L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 10 novembre 2016

Alceste - ci sono tutti i segnali che la guerra è appena iniziata e che la Strategia della Paura non sarà accantonata

Donald, I have a dream … [Alceste]

Posted on 10 novembre 2016

E così Trump ha vinto.
I presunti grandi rivolgimenti mi vedono sempre tiepido.
Brexit, Trump, referendum scozzesi, elezioni spagnole.
Il tifo (che si riassume nel motto: il nemico del mio nemico è un amico) non è mai stato nelle mie corde.
E ormai son divenuto troppo disincantato per prestar fede a queste brevi ubriacature.
L’unico mio interesse è osservare le nervature del potere che si muovono sottopelle.
Esse acconsentono a un movimento contrario al montante feudalesimo basato sul censo e il familismo?
Acconsentono, inoltre, a un ritorno alla normalità, dove il sì è sì, il no è no, e una perversione è una perversione e non un inno alla libertà?
Vedremo.
Vedremo se, con Trump, la Finanza internazionale e l’economia basata sul nulla cederanno lentamente il passo al lavoro, al problema dei salari, alla vera libertà imprenditoriale e all’umanità.
E vedremo se, con il buon Donald, il mondo occidentale comincerà a guardare se stesso e il prossimo con le lenti della normalità e i piedi per terra; e non all’incontrario.
Perché di questo sono sicuro: Hillary, i Clinton, la UE, gli USA, i potentati economici ci hanno imposto un mondo dove ogni parola e gesto, filtrati dal finto progresso del politicamente corretto, hanno assunto il significato diametralmente opposto.
Un mondo in cui:
una riforma è un sistematico peggioramento per la vita dei cittadini.
Il lavoro non è retribuito.
Il diverso, il folle, il pervertito han preso il posto della rettitudine, della ragionevolezza e della misura di sé.
La guerra è pace.
Il denaro si è dissolto in numeri digitali plasmabili a piacimento.
L’irrazionale e l’uterino conducono gli affari di Stato.
Il presente eterno ha abolito il passato e, perciò, il futuro.
Lo scatenamento insensato prevale sulla morale quale norma e limite per gli istinti bruti.
La democrazia consiste nell’assecondare i disegni di pochi.
L’ultima trovata sostituisce una tradizione millenaria.
Il fanatico è il vero credente e ogni credente un fanatico.
L’ignoranza è libertà.
Il lercio, l’abietto, l’occulto, il catatonico tengono il posto dell’ordine, della nobiltà d’animo, della lealtà, della solarità, del buon senso.
Hillary Clinton aderiva pienamente a tale concezione luciferina per cui il basso era in alto e l’alto in basso.
Era davvero una delle streghe del Macbeth che ingannano il sincero condottiero esalando le formule all’incontrario:

“Il bello è brutto e il brutto è bello
traverso la nebbia e l’aria infetta ci libriamo”.

“Fair is foul, and foul is fair
hover through the fog and filthy air”
La sua sconfitta è una buona notizia, comunque la si pensi.

Non so se, in conseguenza di ciò, il mondo cambierà, pur simbolicamente, direzione di marcia.
Al solito sono scettico.
Per ora mi faccio qualche sghignazzo a vedere le facce appese delle Botteri, dei Platero, dei Riotta, del kapó Schulz e degli altri insulsi valvassini mandati allo sbaraglio dai padroni (che, in quanto padroni, possono uscire temporaneamente di scena per smaltire la delusione, fra una tartina e l’altra).
Da Trump non mi aspetto riforme, per carità, ma una potente Restaurazione.
The best is yet to come?

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