L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 ottobre 2016

Mosler economia con la Nuova Teoria Monetaria, rientra in questo discorso le giustissime affermazioni di Borghi. Le Banche Centrali devono essere sganciate dalla politica perchè devono far mangiare gli avvoltoi della finanza e tenere nella miseria i popoli



E’ vero che Draghi potrebbe bruciare il debito italiano?

Il noto economista Claudio Borghi (@borghi_claudio), responsabile del dipartimento economico della Lega, ha nuovamente pubblicato una sua storica proposta, questa volta su www.ilpopulista.it , con un interessante articolo che vorrebbe spingere Draghi a prendere decisioni più drastiche per il debito italiano.

Ancora pochi giorni fa, durante un seguito dibattito televisivo su La7, Claudio Borghi chiedeva a Enrico Zanetti, viceministro al Ministero dell'Economia e delle Finanze e segretario di Scelta Civica, che cosa sarebbe successo se Draghi avesse bruciato i mille miliardi di debito pubblico fatti acquistare dalla Bce.

Così ha risposto il viceministro su Huffingtonpost “Tengo a ribadire che politiche monetarie espansive, come quelle che fece l'Italia nel 1992 e quella che sta facendo ora la BCE, non sono affatto un male in assoluto e anzi il nostro governo è tra quelli che, in questa fase economica, le caldeggia e le sostiene.

Quando però sento parlare addirittura di emissione di moneta senza nemmeno emissione di debito (o per cancellare debito esistente) e per di più lo sento dire da chi in teoria si presenterebbe nemmeno come marxista di rigurgito, ma come difensore dei ceti produttivi e della piccola e media borghesia, ebbene: prima ancora che non essere d'accordo, faccio addirittura fatica a capire”.

Invece “Nessuna conseguenza negativa, e svanirebbero circa 200 miliardi di debito pubblico italiano su cui non dovremmo più pagare 8 miliardi di interessi. La proposta presentata in contemporanea al Parlamento europeo e alla Camera” titola Il Populista.

In effetti la Lega ha presentato, in parallelo al Parlamento Europeo e alla Camera, un atto di indirizzo per la cancellazione dei mille miliardi di debito pubblico dell'Eurozona finora acquistati dalla Banca Centrale Europea nel corso del programma di quantitative easing. 

Seguiamo il ragionamento di Claudio Borghi: “La questione è estremamente facile da comprendere: la BCE ha già comprato sul mercato questi mille miliardi di titoli pagandoli con denaro da lei stessa creato. Questa creazione di denaro non ha originato alcun aumento dell'inflazione (ed era ovvio che fosse così perché ha semplicemente sostituito titoli con pari valore di denaro liquido, nessuno è diventato più ricco).

Ebbene, adesso questi titoli sono custoditi nel conto della BCE che, domani, può tranquillamente decidere di azzerarli senza alcuna conseguenza negativa, perché il denaro creato per acquistarli è già in circolo. La BCE non fallirebbe a seguito di questa operazione perché il suo passivo è costituito dal denaro in circolazione e quindi può tranquillamente operare con capitale negativo come se nulla fosse”.

Evidentemente non tutto è così semplice come sembrerebbe. Perfino Borghi, pur minimizzandola, dovrebbe ammettere che una conseguenza immediata ci sarebbe: l’inflazione potrebbe riprendere a galoppare, che sia positivo o negativo auspicarlo. Ma l’economista puntualizza: “tutti i debiti pubblici dell'Eurozona si abbasserebbero pro quota per l'importo dei titoli cancellati”. Non si può negare che svanirebbero circa 200 miliardi di debito pubblico italiano su cui non dovremmo più pagare 8 miliardi di interessi.

Ma Borghi aggiunge subito: “Cambia qualcosa per i risparmi? Niente: i titoli detenuti da famiglie e imprese rimangono dove sono. Cambia qualcosa per l'inflazione (che pure ci servirebbe)? Niente: non un euro in più entra nel mercato”. Proprio su quest’ultimo punto, su un effetto neutro nei confronti della ripresa dell’inflazione, ci sarebbe da obiettare.

Saggiamente invece Zanetti si rifà ai princìpi dell’economia classica: “nella gara del consenso, governo dopo governo … arriveremmo ad avere spesa pubblica altissima, tasse bassissime, zero debito e moneta all'infinito, moneta per tutti, carrettate di moneta che tanto non costa nulla, ma che, come ogni cosa che non costa nulla, non varrebbe nel volgere di poco tempo neppure nulla”.

Per concludere così: “Sottrarre la politica monetaria ai governi ed affidarla a autorità monetarie indipendenti significa attentare alla sovranità del popolo solo se si ha la concezione che il valore della ricchezza di ciascun cittadino può liberamente essere ridotta quanto gli pare dal governo di turno”.

Ricordiamo i princìpi di indipendenza della Bce: né la Banca Centrale Europea, né le Banche Centrali Nazionali, né i membri dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi dell’Unione europea, dai governi degli Stati membri o da qualsiasi altro organismo.

Le istituzioni e gli organi dell’UE nonché i governi degli Stati membri sono tenuti a rispettare tale principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE (articolo 130 del Trattato).

Paolo Brambilla


Nessun commento:

Posta un commento