L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 27 ottobre 2016

Italia prossimo presente - è giusto andare avanti ma fermarsi un attimo e far pagare ai responsabili, a tutti i livelli, di questo disastro è doveroso, altrimenti si perpetuano comportamenti indegni

Veneto Banca e BpVi, le difficili nozze riparatrici
La Bce spinge per la fusione Veneto Banca-BpVi. Ma non mancano gli ostacoli: esuberi, cessione dei Npl, ricerca di investitori. Il punto di Occhio di lince.

di Occhio di lince
26 Ottobre 2016

Cosa si sono detti i dirigenti della Bce capitanati da Danièle Nouy e i vertici del Fondo Atlante, rappresentati da Alessandro Penati e Alessandro Podestà, nella riunione che si è tenuta a Francoforte il 18 ottobre scorso?
E cosa ha in testa Giuseppe Guzzetti, che della Sgr Quaestio e di Atlante è un po’ il papà?
Il tema è quello del futuro da dare alle disastrate Popolare di Vicenza (BpVi) e Veneto Banca: separate o insieme?
Con il Fondo Atlante come azionista unico o con il libro soci aperto ad altri soggetti? E chi, eventualmente?
SERVONO 2,5 MILIARDI DI EURO. La risposta della Vigilanza europea è stata chiara: fondete le due banche e predisponete un aumento di capitale di almeno 2,5 miliardi a favore del nuovo istituto.
Già, i burocrati di Francoforte la fanno facile. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo un lungo lavoro, cosa che alla signora Nouy sembra sfuggire.
In particolare, e nell’ordine, ci sono da avviare i tavoli di conciliazione e organizzare i rimborsi ai piccoli azionisti che si ritengono truffati (circa 3 mila in totale); da riorganizzare gli assetti interni, tagliare gli esuberi (in particolare a Vicenza, dove rischiano di saltare 1.500 posti, tanto che è già scoppiata la rivolta sindacale) e rilanciare la presenza delle due banche sul territorio.
Ci sono da cedere (entro fine anno, chiede la Bce) i Npl, i prestiti non performanti, cosa che comporterà la necessità di nuovo capitale.
PRIMA SI DEVE FARE PULIZIA. Tutto questo, e per di più in tempi brevi, è fattibile con una fusione in corso? Certo che no.
La cosa più ragionevole, va dicendo il saggio Guzzetti a tutti quelli con cui ha occasione di parlare, è fare prima un serio lavoro di pulizia e rilancio – seppure coordinato – e poi procedere con l’aggregazione. Avendo trovato chi poi sborserà i quattrini, visto che Atlante è in grado di mettere solo una piccola parte dei 2,5 miliardi necessari.
Si è già parlato di quattro fondi americani interessati (Atlas, Baupost, Centerbridge e Warburg, in rigoroso ordine alfabetico), ma i contatti non mancano anche con altri.
È evidente che i potenziali azionisti tanto più vedranno le banche non dico già sistemate, ma sulla via della sistemazione, tanto maggiore sarà la loro disponibilità a intervenire.
IL DUO DI VICENZA È DIVISO. Ma a chi far mettere in mano un’operazione così complessa?
Certo non al duo di Vicenza, che ha già dato prova – e qui ve lo abbiamo raccontato senza che nessuno potesse smentire – di essere diviso su tutto.
Gianni Mion, peraltro molto più impegnato con la sua Space (Space 2) che in questi giorni sta facendo con Leonardo-Finmeccanica l'acquisizione di Avio, è un presidente troppo loquace – evidentemente si sta sfogando dopo il silenzio forzato che Gilberto Benetton gli aveva imposto a Edizione Holding – per i gusti di Guzzetti e Penati.
Francesco Iorio è ormai un amministratore delegato dimezzato, che si porta dietro il peccato originale dalla copresenza con Gianni Zonin al vertice della banca prima che scoppiasse la crisi in tutta la sua drammaticità.
MONTEBELLUNA SPERA IN ANSELMI. A Montebelluna, invece, c’è un presidente, Beniamino Anselmi, forte e assai presente, molto stimato da Guzzetti per i suoi trascorsi in Banca Intesa, che tra l’altro ha nel suo curriculum tre operazioni che sono una preziosa esperienza per quanto c’è da fare in Veneto: nel 1990 l’integrazione di Cariplo, nel 1998 l’integrazione e fusione delle casse di risparmio di Salerno, Puglia, Calabria e Lucania e, nello stesso anno, l’unione tra Cariplo e Ambroveneto (in tutti e tre i casi Anselmi figura come responsabile del progetto).
Anselmi è affiancato, con il ruolo di vicepresidente, da un uomo emergente nel mondo bancario come Maurizio Lauri (già presidente del collegio sindacale di Unicredit), titolare di un avviato studio professionale con sedi in Italia e a Londra. E con entrambi ha trovato una buona intesa l’amministratore delegato Cristiano Carrus.
Insomma, se a Vicenza c’è burrasca, a Montebelluna almeno non piove. E per le titaniche prove che da quelle parti devono affrontare non è poco.

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