L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 4 ottobre 2016

la Russia per il mercato (capitalismo) è affidabile

Putin umilia gli Usa: sui mercati finanziari a ruba i bond emessi da Mosca



di Eugenio Cipolla

La notizia non è di quelle freschissime, anche perché oltre i confini della Russia è stata nascosta con cura e abilità dai media occidentali. Ma adesso che piano piano la voce si sta spargendo, la cosa sta iniziando a destare non poco scalpore tra gli addetti ai lavori nei mercati finanziari e tra alcuni giornalisti del vecchio continente. A tal punto che anche la rivista tedesca Die Welt ci ha dedicato un lungo e dettagliato articolo. La scorsa settimana il ministero delle Finanze russo ha messo sul mercato 1,25 miliardi di dollari in obbligazioni (con rendimento decennale al 3,99%), ricevendo un successo inaspettato. I titoli emessi da Mosca, infatti, sono andati letteralmente a ruba. “Improvvisamente - ha scritto Die Welt - la Russia ha ricevuto nuovamente denaro dall’occidente”. Ed è la prima volta che ciò accade, con grande sorpresa della comunità finanziaria internazionale, fa notare il giornale tedesco, dal 2014, ossia da quando sono state imposte le sanzioni in seguito alla crisi in Ucraina. 

“Da maggio l’atteggiamento verso la Russia è migliorato in modo significativo - ha scritto Eduard Steiner - Mosca è riuscita a far dimenticare le sanzioni e la crisi economica”. Secondo l’autore Mosca è “disperatamente” in cerca di denaro, ma anche gli investitori a loro volta sono “disperatamente” alla ricerca di titoli sicuri sui quali investire con pochi rischi. “Era molto che non registrava un livello così alto di investimento su obbligazioni russe”, ha commentato Blazej Dankovskiy, esperto della società City Group di Londra, specializzata nei mercati del debito di Russia e Kazakhstan.


La Russia attualmente ha bisogno di nuovi capitali per dare una spinta positiva all’economia, che si sta riprendendo dopo due anni difficili. Il Pil del paese nell’anno in corso dovrebbe vedere per la prima volta il segno più e un certo grado di stabilizzazione emerge da tutti gli altri indicatori economici. Al contrario di molti paesi occidentali, Mosca è nelle condizioni di poter ricevere nuovi prestiti. Questo perché il debito pubblico russo non supera il 15% del Pil, cosa che i paesi occidentali si possono solamente sognare. Il merito ovviamente va ascritto a Putin. E non la una lode costruita ad arte, quanto più un dato di fatto. Perché nei suoi primi anni di governo, sullo sfondo del boom delle materie prime, il presidente russo aveva cominciato a pagare il debito estero con l’obiettivo di smaltire un carico pericoloso in caso di instabilità finanziaria. 

A dar manforte alle condizioni della Russia c’è la possibilità di un ulteriore aumento dei prezzi del petrolio a breve termine, cosa che potrebbe migliorare sensibilmente la situazione del paese. Ed è forse anche per questo motivo che il portafoglio ordini dell’ultima asta si è chiusa con richieste per 7,5 miliardi di dollari. Per il WSJ questo aiuterà la Russia “a raggiungere il suo obiettivo di raccogliere 3 miliardi di dollari di prestiti esterni nell’anno in corso”. Uno schiaffo in piena regola agli Usa e all’Ue, che negli ultimi mesi avevano osteggiato l’acquisto di titoli russi da parte di società occidentali, facendo pressioni politiche. Tuttavia il governo russo non è sotto sanzioni e l’acquisto di titoli emesso dal suo ministero delle Finanze è assolutamente legale.

Notizia del: 03/10/2016

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