L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 16 novembre 2016

Banca Etruria - i vertici non potevano non sapere, anzi sicuramente hanno mandato direttive in tal senso

Banca Etruria, a processo per truffa aggravata 30 direttori di filiale
14/11/2016 1 giorno fa - Luigi Perfetti


Vi ricordate la triste storia di Luigino D’Angelo, pensionato Enel, suicidatosi dopo aver perso tutti i suoi risparmi nel crac di Banca Etruria? (leggi qui)

Subito dopo la tragedia si era insinuato il dubbio che l’uomo fosse stato truffato, o meglio: gli sarebbero stati fatti firmare dei moduli che non riportavano adeguatamente il livello di rischio. (leggi qui) Adesso arriva il rinvio a giudizio per trenta direttori di filiale: l’accusa, secondo gli inquirenti, è che nel 2013 (quando Banca Etruria era già in crisi) diedero precise disposizioni affinché fossero vendute le obbligazioni ai clienti retail (nonostante si trattasse di un prodotto finanziario destinato a clienti istituzionali) presentandoli come sicuri, analoghi a titoli di Stato.

Sicuri un corno, visto che tutti i clienti rimasero senza un centesimo dopo l’azzeramento disposto dal decreto Salva Banche (riguardante, oltre Banca Etruria, anche Banca Marche, CariFerrara e CariChieti).

La Guardia di Finanza ha anche scoperto che, come nel caso del pensionato suicida, sono state alterate le schede personale dei clienti investitori (sono state inserite indicazioni non veritiere sul titolo di studio, professione, età di chi accettava) e, soprattutto, è stato falsificato il rapporto percentuale tra i soldi investiti e le disponibilità dell’investitore. Insomma, si tratta di truffa aggravata.

Le pressioni, secondo gli inquirenti, arrivavano direttamente dal Cda guidato dall’ex presidente Giuseppe Fornasari affiancato dal vicepresidente Lorenzo Rosi, entrambi indagati per bancarotta fraudolenta, e dal direttore generale Luca Bronchi. I direttori di filiale, che avrebbero comunque potuto rifiutarsi di eseguire gli “ordini”, sono stati accusati dello stesso reato.

Come commenta ora il presidente dell’Abi Antonio Patuelli che, subito dopo il crac delle banche e il suicidio di D’Angelo – ma prima che fosse avviata l’inchiesta – aveva tuonato contro i risparmiatori che avevano “irresponsabilmente” investito i loro risparmi nelle banche senza informarsi adeguatamente? Chiedere scusa sarebbe il minimo.

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