L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 ottobre 2016

Se la Massoneria a Reggio Calabria è 'Ndrangheta è nella logica che in tutta Italia e all'estero questa è ben posizionata nella Massoneria

Richiesta trasversale alla massoneria: “Vogliamo i nomi degli iscritti”
07/10/2016 20 secondi fa - Luca Cirimbilla


Nonostante i tentativi di accreditarsi come associazione trasparente, la massoneria continua a tenere nascosti i nomi dei propri iscritti: così, dal Pd a Fratelli d’Italia arrivano le richieste di renderli pubblici.

E sembrano vani anche i tentativi di fare distinzione tra massoneria “sana” e quella “deviata”: nei giorni scorsi, infatti, è arrivato l’appello del procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho. Parlando dell’inchiesta “Mammasantissima” che ha evidenziato l’esistenza di una cupola segreta al vertice della ‘ndrangheta, per il magistrato “nel distretto di Reggio Calabria, la massoneria, nella quale la criminalità si è infiltrata, non è la massoneria deviata”.

“La ‘ndrangheta – secondo il procuratore – ha avuto, oltre un decennio fa, l’intelligenza di esprimersi attraverso soggetti che potevano allacciare rapporti con il mondo dei professionisti e nello stesso momento, attraverso i rapporti con loro, con gli imprenditori e la borghesia. Sono riusciti ad esprimersi con persone che sono entrate nella massoneria. Non si parla della massoneria deviata, si parla della massoneria. La risposta del Grande Oriente d’Italia (Goi) resta riservata perché fa parte delle indagini. È chiaro che nel territorio si comincia a dubitare di tutti”.

Eppure la richiesta alla massoneria di fornire gli elenchi è stata fatta ben due mesi fa: “Bisogna prendere molto sul serio le parole del Procuratore de Raho sulla massoneria – ha osservato il deputato Pd Davide Mattiello, componente delle Commissioni Antimafia e Giustizia – ragione di più per ricordare al gran maestro del grande oriente d’Italia, Stefano Bisi, che la Commissione attende gli elenchi dal 3 Agosto”. Secondo Mattiello, in Italia abbiamo passato troppi anni a minimizzare la portata effettivamente mafiosa ed eversiva di consorterie di potere, usando parole come ‘furbetti’ e ‘cricche’: “oggi cominciamo a capire quale sia il reale significato di quel fenomeno che il Procuratore Generale Roberto Scarpinato da Palermo continua a chiamare ‘masso-mafia’. Forse il combinato disposto tra Legge Anselmi e 416 bis non è sufficiente e forse è il caso di interrogarsi più generalmente sulla compatibilità tra appartenenza alla massoneria e importanti funzioni pubbliche: basta l’incompatibilità già esistente per i magistrati?”.

A rinnovare la domanda di conoscere nomi di appartenenti alla massoneria sono stati anche alcuni esponenti di Fratelli d’Italia: il consigliere comunale di Reggio Calabria, Massimo Ripepi – assieme al coordinatore provinciale Nello Scuderi e ai dirigenti locali Andrea Guarna e Antonino Fazio – ha chiesto che vengano resi noti i nomi di dipendenti, funzionari, dirigenti, consiglieri e assessori che facciano eventualmente parte delle logge massoniche.

«Pare ci siano duemila massoni a Reggio Calabria – secondo Massimo Ripepi – e considerando solo la popolazione attiva questo equivale a dire che un reggino su 50 appartiene a logge massoniche. Se tra gli adepti ci sono consiglieri o assessori, dipendenti o dirigenti del Comune che operano alla luce del sole non hanno motivo di non rivelare questa loro appartenenza. In caso contrario, c’è da sospettare sulle ragioni di questo silenzio».

A Fratelli d’Italia non risulta peraltro che l’amministrazione comunale di Reggio Calabria abbia fornito input a dipendenti e rappresentanti istituzionali per dare riscontri in questa direzione. Eppure la legge prevede espressamente che i dipendenti della Pubblica amministrazione dichiarino la propria eventuale appartenenza alla massoneria, pena il licenziamento, come stabilito di recente dal Consiglio di Stato: sul diritto alla privacy prevale sempre l’articolo 97 della Costituzione, ovvero l’interesse alla trasparenza e al buon andamento della Pubblica amministrazione.

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