L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 ottobre 2016

Gli ebrei sciacalli - Si parla dal 1967 di circa 1,5 milioni di olivi palestinesi sradicati dai coloni.

lunedì 24 ottobre 2016 - 15:15

La battaglia dei contadini palestinesi per gli olivi
Simbolo di una economia ma anche di una cultura. Le testimonianze di chi lotta ogni giorno



Palestina – olivi, un binomio indissolubile. Una pianta che è il simbolo di una terra, ma anche l’identità di un popolo. La stagione di raccolta delle olive è un evento culturale a cui partecipano bambini, donne e anziani palestinesi. E la Palestina, o per meglio dire la Cisgiordania occupata, vive dei suoi olivi e dei suoi prodotti, tra l’altro di alta qualità. Secondo Oxfam, ci sono circa 9 milioni di alberi di olivo in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Ma la vita dei produttori di olio e dei coltivatori non è affatto semplice. Sono ormai diventati una costante gli atti di sciacallaggio nei confronti dei campi di olivi palestinesi, messi in atto dai coloni israeliani. Ma le difficoltà sono di vario tipo: si va dalla confisca dei terreni al blocco fisico dei contadini che vogliono andare nei campi di olivi, fino alla distruzione degli alberi e al taglio dell’acqua per irrigare le terre. Si parla dal 1967 di circa 1,5 milioni di olivi palestinesi sradicati dai coloni.

E a lanciare l’allarme è Fares Al Jabi, direttore del Centro Palestinese per la Ricerca Agricola e lo Sviluppo: «L’olio d’oliva estratto l’anno scorso è stato di 21 mila tonnellate, mentre era di 26 mila tonnellate nel 2014 e si prevede di raggiungere 16 mila tonnellate quest’anno». Tra le causei cambiamenti climatici, ma ancora una volta gli atti di sabotaggio da parte degli israeliani, come ricorda il Centro palestinese di Statistica. E si pensa in futuro di formare volontari per proteggere i contadini in questa che è diventata una vera e propria guerra di sopravvivenza, non solo economica ma anche culturale.

(video tratto al canale Youtube di Al Jazeera)

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