L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 ottobre 2016

L'Ucoi, molto ma molto vicino alla Fratellanza Musulmana, si rifà a questa direttiva: “ l’affermazione pubblica di un comportamento sociale presentato come una necessità religiosa e che si espande nella sfera pubblica e nell’arena politica.”

Il caso
Ucoii: ‘Nemmeno un euro per aprire nuove moschee in Italia’

Intervista con Izzeddin Elzir, presidente dell’Ucoii: 'Solo luoghi più degni per i musulmani'



“Non esiste un progetto finalizzato a realizzare trentatré nuove moschee. Purtroppo la notizia è stata riportata male. L’Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, ndr) ha dichiarato che i fondi provenienti dai donatori del Qatar servono per aiutare i musulmani a uscire da luoghi di culto non degni e spostarli in strutture più dignitose“. Izzeddin Elzir, imam di Firenze, presidente dell’Ucoii e cittadino italiano di origine palestinese, vuole sgombrare il campo dagli equivoci provocati da una serie di articoli pubblicati nei mesi scorsi dalla stampa italiana che, a suo avviso, non ha ricostruito in modo corretto la vicenda dei finanziamenti provenienti dal ricco emirato del Qatar. La questione è nota. Numerosi media hanno riportato la notizia dell’interessamento della Qatar Charity Foundation, organizzazione non governativa che promuove progetti umanitari e di sviluppo, intenzionata ad aiutare economicamente le comunità islamiche in numerosi paesi del mondo. Per l’Italia sono stati messi a disposizione 25 milioni di euro che, contrariamente a quanto è apparso sulla stampa, non serviranno ad aprire nuove moschee. Di recente lo sceicco Hamad Bin Nasser al-Thani, presidente della Qatar Charity, si è recato in visita in diverse città italiane (Piacenza, Brescia, Mirandola, Vicenza, eccetera), per inaugurare e presentare il progetto di riqualificazione e trasferimento delle sale di preghiera e dei centri culturali islamici situati sul nostro territorio.

“Per quanto riguarda la nostra collaborazione con la Qatar Charity Foundation“, afferma Elzir, “l’investimento è promosso da donatori che fanno beneficenza a favore della comunità islamica italiana. Visto che per motivi organizzativi interni allo stato del Qatar non è possibile fare donazioni dirette, è necessario passare attraverso le associazioni come la Qatar Charity. Le donazioni, quindi, provengono dai privati“. Chi sono questi privati? “Persone come lei, come me… Noi presentiamo i nostri progetti a questi benefattori che, se sono interessati, sposano l’iniziativa finanziandola al 5%, al 10% o al 20% e così via. Per il momento abbiamo aiutato una quarantina di moschee a livello nazionale e speriamo di andare avanti“.

L’obiettivo dell’Ucoii, come ricorda il suo presidente, è “rendere dignitosi i luoghi di culto, che sono tutti ufficiali, sia quelli sotto terra come gli scantinati e i garage sia quelli costruiti in superficie. Vogliamo che le nostre moschee siano più confortevoli e degne della comunità islamica italiana“. Questo percorso, di cui l’Ucoii si è fatto promotore, è rivolto a tutti gli aderenti che presentano all’associazione progetti ritenuti validi. Quelli più meritevoli vengono sottoposti ai donatori che, se valutano positivamente le proposte, finanziano i progetti.

L’Ucoii rappresenta i musulmani in tutto il territorio nazionale, di conseguenza tutti i centri islamici possono potenzialmente beneficiare delle donazioni. Cosa si fa concretamente con questi fondi? “A volte alcuni locali in affitto vengono acquistati, in altre circostanze la comunità trova un luogo migliore e lascia quello precedente. In pratica vengono trasferiti e spostati luoghi di culto già esistenti. Non vogliamo aprire nuove strutture” ribadisce Elzir.

In Italia, attualmente, non esistono centri islamici che hanno una personalità giuridica. Di fatto, quelli aderenti all’Ucoii sono 165. Ma è possibile fare una stima delle moschee, comprese quelle che non fanno riferimento all’ente presieduto da Elzir? “In Italia esistono oltre 700 sale di preghiera. L’Ucoii ha iniziato una mappatura dei centri culturali e delle moschee. Speriamo di avere, entro la prossima primavera, una fotografia realistica dei nostri luoghi di culto in Italia“.

La collaborazione con la Qatar Charity potrebbe favorire una sorta di istituzionalizzazione dei centri culturali islamici: “Le sale di preghiera sono già riconosciute e istituzionali. Esistono già. Ripeto, si tratta di uscire da luoghi non dignitosi per la comunità islamica e per il nostro Paese. Questo è l’obiettivo dell’operazione“, dice Elzir. C’è da chiedersi qual è la motivazione che spinge un gruppo di privati cittadini del Qatar a finanziare il percorso finalizzato a migliorare il decoro dei centri islamici: “È lo stesso interesse che i nostri concittadini italiani manifestano quando aiutano i connazionali a costruire le scuole e gli ospedali in Africa. Può esistere un interesse umanitario ma anche un interesse ad aiutare un fratello nella fede“, ci spiega.

I musulmani in Italia sono circa un milione e 650mila. Secondo i dati suddivisi per province, elencati forniti dal presidente dell’Ucoii, a Milano gli islamici sono 120mila, a Roma 90mila, a Brescia 73mila, a Bergamo 60mila, a Firenze 35mila e a Reggio Emilia 30mila. La prima regione per numero di musulmani è la Lombardia. Secondo Elzir, l’Islam è unico per tutti i credenti, che tuttavia hanno diverse correnti di pensiero. In Italia l’Islam è vissuto in modo equilibrato. Ma nell’Islam si sono sviluppate realtà ultraconservatrici e particolarmente rigide come il wahhabismo: “Certamente in Italia esiste anche la scuola wahhabita, che ha diverse ramificazioni al suo interno, il wahhabismo che si è imposto in Italia non è certamente violento. È radicale, sì, ma non violento “Scorrendo la rassegna stampa italiana degli ultimi mesi, si scopre che, in passato, sulla Qatar Charity Foundation avrebbero pesato alcune ombre. Secondo quanto riporta il ‘Corriere della Sera‘ nell’articolo pubblicato l’8 aprile 2016, «il Washington Institute for Near East Policy sospetta la Fondazione di collusioni con l’area terroristica». Israele l’ha inserita in una black list. Tuttavia, secondo il Corriere, le accuse, peraltro confermate anche dall’ex jihadista di Al Qaeda Jamal Ahmed al-Fadl, non hanno mai portato a condanne. Qual è la posizione dell’Ucoii? Ce lo dice Elzir: “Penso che chi ha sospetti specifici farebbe bene ad andare a denunciare eventuali reati di cui è a conoscenza, si tratta di un dovere civile che vale per tutti. Essere diffamati non è piacevole. Noi siamo trasparenti e chiari. Se crediamo che ci sia qualcosa che non va lo denunciamo. D’altra parte il governo e le forze dell’ordine non stanno a guardare. Scrivere un articolo per fare propaganda è molto facile“.

La Qatar Charity è considerata una fondazione ispirata da valori tradizionalisti, vicina ai Fratelli Musulmani. Molti si chiedono se gli insegnamenti trasmessi nei centri islamici finanziati dal Qatar si ispirino ai valori conservatori dei Fratelli Musulmani. “L’Ucoii è l’Unione delle Comunità Islamiche in Italia e al suo interno, grazie a Dio, c’è di tutto“, ricorda Elzir, “Per noi questa diversità è una ricchezza e una risorsa. Apprezziamo i Fratelli Musulmani, i wahhabiti, i sufi, eccetera. Purtroppo, da questo punto di vista, in Italia c’è molta ignoranza, gli italiani non sanno chi sono i Fratelli Musulmani, i wahhabiti e i sufi. Non sanno nemmeno cosa sia l’Islam politico. L’Ucoii cerca di aiutare i giornalisti che, per ragioni redazionali e per la fretta di scrivere, fanno titoli non appropriati. Tentiamo di spiegare e far capire ai professionisti dell’informazione cosa rappresentano le varie realtà del mondo islamico italiano“.

In un periodo storico nel quale sono avvenuti numerosi attentati terroristici di matrice islamista, qualcuno potrebbe essere contrario a un progetto finalizzato ad aiutare i centri culturali islamici, considerati come i luoghi dove vengono istruiti i terroristi: “Capisco chi la pensa così. Non condivido i loro timori ma li comprendo“, dice Elzir. Che non esclude che le moschee siano luoghi dove possono essere reclutati i terroristi perché, come ha detto il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, il rischio zero non esiste: “Siamo orgogliosi del fatto che in Italia non è avvenuto alcun attentato anche grazie alla collaborazione delle moschee e della comunità islamica con le forze dell’ordine. Dopo la tragedia dell’11 settembre l’Ucoii ha adottato la strategia ‘meglio prevenire che curare’“. A questo proposito, ecco cosa si può fare per prevenire la radicalizzazione dei giovani musulmani: “Ringraziando Dio, l’Italia è il Paese che ha avuto meno foreign fighters a livello europeo, anche se i nostri media, i più ipocriti di tutta l’Europa, non lo dicono chiaramente. Attenzione, non parlo dei nostri giornalisti, parlo della linea politica dei media. Non è un caso che noi abbiamo vinto decine di cause per diffamazione contro diversi giornali. Mi riferisco al Corriere della Sera nel quale, in passato, ha lavorato il signor Magdi Cristiano Allam, a Libero e al Giornale. I giornalisti devono riportare le notizie, non la propria opinione, altrimenti diventano opinionisti. Spesso, invece, i fatti vengono mistificati, si riportano notizie basate ‘sul sentito dire’ e non si verificano le fonti“.

Second Elzir, in Europa il livello dell’islamofobia sta aumentando: “Gli articoli scritti dai giornali italiani contro la comunità islamica sono i peggiori, ogni giorno l’osservatorio della Carta di Roma, associazione che si occupa dell’informazione dedicata ai temi dell’immigrazione e delle minoranze, esamina ciò che esce sui nostri quotidiani e nelle televisioni: è una cosa vergognosa. Abbiamo proposto all’Ordine dei Giornalisti di fare corsi gratuiti per informare i giornalisti sulla comunità islamica in Italia“. La lotta al terrorismo deve essere combattuta su vari fronti: “Crediamo che sia nostro dovere essere responsabili di fronte alle tragedie provocate dai terroristi, che sono il cancro dell’umanità. Dobbiamo essere uniti e cercare di andare avanti insieme“. Purtroppo non tutti condividono questo modo di pensare perché la diversità fa paura. “Mi piace citare il grande poeta palestinese Mahmoud Darwish che ha detto: ‘La paura non impedisce la morte ma impedisce la vita’. I terroristi vogliono impedirci di vivere la nostra vita ma noi dobbiamo reagire e vivere senza angoscia. Comprendo i timori dei nostri concittadini ma non accetto che una parte di politici ignoranti cerchi di truffare le persone giocando sui sentimenti e sulle paure“.

Elzir valuta positivamente l’eventuale istituzione dell’otto per mille a favore della comunità musulmana, che rappresenta un diritto sancito dalla Costituzione italiana. “L’articolo 8 della nostra Carta Costituzionale prevede la possibilità di stabilire intese tra lo Stato e le comunità religiose e, da questa opportunità, deriva anche l’otto per mille. Noi chiediamo di dare vita all’intesa con lo Stato italiano, prima di tutto per rispettare la Costituzione italiana e attuarla e, in secondo luogo, per far valere pienamente i nostri diritti e adempiere ai nostri obblighi“. Dal patto con lo Stato, infatti, discendono diritti ma anche doveri. L’Ucoii ritiene che questa sia la strada da seguire per cancellare dubbi e paure anche per quanto concerne la provenienza dei finanziamenti, per superare l’incertezza di chi non sa se le donazioni arrivino dai governi o dai privati: “È nel nostro interesse eliminare questo genere di discussioni“.

In Italia alcune Regioni non sono rimaste a guardare. Di recente la Regione Lombardia, la Regione Veneto e la Regione Liguria hanno introdotto nuove norme urbanistiche che hanno reso più difficile il completamento dell’iter burocratico per la nascita di nuovi luoghi di culto e, quindi, di nuove moschee. Ed Elzir ci dice: “Sono dei poverini, mi dispiace per loro, perché si sforzano di ingannare e truffare i nostri concittadini, pur sapendo che complicare l’iter burocratico per aprire una moschea non impedisce alle persone di pregare. Le norme approvate dalla Regione Lombardia sono state impugnate dal Governo e sconfessate dalla Corte Costituzionale“.

Lombardia, Veneto e Liguria sono Regioni amministrate dal centrodestra: “Sono Regioni amministrate da chi fa propaganda e non è capace di elaborare proposte efficaci per governare, i cittadini non hanno bisogno di norme che regolano la nascita delle moschee ma di leggi che facilitino e migliorino la loro vita“.


Nessun commento:

Posta un commento