L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 6 ottobre 2016

Glifosato non dobbiamo mangiarlo produce malattia sono le istituzioni che devono prendere provvedimenti per la salute della popolazione

Inquietante, mangiamo il grano estero che è un rifiuto tossico
Sulle nostre tavole il cereale trattato con glifosato. Il Ministero della Salute lo vieta, ma soltanto fino al 2017Di Mariella Colonna



Dopo aver a lungo mangiato pasta (e chissà per quanto tempo ancora la mangeremo) fatta con grani trattati con sostanze chimiche, è finalmente arrivato il divieto assoluto all’utilizzo del glifosato, erbicida utilizzato in agricoltura, disposto in via temporanea dal Ministero della Salute che ha pure revocatol’immissione in commercio dei prodotti fitosanitari che lo contengono. La limitazione è fissata fino alla fine del 2017. Nel frattempo, si continua ad importare notevoli quantità di grano dall’estero, sebbene il nostro fabbisogno è soddisfatto dalla produzione interna. L’annata 2015/16 italiana - per esempio - è stata talmente favorevole che ha prodotto 60milioni di quintali di grano duro, quanti ne occorrono per sfamare circa 60milioni di italiani. 

L’importazione di questo nobile cereale, racconta il micologo, Andrea Dibenedetto, da anni impegnato a studiare grani e micotossine (metaboliti tossici prodotti da muffe), ‘è un regalodell’Ue che, dal 2006, in seguito alle pressioni delle lobby, consente l’arrivo, con le navi, di grani duri che in altre parti del mondo vengono smaltiti come rifiuti tossici. Il problema vale per tutti i consumatori europei ma, in particolare, per gli italiani, soprattutto per gli abitanti del sud Italia, i quali hanno un consumo medio annuo di 130 chilogrammi di derivati del grano, tra pasta, pane, pizze, dolci. Da qui l’aumento di una malattia – tra le altre - Gluten sensitivity scambiata per celiachia a causa dell’abnorme quantità di micotossine contenute nei grani esteri’.



La tesi della tossicità del glifosato è avvalorata da uno studio pubblicato dal Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, tra le università più all’avanguardia nel mondo per la ricerca. ‘La sua presenza negli alimenti e nel consumo animale umano – si legge nel documento - è onnipresente. Esso è ritenuto il biocida più utilizzato sul pianeta. Alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato una forte correlazione tra la crescente incidenza negli States di un gran numero di malattie croniche ed il maggiore utilizzo di glifosato su colture di mais, soia e frumento, perché - agendo come un analogo della glicina (aminoacido presente nelle proteine) - questo erbicida può essere erroneamente incorporato nei peptidi durante la sintesi proteica. ‘Questo processo – spiega il prof. Loreto Gesualdo, direttore della Struttura complessa di nefrologia, dialisi e trapianto del policlinico universitario di Bari e ­preside dell’omologa Scuola di medicina - può spiegare il legame con patologie come il diabete, l’autismo, il parkinson, le malattie renali. E tumorali come: i linfomi non Hodgkin’.

Lo studio del MIT evidenzia inoltre una correlazione con altre malattie molto diffuse negli ultimi 40anni, quali: obesità, asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), edema polmonare, insufficienza surrenalica, ipotiroidismo, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (SLA), malattie da prioni, lupus, malattia mitocondriale, sterilità, ipertensione, glaucoma, osteoporosi, epatopatia.

prof. Loreto Gesualdo

Alla luce di tutto ciò è evidente - continua il prof. Gesualdo - che ‘ il largo uso di glifosato nelle zone a prevalente vocazione agricola, ne ha probabilmente contaminato le riserve idriche e l’aria esponendo a rischi per la salute la popolazione generale. Pertanto, l’auspicio è che si possa quanto prima sostituire l’utilizzo di questo pesticida con approcci più efficaci ed economici per la crescita delle nostre colture agricole’.

Nonostante la presenza di una ricca letteratura sui danni per la salute umana da glifosate (C3H8NO5) - molecola della famiglia degli acidi aminati – scoperta dall’industria Monsanto (acquistata di recente dalla Bayer) all’inizio degli anni ’70, nel 2015, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), lo ha classificato come ‘probabilmente cancerogeno per l’uomo’. L’Agenzia della sicurezza alimentare europea (Efsa) ha definito ‘improbabile’ la sua tossicità. Parere condiviso anche da Fao e Oms. 

La cautela degli organi internazionali preposti al controllo e sicurezza degli alimenti spiegherebbe la prudenza del Ministero della salute italiano che lo ha limitato soltanto fino al 2017 ed in fase di pre-raccolta del grano. Ma i controlli su quello importato si fanno? E come vengono svolti?



In Puglia, all’inizio di quest’anno, la Forestale - durante un’operazione di controllo di quattro navi provenienti dal Messico che trasportavano oltre 125mila tonnellate di grano - ha rilevato la presenza di aflatossina, pericolosa per la salute. I campioni prelevati sono stati consegnati all’Arpa, ente regionale preposto al controllo, per essere analizzati in laboratorio. Però l’Arpa, accreditata ACCREDIA per eseguire moltissime analisi sui residui di fitofarmaci previsti dal Reg. CE 396/05, e su molte altre sostanze, per la verifica della presenza di glifosato, non è autorizzata. ‘Ne consegue – sottolinea l’agronomo Michele Ferrulli - che le analisi condotte dall’Arpa per la determinazione del glifosato probabilmente non vengono svolte, in caso contrario non sono conformi perché non accreditate. Al danno si aggiunge la beffa quando la Forestale accertata la presenza dell’aflatossina nel grano fermato al porto di Bari utilizzando un innovativo test, il ’Lateral Flow Test’, fu successivamente smentita dall’Arpa che certificò l’assenza di pesticidi. In Italia i laboratori pubblici accreditati per individuare il glifosato nei vegetali non esistono, tra cui lo stesso Istituto Superiore di Sanità. Ce ne sono alcuni privati che non hanno alcuna competenza nelle operazioni di sanità pubblica’.

È a dir poco inquietante questa situazione se si considera il danno alla salute umana e all’economia dei cerealicoltori che con l’importazione massiccia vedono calare il prezzo del grano. A tal proposito Dibenedetto spiega che ‘un grano che ha viaggiato molto deve costare di più invece, con riferimento al grano duro che arriva dal Canada, avviene l’esatto contrario: alcune partite costano poco. Questo dovrebbe farci riflettere. Mezzo chilogrammo di pasta non può costare 35/40 centesimi di euro. Se questo avviene, beh, c’è qualche problema. E infatti il problema è il grano duro di qualità scadente che fa male alla salute e all’intera economia delle zone del Mezzogiorno e del mondo’.


Tornando alle limitazioni imposte dall’Italia all’impiego del glifosato nei parchi pubblici e parco giochi, oltre che nelle fasi di pre-raccolta in agricoltura, si tratta di una misura ‘all’avanguardia in Europa e nel mondo’ secondo il presidente della Coldiretti Moncalvo, ma che non tutela completamente i cittadini finché non saranno adottate ‘misure precauzionali sull’ingresso in Italia di prodotti stranieri trattati con modalità analoghe come il grano, utilizzato per la pasta, proveniente dagli States e dal Canada dove si fa un uso intensivo del glifosato utilizzato come seccatutto al fine di garantire artificialmente un livello proteico elevato’.

Ne deriva che, se queste importazioni a rischio salute non cesseranno, l’agricoltura del nostro Paese si giocherà l’immagine di essere la più green d’Europa per aver ostacolato l’utilizzo degli ogm, ma anche per la presenza di un considerevole numero di aziende biologiche e di essere al vertice della sicurezza alimentare mondiale.

Perciò salviamo il grano italiano dai miscugli con il prodotto straniero, spesso triangolato dai porti europei e utilizzato per fare pane e pasta made in Italy. Un pacco di pasta su tre e circa la metà del pane in vendita in Italia è fatto con grano straniero, ma i consumatori non lo possono sapere perché non è obbligatorio indicare la provenienza in etichetta. Pertanto, proviamo a sensibilizzare l’Ue alla modifica dell’attuale legislazione comunitaria e nazionale all’obbligo della tracciabilità.

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