L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 ottobre 2016

Energia pulita - Tre sono i pilastri sull'Italia presente prossimo: Industria, Agricoltura ed Energia. Con decisione, fermezza e lungimiranza, altro che ponte sullo stretto


Presentato alla Camera il nuovo studio del Cnr



Italia 100% a energia rinnovabile

Si punta alla transizione energetica. Il costo degli investimenti, stimato in 32 miliardi di euro all'anno in moneta corrente, verrebbe sostenuto dal risparmio generato sull'acquisto dei combustibili fossili (carbone, petrolio e gas naturale), pari a circa 35 miliardi nel 2015. Lo Stato dovrà semplificare la normativa per l'installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, e promuovere l'adozione di quote crescenti di elettricità rinnovabile attraverso aste concorrenziali

Presentato oggi alla Camera lo studio del Cnr sulla transizione energetica dell'Italia alle energie rinnovabili al 2050, in occasione del convegno «Italo Globali - Protagonisti nel mondo, italiani per sempre» organizzato da Gabriele Caramellino, curatore del libro «Italo Globali», e dal cofondatore dell'Intergruppo Parlamentare Innovazione, Antonio Palmieri.
Curato dai team del Cnr di Francesco Meneguzzo a Firenze e Mario Pagliaro a Palermo, lo studio identifica le tecnologie low cost su cui puntare, e poi quantifica entità, costi e ritorni economici della transizione. Il fabbisogno elettrico complessivo cresce dagli attuali 315 a 730 miliardi di chilowattora. Al 2050 infatti l'elettricità verrà utilizzata anche per alimentare i trasporti e il fabbisogno di calore degli edifici e delle industrie. Il parco fotovoltaico italiano dovrà crescere di circa 16 volte, dagli attuali 19 GW a 300 GW. Quello eolico, di circa 21 volte: da 9 GW a 190 GW. Ben il 34% della nuova potenza solare necessaria si otterrà dalla solarizzazione degli edifici già esistenti, il cui potenziale produttivo annuo è di 126 miliardi di chilowattora.
Le simulazioni condotte dai ricercatori del Cnr indicano che 550 dei 730 miliardi di chilowattora complessivi andranno temporaneamente accumulati in modo da far fronte all'intermittenza della generazione solare ed eolica. Rinnovabile sarà pure la tecnologia di accumulo dell'energia, che verrà stoccata in modo semplice e a costi contenuti sotto forma di polisaccaridi generati mediante processi di fotosintesi artificiale. Il team del Cnr suggerisce che, grazie al basso costo e alla facile scalabilità, la tecnologia vincente fra le molte altre in fase di studio sarà quella in cui l'anidride carbonica è convertita in polisaccaridi che agiscono come veri e propri carrier di idrogeno dall'elevatissima densità di energia (4mila e 700 wattora per chilo a fronte dei 200 delle migliori batterie al lito).
Il costo degli investimenti, stimato in 32 miliardi di euro all'anno in moneta corrente, verrebbe sostenuto dal risparmio generato sull'acquisto dei combustibili fossili (carbone, petrolio e gas naturale), pari a circa 35 miliardi nel 2015.
Lo studio si ispira ad un approccio realistico e conservativo. I ricercatori non considerano la possibilità di bilanciare domanda e offerta di elettricità attraverso gli scambi con il resto di Europa, come in realtà avviene da decenni. E non prendono in considerazione nel conto economico ulteriori cali dei costi delle tecnologie del fotovoltaico e dell'eolico rispetto a quelli attuali da loro stimati persino per eccesso.

I benefici della transizione energetica

«Indicare gli obiettivi è importante. Ma lo è ancora di più indicare il modo di conseguirli - ha detto il chimico e ricercatore del Cnr Mario Pagliaro aprendo il suo intervento oggi alla Camera in occasione del convegno «Italo Globali - Protagonisti nel mondo, italiani per sempre» dove ha presentato i risultati dello studio del Cnr sulla transizione energetica dell'Italia alle energie rinnovabili al 2050.
«Da un lato "c'è abbastanza sole per tutti" - ha aggiunto Pagliaro citando lo scrittore siciliano Ottavio Cappellani - dall'altro fotovoltaico ed eolico sono e ancor più saranno le nuove tecnologie dell'energia perché il costo dell'energia generata dal sole e dal vento è ormai il più basso fra tutte le tecnologie alternative».
«Soltanto attraverso la solarizzazione dell'immenso patrimonio edilizio italiano - ha proseguito Pagliaro - il nostro Paese genererà a costi bassissimi quasi la metà dell'elettricità che consumeremo quest'anno».
«I trasporti - ha aggiunto Pagliaro mostrando le foto degli autobus elettrici in servizio a Grosseto e a Bolzano - avverranno con veicoli e autobus a propulsione elettrica. Mentre le pompe di calore, un settore industriale in cui l'Italia eccelle, sostituiranno le caldaie».
«Le batterie al litio - Francesco Meneguzzo, fisico del Cnr coautore dello studio - acquisiranno rapidamente un ruolo importante nei trasporti locali, nell'illuminazione pubblica a Led, e negli edifici dove già vengono installate insieme ai pannelli per stoccare il surplus di energia generato dai moduli fotovoltaici».
«Nel medio periodo, però, ad emergere sarà una nuova tecnologia per l'accumulo rinnovabile e scalabile come le fonti rinnovabili, che, partendo dalle biomasse più abbondanti e oggi praticamente inutilizzate, garantirà elevata densità energetica e sarà facile da trasportare, come lo sono oggi il petrolio e il gas naturale», ha aggiunto Meneguzzo.

Serve una nuova programmazione pubblica

«La transizione energetica dell'Italia alle energie rinnovabili al 2050 può essere l'occasione per un nuovo boom, non solo economico, che riporti in Italia molti dei giovani talenti oggi all'estero, e ne attragga altri che verranno in Italia a studiare il successo della transizione italiana». Ha detto ancora Mario Pagliaro chiudendo il suo intervento oggi alla Camera in occasione del convegno «Italo Globali».
Secondo Pagliaro, la ratifica degli accordi di Parigi, unita alla crescita della popolazione mondiale e alla disponibilità decrescente di combustibili fossili a basso costo di estrazione, determinerà un'accelerazione per cui sarà imprescindibile una nuova programmazione pubblica.
Mostrando il grande impianto fotovoltaico sul tetto dell'aula «Paolo VI» che fa del Vaticano lo Stato con la maggiore potenza fotovoltaica procapite al mondo, Pagliaro ha sostenuto che lo Stato dovrà semplificare la normativa per l'installazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili, e promuovere l'adozione di quote crescenti di elettricità rinnovabile attraverso aste concorrenziali.
Cruciale, ha concluso il ricercatore del Cnr, che è uno degli scienziati italiani più citati al mondo nel settore delle nanotecnologie, sarà la capacità di creare nuove sedi per la formazione dei giovani, dei manager e degli amministratori pubblici non solo italiani, che verranno in Italia per imparare come realizzare la transizione energetica nei loro Paesi.

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