L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 ottobre 2016

lo scioglimento dell'uomo occidentale decadente

ANAMNESI E PROGNOSI DI UNA “FINE DEI TEMPI”. I NOSTRI.
Maurizio Blondet 7 ottobre 2016

La scrittrice e saggista parigina Solange Bied-Charreton, in viaggio a Delhi, parla con un vecchio diplomatico indiano che l’ha accompagnata nei pressi della tomba di un maestro sufi, splendida architettura del XIV secolo. La notte è piena dei canti della confraternita, che invoca l’intercessione del santo lì sepolto.

“Il diplomatico mi dice dell’importanza della tradizione sufi a Nuova Delhi e l’impotenza dei salafiti che volteggiano attorno al Dargah [la veneratissima tomba di Nizamuddin Auliya (1238-1325)]. Io gli racconto ciò che ho visto in Malesia l’autunno scorso, quelle bambine di tre anni coperte di nero come le saudite. La scomparsa delle culture malesi e indonesiane in un totalitarismo religioso allogeno. Lo svanire dell’abito tradizionale, riservato agli spettacoli che si danno nei grandi alberghi. Riservato alla nostalgia, ai musei, ai turisti. L’islamismo è il pendant orientale del nichilismo occidentale. “L’Islam è morto”, sospira il diplomatico, “il cristianesimo anche, ma le due religioni non hanno voluto morire nello stesso modo. La morte dell’Islam è molto musulmana, la morte del cristianesimo molto cristiana

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Il Dargah, Nuova Delhi

“L’Islam ha voluto la morte nella necrosi, e dà la sua intransigenza al terrorismo. Il cristianesimo, per quanto lo riguarda, ha trovato la morte nella secolarizzazione, in una follia che chiama ’libertà’. Il diplomatico evoca la battuta di Chesterton (il mondo moderno pullula di antiche idee cristiane impazzite). “Le nozze gay”, esemplifica, “sono in questo senso una iniziativa tipicamente cristiana”.

Questo apologo si trova sull’ultimo numero (162) di Eléments, la rivista di Alain De Benoist, il fondatore della Nouvelle Droite. L’acuta, saggia e triste constatazione del diplomatico indiano ha colpito Philippe Grasset, uno degli analisti che spesso qui citiamo.

Non è una rinascita dell’Islam, infatti, il wahabismo tagliagole, che dilaga fino a vestire di nero le bambine indonesiane di tre anni; esso che ritiene idolatri da sterminare non solo gli “infedeli” ma quasi tutti gli altri musulmani, dagli sciiti ai sufi, non è un rinascere della fede; ne è la necrosi suicida. E se l’islamismo ultimo è l’ossificazione estrema dell’intolleranza islamica, il cattolicesimo terminale assume la forma di liquefazione diarroica; proclama un misericordismo senza riserve, un caritatismo senza distinzioni, la “accoglienza” senza limiti di ragione; dà il perdono prima che lo chieda il non-pentito, abbraccia il Figliol Prodigo mentre ancora gozzoviglia con le prostitute, proclama ecumenismi facilisti e universalismi sentimentali che finiscono per coincidere con la globalizzazione imposta al Mercato terminale; propone una ‘morale’ che coincide troppo col politicamente corretto e l’ideologia della Boldrini.

Inopinatamente El Papa ha accusato “la teoria gender”, che ha definito come guerra mondiale al matrimonio; ma naturalmente continua a proclamare un dovere di “accoglienza” senza limiti di migranti d’ogni specie, ingiudicabili e non selezionabili; senza cogliere che agisce sempre la stessa ideologia nell’uno e nell’altro caso: l’abbattimento di ogni frontiera politica che preserva le culture storiche e le belle diversità umane, e l’altra frontiera che è la fondamentale separazione dei sessi (diventati “genere”).


“Senza i valori presenti nella Cristianità, senza gli standard morali che si son formati nei millenni, gli uomini perderanno inevitabilmente la loro dignità umana”

E’ infatti l’ideologia del Sistema terminale globale, distruggere i confini fra le nazioni come fra i corpi sessuati, fra il bene e il male, il bello e il brutto (basta vedere ciò che in Mercato compra come “arte”), il vero e il falso – e ovviamente il giusto e ingiusto. Il Liberismo totalitario vuole abolire ogni punto di riferimento, ogni possibilità di giudizio in un relativismo radicale che per sgranare il corpo sociale in agglomerato di consumatori privi di altra volontà che di godere di se stessi, per se stessi, dei piaceri standard che il Sistema è preparato a soddisfare, e dei “diritti nuovi” che il Sistema ci dà mentre ci toglie quelli veri, sociali e politici.

Il wahabismo è omologatore e livellatore feroce – come vuole il Sistema, omologatore e livellatore mondiale. Ma non ci si inganna nel vedere anche nel cattolicesimo di ”Francesco” la stessa pulsione livellatrice e la volontà di omologare: misconosce la diversità dei carismi e delle vocazioni (basta pensare a come ha represso e cancellato i Francescani dell’Immacolata), è insofferente delle claustrali e dei contemplativi, pretende di formattare un cristiano di un solo tipo, quello che “va nelle periferie esistenziali”.

Naturalmente se il wahabismo impone i suoi costumi livellatori alle masse col terrore e il conformismo semplificatorio, quel fondamentalismo flaccido che è il cattolicesimo alla “Francesco”, è parimenti livellatore ed omologatore, ma non ha il minimo influsso sulla fibra della società occidentale – e specialmente dei paesi (ex) cattolici – accomodata in un soddisfatto ottuso edonismo da quattro soldi, dove “la liberazione dei costumi è sboccata nella distruzione dei costumi”; dove “non c’è nemmeno più la dissoluzione dei costumi, bensì la sparizione dei costumi come vettori di comportamenti civilizzati” ( Philippe Grasset).

Di cosa parlo? Mi limito ad una lettera di un lettore agghiacciato:

“Passavo per caso sulla pagina Facebook del ministro Lorenzin e mi ha impressionato vedere il numero di commenti dello stesso tenore: “Come si è permessa di promuovere il fertility day”, “Pensi a rendere gratis la pillola”, “Sono fidanzata con un negro e mia figlia è una bellissima mulatta: lei è razzista e nazista” (quest’ultimo era il commento più votato) “Dateci i preservativi e fate una campagna per la prevenzione dell’AIDS” “Se ne faccia una ragione: ci sono donne che non vogliono fare figli e se ne fregano del suo sciocco fertility day” “Dobbiamo fare educazione sessuale a partire dalle scuole” “Non lasciare le donne sole è permettergli di ottenere la pillola anticoncezionale GRATIS! ha approvato un decreto che ci fa tornare al medioevo, specialmente per le giovani generazioni. Direi che per il fertility Day si sta dando da fare molto bene! togliendo diritti alla cura e sanità per la donna. BRAVA!”

E così via…forse sarò io, ma fa impressione la quantità di commenti di questo tipo, è demoralizzante”.

Le conosciamo, sono quelle amebe anonime e larve sub-umane che formicolano sul web ma anche nella società e proclamano il loro “diritto” a godere pillole gratis, pornografie, schiavitù sessuali che credono ‘libertà’ egoismi callosi e protervi di cervelli microscopici.

Ciò dimostra (per Grasset) che “i costumi non sono più dissoluti, sono dissolventi; dissolvono gli esseri a cui si attaccano…gli esseri sono prigionieri di una mostruosità creata da fuori di loro, e subiscono la sorte inevitabile della dissoluzione”.

Ovviamente è totale la distanza da Dio di queste anime perse – e la ‘religione di Francesco’ non le avvicina a nulla.

Apostasia generale: i risultati

Una decina d’anni fa lo scrittore Michel Houellebecq, notava in Europa “il collasso massiccio, di rapidità stupefacente, delle credenze religiose. In paesi come la Spagna, la Polonia, l’Irlanda, un cattolicesimo profondo, unanime, massiccio, strutturava la vita sociale e l’insieme dei comportamenti da secoli, determinava la morale come le relazioni familiari, condizionava l’insieme delle produzioni culturali e artistiche, le gerarchie sociali, convenzioni, regole di vita. Nello spazio di qualche anno, in meno di una generazione, in un tempo incredibilmente breve, tutto ciò era sparito, evaporato nel nulla. In questi paesi ora nessuno credeva più in Dio, non ne teneva il minimo conto, non si ricordava nemmeno di aver creduto. E ciò senza difficoltà, senza conflitto, senza violenza né protesta alcuna, senza nemmeno una vera discussione, così facilmente come un oggetto pesante un tempo tenuto su da un ostacolo esterno, torna appena lo si lascia in posizione d’equilibrio. Le credenze spirituali forse erano lungi dall’essere quel blocco solido e irrefutabile che ci si rappresentava abitualmente, esse erano al contrario quel che c’era nell’uomo di più fugace, di più fragile, di più pronto a nascere e morire”.
(La possibilité d’une ile, 2005).

Ebbene: dieci anni dopo, possiamo constatare con quanta rapidità le entità, i poteri e le istituzioni di questo mondo – specie le sovrannazionali – a cui avevamo affidato la nostra sicurezza – si disfano nel caos , nel sopruso e nella violenza. Quello che da mezzo secolo era il nostro grande e benefico Protettore d’oltre-Atlantico, s’è tramutato nel gangster globale che sparge disordine immotivato, distruzione con falsi pretesti, e guerre insensate nel mondo, violando il diritto internazionale e trascinando anche le nostre nazioni nei suoi crimini di guerra e contro l’umanità. La Superpotenza vincitrice ha assunto il volto maligno della minacciosa spargitrice di iniquità; il capitalismo vittorioso, applicato in modo integrale, aveva promesso insieme l’espansione della democrazia tramite l’aumento degli scambi e quindi la crescita del benessere: ci ha dato de-industrializzazione, disoccupazione permanente e precarietà di massa, e financo la riduzione degli scambi mondiali (basta vedere il crollo del Baltic Dry Index) nel gelo della deflazione e della perdita del potere d’acquisto.

E l’Europa? La casa comune sognata, la casa della fratellanza dove popoli che s’erano combattuti per secoli avrebbero riposato dalla guerra (e dalla politica) cedendo sovranità – fardello tanto pesante – ad esperti e saggi tecnocrati, come ha fatto presto a mutarsi nella maligna forza di sopraffazione inumana, che ha ridotto in miseria i greci , che ha strappato all’Italia il 25% delle sue attività economiche, dove uno Stato solo, senza mandato ordina agli altri di mostrare i bilanci e fare economie …mentre s’incamera le quote di mercato nostre.. L’euro doveva unirci, ci ha reso nemici proni a litigi insensati; una nazione vuol punire l’altra per deficit eccessivo, arrogando sii la prerogativa, per sé, di mantenere un eccessivo surplus; una nazione sanziona l’altra, il Lussemburgo vuole far espellere l’Ungheria, le nazioni potenti nascondono le magagne delle loro banche clientelari, i tecnocrati, arroganti ed ottusi, al servizio di poteri loschi, multinazionali e stranieri, hanno allargato l’Unione oltre ogni limite, senza alcun mandato democratico, inglobando nazioni con storie troppo diverse, fino la Turchia , per potersi conciliare e capire a vicenda. Non è solo il “deficit di democrazia” che esisteva già nel progetto iniziale; è proprio il disegno generale che è confuso e illeggibile, che non può esser tenuto insieme se non con l’intimidazione e una postura stupidamente dittatoriale di Bruxelles. Fino a che il Regno Unito, che sa riconoscere una dittatura quando ne vede una (specie se tedesca), ha preso il volo, spezzato la gabbia, e mostrato tutto il velleitarismo della “forza” dittatoriale burocratica; la dittatura degli eurocrati è subito diventata debole, è caduta in crisi, e la loro costruzione si sfalda. Il Gruppo di Visegrad si ribella agli ordini più assurdi imposti dal dittatore impotente.


Rapidità della rovina

La Merkel ci ha messo pochissimo a rovinare la Germania, gonfia di prosperità (guadagnata con l’euro a spese degli altri). Di egoismo in egoismo, di vittoria in vittoria, ecco il collasso di Deutsche Bank: lei che aveva decretato, intimato, e dato forza di legge (pensando alle banche italiane) a “niente aiuti di Stato”, adesso dovrà infrangere i suoi stessi diktat: si è mai visto una tanto ridicola incapacità di leadership e persino di previsione? E un giorno qualcuno capirà perché la voluto devastare la fibra sociale del suo paese modello chiamano milioni di immigrati dal Medio Oriente, per poi chiudere loro al porta in faccia (dopo aver condannato Orban perché lo faceva). Apprendiamo che la Germania ha rifiutato il diritto d’asilo a 500 mila stranieri entrati nel paese; che tuttavia restano nel paese, perché il governo tedesco non è capace di mandarli via. Senza diritti, senza documenti, senza lavoro, quanto impiegherà questa immane torma a cominciare a saccheggiare le ricche case tedesche? A violentare e rapinare? A rendere insicure le strade, in bande armate?

Insomma: tutte le grandi istituzioni che l’Occidente aveva costruito per sé e a cui aveva affidato la propria “pace e sicurezza” che non sentiva più il bisogno di impetrare dal Cielo, si sono mutate in forze malevole, anti-umane, insieme deboli e feroci, che si sgretolano e divengono simultaneamente più dure e oppressive, inefficienti e tiranniche, del tutto ostili al bene dei loro sudditi. A meno che non siano LGBT.

E solo i ciechi possono non vedere che la repentinità di questa metamorfosi segue la repentinità con cui le società sottostanti si sono “liberate” dai costumi cristiani “come vettori di comportamenti secondo norme di civiltà”. Gli occidentali non sanno sostenere la civiltà che i loro padri e antenati hanno creato. Anzi, palesemente, si estinguono, la loro natalità crolla, i matrimoni spariscono, diventa una pratica di massa la pornografia che (come dice il saggista americano Christopher Hitchens) “come il capitalismo, è il posto dove l’umanità viene portata a morire”.

Ci estinguiamo, come dice il diplomatico indiano, in modo tuttavia “cristiano”. Il punto è che, stanchi di storia e civiltà, lo facciamo volontariamente. Privi ormai persino del primordiale istinto di conservazione che suscitava nei nostri antenati lo sbarco di “mori” e di “turchi”.

Houellebecq ha scritto il suo ultimo romanzo su questo tema: intitolato “Sottomissione”, immagina una Francia che si lascia governare da una maggioranza musulmana, sottomessa come un agnello sacrificale. Apertosi l’usuale “dibattito” sul libro, l’autore, invitato all’abituale e ripetitivo talk show, con quella sua faccia scarnita e inguardabile a forza di fissare la verità incombente (e taciuta da tutti noi per convenzione), ha detto: “Sempre più persone non sopportano più di vivere senza Dio”.

Michel Houellebecq

E’ la diagnosi finale della nostra fine dei tempi. Del “nostro” suicidio come civiltà, e del “loro” darsi al wahabismo, compiendo paranoicamente gli atti esterni di una fede perduta, e di perdizione. “Sempre più persone non sopportano più di vivere senza Dio”. 

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