L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 ottobre 2016

Mattarella, un presidente della Repubblica che fa il notaio e notaio non è, ha responsabilità gravi e precise, un Parlamento che non ha la legittimità di cambiare la Costituzione

Referendum a rischio, anche Onida presenta ricorso: “Quesito mal posto”

12 ottobre 2016, di Alessandra Caparello
ROMA (WSI) – Il voto del referendum costituzionale del 4 dicembre potrebbe risultare troppo difficile visto che ci sono troppi argomenti diversi in un unico quesito.
Ed  è sulla base di questa motivazione che l’ex giudice costituzionale ed ex presidente della stessa Corte, Valerio Onida, ha chiesto che sulla scheda elettorale si pronunci la Consulta. Onida insieme a Barbara Randazzo, docente di diritto costituzionale all’Università di Milano, ha presentato ricorso urgenteinnanzi al Tar del Lazio e al tribunale di Milano, impugnando il decreto per l’indizione del referendum.
L’ex giudice Onida scrive di “quesiti non eterogenei a tutela della loro libertà di voto”, chiedendo l’annullamento, previa sospensione, del decreto del presidente della Repubblica di indizione del referendum e di “ogni altro atto preliminare, connesso o conseguenziale”. Motivo? La mancata libertà di votoche provoca una lesione dei diritti degli elettori.
“Il decreto di indizione del referendum ha recato la formulazione di un unico quesito, suscettibile di un’unica risposta affermativa o negativa, pur essendo il contenuto della legge sottoposta al voto plurimo ed eterogeneo (…) La legge sottoposta a referendum ha oggetto e contenuti assai eterogenei, tra di loro non connessi o comunque collegati solo in via generica o indiretta e che riflettono scelte altrettanto distinte, neppure tra loro sempre coerenti (…) la sottoposizione al corpo elettorale dell’intero variegato complesso di modifiche mediante un unico quesito, viola in modo grave ed evidente la libertà del voto del singolo elettore, arrecando radicale pregiudizio allo stesso principio democratico proprio in occasione dell’esercizio diretto della sovranità popolare al suo livello più alto: cioè nella ridefinizione delle regole del patto costituzionale”.
Anche il Movimento Cinque Stelle e Sinistra Italiana hanno presentato un ricorso nei giorni scorsi sulla forma del quesito referendario, considerato “suggestivo, incompleto e fuorviante”.

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