L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 29 ottobre 2016

Expo - la procura di Milano è assertiva nei confronti del Sistema Mafioso Massonico Politico rappresentato dal Pd e da Comunione e Liberazione

Expo 2015, il verbale di Baita: “A Milano sistema spartitorio di appalti tra CDO, Coop e grandi imprese”



Giustizia & Impunità

Il documento è contenuto nella richiesta di archiviazione dell’indagine sull'assegnazione dei lavori per la "Piastra" Expo che non è stata accolta dal gip di Milano. L'ex numero uno della Mantovani parla di una "spartizione di massima" e accusa la rete delle cooperative, l'associazione degli imprenditori vicina a Comunione e Liberazione e le aziende edili milanesi
di F. Q. | 28 ottobre 2016

Nella “piazza di Milano” c’era “un sistema spartitorio degli appalti“, “una spartizione di massima dei lavori relativi alla Sanità” e a “Infrastrutture e costruzioni di Grandi Opere“. È quanto si legge nel verbale dell’imprenditore Piergiorgio Baita, riportato nella richiesta di archiviazione dell’indagine sull’appalto per la “Piastra” Expo. Una richiesta respinta nelle scorse ore dal gip di Milano Andrea Ghinetti. Nel verbale dell’ex numero uno di Mantovani, dalle cui dichiarazioni era originato questo filone d’inchiesta sull’esposizione universale del 2015, si entra nel dettaglio delle spartizioni: il primo appalto, relativo ai lavori connessi alla sanità, era “controllato” dalle “Cooperative e dalla Compagnia delle Opere“; l’altro, invece, dalle “grandi imprese nazionali di costruttori con prevalenza di quelle milanesi”.

L’inchiesta in questione era stata aperta nel 2014 ed era incentrata sulle presunte irregolarità connesse all’appalto della “piastra” dei servizi di Expo: la gara più rilevante, del valore di 149 milioni di euro. Cinque le persone indagate, tra cui gli ex manager di Expo Angelo Paris e Antonio Acerbo (che hanno già patteggiato condanne in altri filoni già chiusi). Il gip, respingendo la richiesta d’archivazione, ha fissato un’udienza per l’11 novembre al termine della quale potrà disporre o nuove indagini o l’imputazione coatta o convincersi per l’archiviazione.

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