secondo Bloomberg, Deutsche Bank e sei manager ed ex manager della banca tedesca, tra cui Michele Faissola, che all’epoca supervisionava i tassi globali e Ivor Dunbar ex vice capo dei mercati azionali globali, il primo ottobre sono stati rinviati a giudizio dalla Procura di Milano per l’operazione Santorini con Mps del 2008. Nessuno di loro ha voluto rilasciare dichiarazioni sulle rivelazioni dell’audit della Bafin. Audit commissionata nel gennaio 2014 alla società di revisione Peters Schoenberger & Partner.

L’ANALISI
Deutsche Bank affronta il nodo aumento di capitale dopo la multa Usa

Il valore delle azioni Deutsche bank da inizio anno è crollato erodendo circa la metà della capitalizzazione della società in Borsa. Intanto continuano i tagli di personale. Ai 3mila esuberi annunciati a luglio si sono aggiunti ieri nuovi tagli per mille persone entro l’anno. Su un totale di 9mila posti che il gruppo tedesco conta di eliminare in tutto il mondo da qui al 2020 «per rendere più competitiva la banca».

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