L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 ottobre 2016

Loro sono consapevoli che il nostro NO manderà via Renzi che vuole cambiare la Costituzione

Quel "fuori onda" di Boccia con Delrio e la Confindustria zerbino del governo

Frase rubata del presidente: "I governatori lavorano per la concorrenza"
Anna Maria Greco - Mer, 26/10/2016 - 08:33

Roma - Le teste si accostano con discrezione, le mani coprono la bocca per evitare che qualcuno legga il linguaggio delle labbra.


Ma c'è un microfono aperto davanti a loro, di cui non si accorgono ed ecco che, ancora una volta, il «fuori onda» colpisce e rivela ciò che Graziano Delrio e Vincenzo Boccia non vorrebbero.

«Una domenica di novembre (Renzi?, ndr) mi ha invitato pure a me... Gli ho detto: Qua c'avete tutti i governatori contro, da Emiliano a Crocetta. C'avete i capolavori, sembra che lavorano per la concorrenza», sussurra con una smorfia il presidente di Confindustria, avvicinandosi all'orecchio del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Sono ambedue seduti al lungo tavolo dei relatori, all'assemblea annuale della Confederazione italiana armatori, che si è tenuta a Roma. Le immagini sono mosse e disordinate, mostrano un momento di interruzione dei lavori, in cui i presenti chiacchierano tra loro e i fotografi assediano il tavolo. Mostrano, soprattutto, la familiarità di quello scambio di battute, in particolare la preoccupazione un po' sorprendente del capo degli industriali per il risultato del referendum di ottobre e le ripercussioni sul governo Renzi. Quasi il leader di Confindustria fosse organico al Pd del premier, studiasse le strategie della campagna referendaria insieme ad i ministri.

«È venuto a Capri ha fatto il pippotto, Emiliano, contro il governo, sul No al referendum. Bel cazzzzz..... di lavoro, è il tuo partito, datti una calmata», racconta Boccia, con una critica molto dura al presidente della Regione Puglia, grande antagonista interno di Renzi. A questo punto, Delrio chiede i particolari del comportamento del governatore siciliano: «Anche Crocetta si è comportato così?». Boccia risponde: «No, Crocetta non è venuto». Ma sulla posizione reale di Rosario, nessuno dei due sembra avere dubbi. A questo punto, infatti, il ministro tradisce una sorta di disprezzo per l'interessato e aggiunge: «Però, non ce la fa (Crocetta, ndr) ad esprimersi per il No. Non si esprimerà neanche per il Sì, ma rimarrà coperto fino all'ultimo. A parte il fatto, che non sposta neanche i voti dei suoi».

Poi i due, sempre ignorando di essere «spiati», passano a un altro personaggio politico, per criticare il suo recente endorsement per il voto contro la riforma Boschi. «Hai visto Monti? - chiede il presidente di Confindustria a Delrio - Dice No per una questione di metodo, ma come fai proprio a disciplinarli?». E il ministro: «Una roba, proprio...». E ancora: «Incredibile!».

Frasi «rubate», abbastanza clamorose proprio per i toni. Si sapeva che Boccia fosse impegnato sul fronte del Sì. A maggio, da neo presidente degli industriali, nella sua prima relazione all'assemblea annuale della confederazione, aveva schierato Confindustria per l'approvazione della riforma costituzionale. E anche pochi giorni fa ha detto: «Se vince il Sì si cambia in termini economici il Paese, lo si rende più moderno, e aiuterà le imprese a crescere nel modo migliore: la nostra posizione sul referendum è dettata da una lettura prettamente economica». Ma che fosse così schierato è diventato ancor più chiaro dopo il «fuori onda» di ieri.

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