L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 6 ottobre 2016

Monte dei Paschi di Siena negli ultimi anni è diventato un feudo del Giglio Magico

Mps e i legami con il Giglio magico: da Carrai a Boschi
I rapporti Siena-renziani passano per il gruppo Bassilichi: nel cda siede Fanti, gola profonda del Monte. Poi Carrai e i parenti di Bonifazi. E il fratello di Boschi...

di Alessandro Da Rold e Giovanna Faggionato
05 Ottobre 2016


Da sinistra: Leonardo Bassilichi, Marco Carrai, Francesco Bonifazi e Maria Elena Boschi.

«Sono da anni amico di Viola», ha risposto Marco Carrai a Ferruccio de Bortoli che gli chiedeva a che titolo avesse inviato l'sms all'ex amministratore delegato del Monte Paschi di Siena silurato dal governo.
Ma che il Giglio magico da anni sia in qualche modo interessato alle vicende di Rocca Salimbeni emerge anche da altri dettagli che vanno di pari passo con le amicizie di lunga data.
C'è un incrocio di interessi tra gli uomini della Firenze che conta e i destini di Mps, la banca sull'orlo del fallimento che l'esecutivo si è impegnato a salvare affidandosi alla società finanziaria americana Jp Morgan di Jamie Dimon.
Marco Carrai, il Richelieu del presidente del Consiglio, suo testimone di nozze, imprenditore che spazia dal settore aeroportuale fino alla cyber security, tessitore di rapporti internazionali con Israele e gli Stati Uniti, è infatti dal 2015 consigliere di amministrazione di Bassilichi Spa, società partecipata di Mps nonché azienda di back office che ha nell'istituto bancario senese il suo maggiore cliente e anche, de facto, il suo principale azionista.

NEL CDA LA GOLA PROFONDA DI MPS. Ci è arrivato, secondo i documenti camerali, il 28 luglio 2015, a nemmeno un mese di distanza dall'entrata ufficiale del ministero del Tesoro nella banca senese.
Ma come e perché non è chiaro. Di fondo perché probabilmente in quel «groviglio armonioso» (copyright del Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Stefano Bisi) che è la Toscana chi conta davvero si conosce e finisce spesso per fare affari o lavorare spalla a spalla.
Del resto i due fratelli Bassilichi, Marco e Leonardo, titolari della società nata nel 1957, sono un'istituzione a Firenze: il primo è presidente dell'Editoriale Fiorentina che edita il Corriere fiorentino, tra i migliori amici di Renzi; il secondo è presidente della Camera di commercio fiorentina che vanta il 4,5% di Toscana aeroporti dove presidente è Carrai.
Conoscono “Marchino” da una vita. Erano al suo matrimonio nel settembre del 2014, dove tra gli invitati c'era pure Fabrizio Viola, ex amministratore delegato di Mps. Del resto lavorare in Bassilichi significa lavorare in Mps.

IL CAPITALE IN MANO A SIENA. La famiglia fiorentina ha in mano il 23% del gruppo.
Ma l'istituto di Siena possiede l'11,74% del capitale della società.
L'11% è nelle mani della Finanziaria senese di Sviluppo, il cui socio di maggioranza e di controllo è la Fondazione Monte Paschi di Siena.
E ancora un altro 16,29% è invece di proprietà della Sviluppo imprese Centro Italia a sua volta partecipata da Mps Capital Services Spa oltre che da Fidi Toscana (dove Mps è il secondo azionista dopo la Regione), da Cassa di risparmio di Firenze, nel cui cda sedeva Carrai, dalla Cassa di risparmio di San Miniato al 15% e al 5% anche dalla nuova Etruria.
Un altro 7,63% è di proprietà della Navigator Srl, conosciuta alle cronache anche per aver investito nel progetto Siena insieme, per risollevare la squadra di calcio di Siena, assieme all'ex Mps De Fabrizi, a Bassilichi e al costruttore Riccardo Fusi, socio di Verdini, già condannato per corruzione in Cassazione per gli appalti della scuola dei Marescialli.
Di Navigator assieme ai fratelli Bassilichi era azionista e consigliere Gregorio Gitti, genero di Bazoli, uomo delle cartolarizzazioni e cumulatore di incarichi di Ubi Banca e oggi parlamentare in quota Pd, nominato anche nella capogruppo nella stessa infornata di nomine di Carrai

FANTI, LA CASSAFORTE DEI SEGRETI. Rocca Salimbeni ha sempre usato l'azienda di back office bancario per inserire suoi uomini di fiducia: un modo per valorizzarne l'esperienza e in un certo senso controllare le politiche aziendali.
Sta di fatto che tutto il consiglio di amministrazione di Bassilichi è totale espressione della banca senese.
Seduto al fianco di Carrai e di Gitti c'è soprattutto Valentino Fanti, storica figura del banco, già super testimone ai processi sul derivato Alexandria, ma soprattutto per anni segretario di tutti gli ultimi presidenti, da Giuseppe Mussari fino all'ultimo Massimo Tononi, persino dello stesso Viola sotto la presidenza di Profumo.
In sostanza Fanti è una cassaforte di conoscenze e segreti di Rocca Salimbeni.
Dal cugino di Bonifazi al fratello della Boschi

(© Ansa) La banca Monte dei Paschi di Siena.

Altri membri del consiglio di amministrazione sono Marco Canale, titolare del fondo Mpventure, già in Mps Merchant Bank ora Mps Capital Services: ha gestito operazioni di investimento effettuate da banche del Gruppo Monte dei Paschi di Siena e la realizzazione di progetti di investimento in qualità di advisor di Fondi mobiliari chiusi.
Poi c'è Folco Poggioli, anche lui in Mpventure, quindi si segnala Gianni Bruschini, figlio di Alberto Bruschini, già membro della deputazione generale del Monte dei Paschi negli Anni 90 (incappò in un arresto, ma poi fu assolto) e già direttore della Cassa di risparmio di Prato, ex direttore Fidi Toscana.
Bassilichi è stata tra i finanziatori di Renzi e della Fondazione Open durante le Primarie per la segreteria del Partito democratico del 2013.
Come la famiglia Bruschini che è imparentata con Francesco Bonifazi, tesoriere del Pd, avvocato tributarista titolare dello studio legale Bl, ex fidanzato del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi quando erano insieme allo studio Tombari di Firenze: Alberto è lo zio di Bonifazi, mentre Gianni è il cugino.

ULTIMA NOMINA AD APRILE 2016. Ma il ministro Boschi deve conoscere bene il gruppo anche perché in due controllate, l'azienda di servizi telematici Consorzio Triveneto e quella di pagamenti elettronici Moneynet, siede come sindaco suo fratello Emanuele (che è anche socio dello studio legale di Bonifazi): l'ultima nomina è arrivata il 13 aprile 2016.
Consorzio Triveneto, che ha avuto tra i suoi soci storici Antonveneta, VenetoBanca e fino a primavera Popolare di Vicenza, altra banca cliente di Bassilichi, è partecipata direttamente da Mps per il 10%.
Niente di cui stupirsi: lo stesso succede per diverse partecipate del gruppo, dalla Abs Technology acquistata nel 2011 da Finmeccanica, fino alla Bassnet, nata proprio grazie al venture capital di Mps.

L'ESTERNALIZZAZIONE ATTRAVERSO FRUENDO. Il caso più clamoroso è però quello della Fruendo, la newco nata a fine 2013 e partecipata al 60% da Bassilichi e al 40% da Accenture.
Attraverso Fruendo Rocca Salimbeni ha esternalizzato 1.065 lavoratori e Bassilichi, da un giorno all'altro, ha raddoppiato i suoi dipendenti.
«Il più grande spin off della storia italiana», è stata la definizione dello stesso patron Leonardo.
Cosa ha ottenuto in cambio il gruppo fiorentino? Semplicemente la gestione del back office e altri servizi amministrativi e informatici di Mps fino al 2018, praticamente dopodomani.
E prima di quella data, sembrava profilarsi un divorzio formale dall'istituto di credito. A primavera Bassilichi aveva annunciato alla Reuters di stare trattando con l'Istituto centrale delle banche popolari (Bain Capital e Clessidra) per l'entrata nel capitale sociale e suggeriva l'uscita di scena di Siena e degli altri fondi. Peccato che l'operazione Fruendo abbia scatenato centinaia di ricorsi da parte dei lavoratori, il passaggio di partecipazioni non è andato in porto. E il legame con Mps è più stretto che mai.

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