L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 13 ottobre 2016

Hillary la guerrafondaia cosa ci sono scritte su quelle email?

LA POLEMICA

Putin: «Isteria Usa sugli hacker russi
Francia non rispetta i patti su Siria»
Il presidente russo parla a ruota libera dei problemi con l’Occidente: «Relazioni nulle con gli Usa». Sulla Siria: «Non siamo noi gli autori dei raid su Aleppo». E il ministero della Difesa accusa Londra di «isteria russofobica»

di Monica Ricci Sargentini


Il presidente russo parla a ruota libera della crisi con l’Occidente e delle accuse da parte del team di Hillary di essere dietro l’hackeraggio del server dei democratici, durante un incontro con il Forum degli investitori della banca VTB. «Non importa — dice senza smentire che Mosca sia responsabile — chi ha compiuto l’hackeraggio ma che cosa dicono le email». Proprio ieri il presidente della campagna elettorale di Hillary Clinton, John Podesta, ha sostenuto che dietro all’azione degli hacker ci sia la Russia, con la collusione dello sfidante repubblicano Donald Trump perché un suo consigliere era a conoscenza delle email prima che venissero diffuse. Nelle sue dichiarazioni Putin ha ammesso di essere «preoccupato» per il deterioramento dei legami con gli Stati Uniti ma «non si tratta di una nostra scelta». «Il dialogo con gli Usa - ha aggiunto - praticamente non c’è».
Le accuse alla Francia
Il presidente russo assicura di essere «disposto a collaborare con i partner europei» ma non nasconde la sua delusione sulla Siria: «Mi aspettavo una risposta positiva dalla Francia e dagli altri Paesi dopo il mio appoggio alla proposta su Aleppo». Citato dall'agenzia russa Tass, Putin si è scagliato contro la Francia che, nonostante le promesse, non ha preso in considerazione le proposte della Russia nella bozza di risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu sulla Siria, per poi accusarla del veto del documento. Nonostante questo e l'annullamento di una visita a Parigi prevista per il 19 ottobre, il capo del Cremlino ribadisce come la Francia resti uno dei principali partner della Russia.

«Una vergogna» le dichiarazioni di Londra
Ma la difesa di Putin e della Russia non finisce qui. Il portavoce del ministero della Difesa russo, Igor Konashenkov, ha respinto al mittente le accuse mosse dal ministro degli Esteri britannico Boris Johnson, secondo cui Mosca ha compiuto un attacco deliberato al convoglio umanitario dell’Onu ad Aleppo. «Nell’area del convoglio umanitario ad Aleppo non vi erano velivoli russi. Tutte le presunte “prove” non varranno un centesimo, se qualcuno non le metterà davvero a disposizione». Johnson aveva esortato la popolazione a organizzare delle azioni di protesta dinnanzi all'ambasciata russa Londra in risposta alle politiche che le autorità di Mosca stanno attuando in Siria. Il portavoce del Cremlino ha puntato il dito contro l’ «isteria russofobica» degli alti funzionari della Gran Bretagna e definendo il discorso di Johnson come «una tempesta in un bicchiere dell’acqua fangosa di Londra».

La risposta di Obama
Dall'Europa agli Stati Uniti, le parole di Putin scatenano la reazione anche del presidente Barack Obama che - tramite il portavoce della Casa Bianca - fa sapere che gli Usa stanno valutando una risposta «proporzionale» alle presunte interferenze russe sul voto americano. Josh Earnest ha quindi fatto intendere che qualsiasi sia la scelta probabilmente non verrà annunciata in anticipo né svelata dopo. Venerdì scorso l'intelligence Usa aveva accusato ufficialmente per la prima volta Mosca degli hackeraggi.

12 ottobre 2016 (modifica il 12 ottobre 2016 | 17:12)

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