L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 ottobre 2016

Diego Fusaro - La Ue svuota le democrazie, porta a un restringimento dei diritti sociali e a una intensificazione del dominio del capitale

Ungheria, Fusaro: "Prova inimiciza assoluta fra Ue e democrazia. Bruxelles un rinoceronte"

03 ottobre 2016 ore 15:32, Adriano Scianca


"C'è ormai inimiciza assoluta fra Ue e democrazia". A dirlo è il filosofo Diego Fusaro, che così commenta il referendum ungherese sul ricollocamento dei migranti. E a IntelligoNews spiega: "Democrazia è far votare i popoli, non nell'aderire supinamente a diktat che arrivano dall'alto".

Cosa pensa del referendum ungherese e di come è andata?

«Al di là del merito del quesito, mi sembra positivo che sia stato interpellato il popolo. Democrazia è far votare i popoli, non nell'aderire supinamente a diktat che arrivano dall'alto. Se devo fare una riflessione di metodo, direi quindi che Budapest ha agito nel modo giusto»

La Ue sta esultando perché non si è raggiunto il quorum. Non dovrebbe comunque tener conto dei milioni di ungheresi che si sono espressi e magari cogliere lo spunto per raddrizzare la rotta?

«Dovrebbe raddrizzare la rotta, ovviamente. Ma non può farlo, perché la Ue nasce per svuotare le democrazie. Se cambiasse atteggiamento verrebbe meno alla sua ragion d'essere. Credo, quindi, che procederà a testa bassa come un rinoceronte».

È comunque curioso che ormai chiunque voti, faccia votare o sia votato diventi automaticamente il nemico numero uno della Ue.

«C'è ormai inimiciza assoluta fra Ue e democrazia. Io credo che, se ci troviamo a scegliere, tra Ue e democrazia occorra scegliere la democrazia. Altri credono che occorra scegliere la Ue. Lo ha detto chiaro e tondo Mario Monti: c'è un eccesso di democrazia. Potrebbe benissimo essere il motto della Ue».

Esiste comunque, a livello continentale, un qualche risveglio dei popoli o è sbagliato cantare vittoria?

«Cantare vittoria è sbagliato, dato che i fenomeni sono in atto. C'è comunque un risveglio lento e graduale dei popoli europei, favorito soprattutto dalle dure repliche della realtà. È ormai chiaro a tutti che la Ue non è il paradiso che ci hanno raccontato. La Ue svuota le democrazie, porta a un restringimento dei diritti sociali e a una intensificazione del dominio del capitale».

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