L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 27 ottobre 2016

Italia prossimo presente - un piano strategico “che indichi le priorità della politica dei trasporti"

LOGISTICA E TRASPORTI, “L’ITALIA È SPEZZATA IN DUE”


25 OTT 2016

CERNOBBIO. In termini di logistica e trasporti l’Italia è un Paese spezzato in due: al Nord si viaggia (su gomma, su ferro, via mare), al Sud si aspetta. Fermi, o quasi, mentre le regioni del Centro fanno da “cuscinetto” a queste due realtà. A questa conclusione è giunta una approfondita ricerca di Confcommercio, presentata al Forum Internazionale di Conftrasporto a Cernobbio, secondo la quale l’Italia per colmare il gap con l’Europa avrebbe bisogno di investimenti in infrastrutture per 18 miliardi di euro. La ricerca conclude sottolineando la necessità che venga messo a punto un piano strategico “che indichi le priorità della politica dei trasporti”. Serve una selezione delle opere su cui puntare, un “comune campo da gioco per le imprese di autotrasporto italiane ed europee”, un cluster marittimo rafforzato attuando “tempestivamente” la riforma, un trasporto ferroviario merci competitivo, e, in ultimo, misure specifiche per il trasporto marittimo a corto raggio. La ricerca passa in rassegna treni, rete stradale e porti. TRENI – Per quanto riguarda il trasporto merci ferroviario “la frattura è nettissima” rileva lo studio. Poco meno del 75% del traffico interno nazionale avviene tra le regioni a nord dell’Emilia Romagna, perché il materiale rotabile (vagoni e locomotori) è nella disponibilità di questa parte del Paese. Ma il rapporto si rovescia guardando alla distribuzione della rete: poco meno del 70% della rete ferroviaria si trova nelle regioni centrali, meridionali e nelle isole, solo il 30% al settentrione. GOMMA – Per quanto riguarda invece la rete stradale, la ricerca mette in luce che quella italiana è “vecchia” e i piani di ammodernamento sono “inconcludenti”: “31 anni per aprire i 40 km della Variante di Valico Barberino-Sasso Marconi, autostrada Tirrenica ancora ridotta a due monconi, la nuova Romeo sempre un’ipotesi. Senza parlare della Tirreno-Brennero: 9 lustri per compiere 9 km, e ne mancano ancora 76”. Secondo Confcommercio, il completamento dei diversi interventi richiederebbe interventi per circa 18 miliardi, più altri 2 da destinare al trasporto merci su rotaia. “Si tratta – riconosce la ricerca – di una somma importante corrispondente al valore di un Legge di Stabilità di media portata”. PORTI – Meno negativa la situazione per quanto riguarda i porti italiani. Confcommercio riconosce che la riforma varata dal Governo “è una grande opportunità di crescita”. Tra i porti che riescono a sfruttare le loro potenzialità, Genova, Ravenna, Trieste, La Spezia. Resta molto da fare per recuperare come sistema Paese il gap con il nord Europa, ma la riforma punta nella direzione giusta.

Nessun commento:

Posta un commento