L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 15 ottobre 2016

il Capitalismosi presenta in queste forme, più ha soldi e più non paga tasse, se hai soldi sporchi li pulisci comprando attività legali e se sei imputato non ha scrupoli ad uccidere

Grecia, lo Stato vende 4 licenze tv per 250 milioni. Agli stessi oligarchi che il premier Tsipras prometteva di combattere

Mondo

Le frequenze sono andate a Skai (il cui proprietario Aristides Alafouzos possiede 6 compagnie di navigazione, una grande flotta mercantile e una società di costruzioni), Antenna, Yiannis Kalogritsas (cui la Attika Bank ha corrisposto nei 2 anni della grande crisi ben 127 milioni a tassi di interesse super agevolati e subito escluso) e Vangelis Marinakis, pluriaccusato di contrabbando: all'interno di una delle sue petroliere è stato rinvenuto il più grande quantitativo di eroina mai sequestrato nel Paese
di Francesco De Palo | 15 ottobre 2016

Dopo 27 anni di assegnazione discrezionale e clientelare da parte del Parlamento a pochi oligarchi, la Grecia si è dotata di una legge che stabilisce con un’asta chi acquista le frequenze televisive private. Ma se da un lato lo Stato incassa poco meno di 250 milioni di euro, una goccia nel mare di debiti ellenici, dall’altro il governo Tsipras, di fatto come un gioco dell’oca, fa tornare in partita gli stessi oligarchi che hanno fatto per quarant’anni il bello e il cattivo tempo in Grecia. La differenza sta nel fatto che fino a ieri decidevano i partiti nel chiuso del Parlamento a chi dare le frequenze e quanto corrispondere allo Stato (in alcuni casi anche un canone annuo irrisorio da 16mila euro). Ora c’è stata un’asta formale, ma i vincitori come sono praticamente gli stessi.

Per 246 milioni di euro lo Stato greco ha ceduto un totale di quattro licenze televisive, aggiudicate in un primo momento da Skai, Antenna, Yiannis Kalogritsas (subito escluso) eVangelis Marinakis. Un prezzo inaspettatamente elevato, hanno detto dal governo, che ha superato tutte le aspettative e migliorato i ricavi per le esangui casse dello Stato, a completo digiuno di concorrenza e libero mercato. Nel dettaglio Skai ha pagato 43,6 milioni di euro; Ant1 75,9; Marinakis 73,9 milioni e Kalogritsas 52,6.

Quest’ultimo però è stato escluso pur essendo vicinissimo al premier greco, perché le autorità fiscali hanno messo sotto il microscopio il suo impero e hanno scoperto che la Attika Bank gli ha corrisposto nei due anni della grande crisi economica ellenica ben 127 milioni a tassi di interesse super agevolati. Tanto che l’attuale governatore della Banca di Grecia, Iannis Stournaras, ha dichiarato ieri sulla stampa greca che Kalogritsas “era trattato come il signor Microsoft” per dipingere il quadro clientelare a suo favore praticato dall’istituto. Ora le frequenze che si era accaparrato sono sotto la lente d’ingrandimento della Consulta, che deciderà se lasciarle vacanti o meno. E l’incasso dello Stato si assottiglia a 193,4 milioni.

E così mentre Tsipras in occasione della sua vittoria elettorale aveva annunciato una crociata contro armatori ed editori, colpevoli di aver zavorrato la Grecia, oggi all’indomani della riforma tv assiste alla vittoria dei soliti colossi. Skai rientra nel gruppo appartenente a Aristides Alafouzos, armatore e vero principe del paese da sessant’anni. E’ stato il primo ad usare il business degli olii combustibili per diversificare i guadagni. Ha sei compagnie di navigazione (sotto l’egida della società Argonautis che opera con le controllate Shell Sea, Sea Pearl Enterprises, Zenith Maritime, Corporation Bigael, Kyklades Marittime) una grande flotta mercantile, una società di costruzioni.

Il primo affare diverso dal petrolio lo fa appunto inglobando l’emittente televisiva Skai, che ha in pancia un canale all news, una radio, una casa editrice, oltre a quotidiani e periodici. Alafouzos è anche anche il quotidiano Kathimerinì, il primo in Grecia a dotarsi di una versione online in lingua inglese, oltre ad una piattaforma radiofonica con le stazioni Melody e RED 96,3. Nel 2009 ha ottenuto un’onorificenza molto rara per un cittadino occidentale: l’imperatore del Giappone Akihito lo ha insignito della Medaglia dell’Ordine del Sol Levante. Ma nel suo curriculum ecco la discutibile partnership con l’imprenditore Vangelis Marinakis, proprietario della squadra di calcio dell’Olympiacos Pireo, per via del business delle scommesse sportive Bwin.

L’altro vincitore delle frequenze è appunto la nuova società di trasmissione Alter Ego, che altro non è che il vestito nuovo del magnate e armatore Marinakis. E’ stato il principale sponsor di Tsipras nella regione dell’Attica, dove ha fatto eleggere sindaco al Pireo il vicepresidente dell’Olympiakos, Vaghelis Moralis, e fatto vincere la governatrice Rena Dourou, fedelissima del premier. Tra l’altro Marinakis è pluriaccusato di contrabbando di carburante e lo scorso anno in Grecia. Il processo però non può proseguire: capitano della nave ed equipaggio, principali testimoni, sono stati trovati morti.

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