L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 ottobre 2016

Comune di San Lazzaro - isterismo frenetico degli indagati che sono rinviati a giudizio, la consorteria del corrotto Pd va in ordine sparso, ognuno cerca di salvarsi

L’INCHIESTA
Colata, mea culpa e altre accuse
Bacchiocchi: «Non lo rifarei»
L’ex sindaco di San Lazzaro: «Sono stato un fesso. Ma si è sollevato un gran polverone». Camellini chiede di essere interrogato dai pm. Sermenghi attacca





BOLOGNA - C’è chi sta lavorando a una memoria difensiva da consegnare in Procura (l’ex sindaco di San Lazzaro Aldo Bacchiocchi); chi chiede di essere interrogato dai pm (Germano Camellini, ex revisore dei Conti del Comune di San Lazzaro); e chi ne approfitta per attaccare il Pd, come il sindaco dem di Castenaso Stefano Sermenghi. Sono giorni frenetici per gli indagati nell’inchiesta sulla Colata di Idice: la new town da 582 alloggi che una cordata guidata da Coop Costruzioni era pronta a costruire e che il sindaco di San Lazzaro Isabella Conti ha deciso di bloccare, subendo per questo (secondo la sua versione) minacce e pressioni da esponenti del Pd e del mondo cooperativo. Per i sette indagati — gli altri sono i vertici di Legacoop Simone Gamberini e Rita Ghedini, Massimo Venturoli, rappresentante legale della Palazzi Srl (una delle aziende della cordata) il tesoriere Pd Carlo Castelli — l’accusa è di concorso in minaccia a corpo politico o amministrativo.

Bacchiocchi, uno degli indagati, ex sindaco Pci di San Lazzaro, poi col Pd, sta preparando con il proprio avvocato Giuseppe Giampaolo una memoria difensiva da consegnare ai pm: «Cercherò dimostrare sulla base dei pronunciamenti della Cassazione che il mio comportamento non rientra nella fattispecie delle minacce — dice Bacchiocchi —. Io ne sono convinto ma voglio essere sorretto dalla giurisprudenza». Bacchiocchi è convinto di non avere commesso alcun reato: «Ho parlato con Conti alla fine del 2014 a titolo personale. Non avevo alcun mandato e non difendevo alcun interesse. L’ho fatto in buonafede per dare una mano. Da ex amministratore, ho pensato di dare alla Conti una valutazione per dirle di trovare una via d’uscita. Le ho solo detto che per revocare la Colata bisognava motivare la decisione, nel rispetto delle procedure amministrative vigenti ». E poi? «Poi le ho detto che ognuno è libero di avere le sue idee, ma non essendo in Urss, bisogna seguire delle prassi, altrimenti ci sono contenziosi pesanti. Tutto qui». Lo rifarebbe, Bacchiocchi? «Neanche in croce. Sono stato un coglione. E sa perché? Nella vita la cosa migliore è disinteressarsi di ciò che accade. Pensi che da sindaco ero contrario alla Colata: il mio piano regolatore prevedeva lo sviluppo a Nord. È tutto un polverone kafkiano». Su Conti, Bacchiocchi non si sbilancia: «L’ho conosciuta da consigliera comunale. Poi l’ho rivista mentre lavorava nello studio legale con la sorella di Raisi (ex parlamentare del Pdl, ndr) che mi aveva chiamato per chiedermi delle cose, infine l’ho incontrata alla Festa dell’Unità del 2014 con il sottosegretario Bressa».

È pronto a difendersi anche Camellini che parla attraverso il suo avvocato Tommaso Guerini. «Dopo una attenta lettura degli atti — dice Guerini — ho presentato una richiesta di interrogatorio di Camellini, chiedendo che l si svolga dinnanzi al procuratore capo, Giuseppe Amato, e al sostituto Morena Plazzi». Guerini prosegue dicendo che per «oltre un anno e mezzo Camellini è stato sottoposto ad una fortissima pressione mediatica senza aver avuto occasione di fornire la propria versione». Ora, prosegue il legale, «siamo certi che saprà chiarire la sua totale estraneità anche attraverso il deposito di documenti attinenti alla sua attività di presidente dei revisori».

Chi invece ne approfitta per attaccare il Pd è il sindaco di Castenaso Stefano Sermenghi: «Sulla Colata è stata male interpretata tutta una situazione e anche i media hanno voluto enfatizzare alcune frasi o episodi ». Di certo, «ci sono persone anche con ruoli istituzionali importanti che si sono spesi o hanno preso posizione un po’ troppo affrettatamente». E poi: «C’è un problema politico sulla scelta delle persone capaci di interpretare il loro ruolo correttamente. Spero che il Pd sia in grado di affrontarlo. Non si può pensare che fare politica sia un modo per sbarcare il lunario».
04 ottobre 2016

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