L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 novembre 2016

Eugenio Orso - L'albero della storia è sempre verde, ORA un soggetto politico alternativo, un programma e la capacità di attuarlo

Il piddì nella ridotta della Leopolda in attesa del Ciclone Trump di Eugenio Orso

Posted on 11 novembre 2016


Renzi si congratula con Trump augurandogli buon lavoro, magnifica le solide relazioni Italia-Usa nel quadro di un’alleanza strategica! Proprio divertente. Forse pensa di fare bella figura davanti a Trump, accreditandosi in occasione del G7 del prossimo anno, a presidenza italiana.

Il cordiale messaggio di Renzi al neopresidente degli Stati Uniti nasconde la preoccupazione, se non la paura, che caschi improvvisamente il palco e lo schianto metta a nudo la vera natura del suo sub-potere, ma soprattutto la vera natura, perversa, del potere dei padroni che lo “sponsorizzano”.

Forse costui spera che l’appoggio smaccato alla Clinton, da parte della sua “cancelleria” e del piddì tutto – dalla Boschi a D’Alema – sia passato inosservato, negli Usa, profittando del fatto che moltissimi americani considerano l’Italia un remoto paese d’operetta e di vacanze, ammesso che sappiano dove si trovi.

Non è che dopo la vittoria di Trump – supremo “populista” anti-sistema, terrore dei media e dei sondaggisti al servizio dei potentati finanziari – vorrebbe far dimenticare la sua visita alla Casa Bianca, durante la campagna elettorale americana, e l’atteggiamento (interessato) di pieno appoggio che ha avuto l’astuto Obama nei suoi confronti?

Sa Donald Trump che Renzi, poveretto, ha dovuto fare tutto questo per avere l’appoggio/interferenza di Obama (e dell’ambasciatore Usa a Roma John Phillips) al Sì per fargli vincere il referendum costituzionale di dicembre?

Probabilmente Trump e il suo staff se ne fregano di queste cose. Gran parte degli americani, del resto, non sa nulla della politica italiana. Mia figlia, sposata in America e residente a New York da anni, non sapeva neppure che Berlusconi non è più presidente del consiglio da circa un lustro (ho dovuto rivelarglielo io al telefono) e ignorava l’esistenza di Renzi. Ma sicuramente i vincitori delle presidenziali Usa hanno notato i rapporti di sudditanza del governicchio italiano nei confronti di Obama, della Clinton, dell’Asinello in generale e delle élite finanziarie che li manovrano (in pratica, dell’ “establishment”).

Hollande la mozzarella compare di Renzi – poveretto anche lui, disprezzato com’è dai francesi – aveva già preparato un accorato discorso per la vittoria della Clinton, ma si è trovato a dover fare i conti (e gli auguri!) con Donald Trump.

Scherzi a parte, l’avanzata del “populismo” nel cuore del sistema global-finanziario neocapitalista, i cui effetti dirompenti arriveranno presto anche in Europa continentale, non lascia ben sperare sulla sorte dei sinistroidi del vecchio continente, da molti anni saldamente legati al carro del Libero Mercato Globale, delle City finanziarie e delle élite dominanti, assolutamente allineati con l’”establishment” contro il popolo.

Tralasciando il finto scontro interno all’entità collaborazionista della troika e del Pentagono (pre-Trump) – Bersani, D’Alema contro Renzi, Cuperlo nel mezzo – il piddì tutto, dalla Leopolda ai vecchi circoli sparsi sul territorio (che io chiamo simpaticamente “covi”) sa che il Ciclone Trump, dopo aver colpito gli Usa, si abbatterà anche sull’Europa, perché le due coste dell’Atlantico sono strettamente interrelate, anche se il micidiale TTIP probabilmente non si farà, grazie a The Donald.

La sinistra europea che lavora come un sol uomo per l’“establishment” – cominciando dal piddì, continuando con il partito socialista francese e chiudendo con syriza – questa volta ha buone ragioni per preoccuparsi. Non sarà più sufficiente agitare gli spettri del politicamente corretto, come il sessismo, il fascismo, l’omofobia, la xenofobia, il razzismo e il populismo, per imbrogliare il popolo e tenerlo sotto il tallone delle élite. Soprattutto quando la crisi, la delocalizzazione/deindustrializzazione (“turismo industriale”, per i più spiritosi) e l’impoverimento di massa avanzano implacabili.

La situazione italiana è però peggiore di quella francese, non soltanto da un punto di vista economico, perché oltralpe c’è la Le Pen, con tanto di Front National al seguito, che giubila per la vittoria di Donald Trump e si candida alla presidenza della République. La strada sarà in salita, per lei, perché probabilmente dovrà affrontare in ballottaggio il ferrovecchio Sarkozy, ultima risorsa del solito “establishment”, che potrebbe ingannare i francesi e catalizzare il consenso idiota/politicamente corretto/”moderato”, ma la Le Pen ha qualche speranza di farcela (data la situazione sociale francese, in costante peggioramento), come gliel’ha fatta Trump contro ogni previsione e ogni manipolazione.

Qui, in Italia, invece, tutto lo spazio “politico” è occupato dai collaborazionisti della troika e del Pentagono (ovviamente pre-Trump), dalle false opposizioni come i sinistroidi extra-piddì e soprattutto i cinque stelle, dalle opposizioni deboli o debolissime, che hanno gli slogan giusti in campagna elettorale (Basta euro!), ma a essi non fanno seguire nulla (vedi la Lega di Salvini).

Il fatto che da noi lo stato comatoso della popolazione – nonostante la rapida discesa dei redditi, le impennate della disoccupazione e la sistematica distruzione dello stato sociale – abbia raggiunto un picco come in nessun altro grande paese europeo, alla fin fine favorirà il piddì, graziando anche i sinistroidi extra-dem e le opposizioni posticce. Può sembrare bizzarro, ma sarà così …

In effetti, siamo davanti a un paradosso, perché maggior disoccupazione e maggior perdita di reddito, combinate con l’immigrazione selvaggia da ripopolamento, che i sinistroidi mascherano da civilissima “accoglienza”, dovrebbero aprire i cuori delle classi dominate al populismo più spinto e all’anti-sistema in forme estreme (ben oltre Trump e Le Pen). Ma il paradosso è solo apparente. Un quarto di secolo d’inganni, manipolazioni mediatiche e ricatti economici, hanno ridotto tanta parte della popolazione italiana come la possiamo osservare oggi: inerte, lontana mille miglia dalla politica, preda di una sconcertante passività sociale, o addirittura disposta a vendersi per ottanta euro di elemosina (che poi la sinistra si riprende con gli interessi).

Altro dato cruciale è che qui, in Italia, a contrastare i collaborazionisti piddini-sinistroidi euroservi pro “establishment” ci sono solo opposizioni posticce, di comodo, dal cinque stalle che è la più consistente ai sinistrati extra-dem del 3%, e opposizioni deboli/debolissime, del tutto interne alle regole truffaldine della liberaldemocrazia, che agli slogan elettorali non fanno seguire niente e non ottengono risultati tangibili.

Ciò significa che la storia, per noi, potrà essere rimessa in movimento soltanto da eventi politici, geopolitici, socioeconomici o, purtroppo, bellici, esogeni, come, ad esempio, l’elezione di Trump alla presidenza Usa, piuttosto che la Brexit, e la possibile, futura, elezione di Marine Le Pen alla presidenza francese. Una triangolazione Usa di Trump, Russia di Putin e Francia della Le Pen, potrebbe rivelarsi letale per le infami sinistre europoidi pro-Ue e pro-élite, cui dobbiamo la nostra decadenza.

Cosa farà il piddì in simili frangenti, non potendo più sventolare il “sogno europeo”, trasformatosi in un incubo, per coprire le sue vergogne e non potendo più contare oltreoceano sugli astuti Obama, sulle Killary e sulle Nancy Pelosi?

Semplice, cercherà di cambiare pelle, come fanno periodicamente i serpenti. Probabilmente si ricompatterà per sopravvivere, perché i collaborazionisti, abbandonati sul terreno al loro destino dal padrone in ritirata, o vanno a nascondersi, facendo perdere le proprie tracce, oppure cambiano casacca, azzerando il passato e saltando sul carro del vincitore. Un esempio storico, che riguarda l’Italia? I partigiani, durante la guerra civile, erano all’inizio poche decine di migliaia (forse quarantamila?), mentre i repubblichini più di centomila. Alla fine della guerra, con il collasso di Salò e la ritirata dei tedeschi, il numero dei partigiani è lievitato a più di centomila …

Temo che i piddini riusciranno a cambiare pelle per salvarsi il culo e la poltrona, se Le Pen vincerà in Francia nel 2017, unione europide ed eurozona saranno prossime al collasso, Trump si accorderà con Putin, il TTIP globalista non si farà, la Nato inizierà a smobilitare.

Ci riusciranno proprio perché in Italia c’è il vuoto, mancando del tutto una vera opposizione organizzata anti “establishment”. Lo spazio politico che dovrebbe essere occupato da coriacei oppositori “populisti”, per liberare definitivamente il paese, lo occuperanno ancora una volta gli infami sinistroidi (ex)servi delle élite finanziarie, sostituendo allo slogan “ci vuole più Europa”, con cui hanno inculato a sangue il popolo, slogan accattivanti dal vago sapore populista. Che ne so … “soldi pubblici per lavoro e pensioni, non per le banche”, o rispolverando il bersaniano “abbiamo messo al centro il lavoro”. Pretendendo di essere loro, ancora una volta ma in direzione apparentemente opposta, i salvatori e il cambiamento.

Costoro si ricicleranno molto più facilmente dei loro compari socialisti francesi, guidati dalla scartina Hollande, o dei seguaci imbroglioni di Tsipras in Grecia, appunto perché in Italia non c’è una vera opposizione, per quanto piccola, pronta a occupare gli immensi spazi politici, le voragini che potrebbero aprirsi nel prossimo futuro, grazie al terremoto causato da cruciali eventi geopolitici esterni. Uno dei quali si appena verificato: l’elezione a presidente Usa di The Donald.

Ancor peggio, il piddì potrà continuare a esistere e a governare con una robusta operazione di maquillage, un “change” di facciata aiutato dai soliti media compiacenti (che sentiranno anche loro un po’ di fuoco sotto il culo), ritrovando la sua unità per opportunismo e necessità di sopravvivenza, dopo i contrasti Sì/No al referendum fra renziano-leopoldini e sinistra dem.

Tuttavia, sappiamo che la forza arrogante del collaborazionista, tutto il suo potere esercitato contro il suo stesso paese, risiede esclusivamente nella forza del padrone esterno che lo appoggia e lo usa. Se il padrone è costretto alla ritirata, non si occupa di mettere in salvo il servo, ma lo abbandona al suo destino pensando soltanto a se stesso. Ritornando alla seconda guerra mondiale, tanto per fare un esempio, i tedeschi in ritirata non si sono preoccupati di portare in salvo i repubblichini italiani, i cosacchi, e tanti altri collaborazionisti, che se la sono vista brutta, abbandonati sul territorio. Ma in quel caso c’erano i partigiani a occupare spazi politici, e militari, impedendo che i collaborazionisti la passassero liscia.

La mia conclusione è che nel prossimo futuro (questione di un paio d’anni, o forse anche meno), se la storia andrà nella direzione giusta in Francia con Le Pen, oltre che negli Usa con Trump, e le élite finanziarie perderanno progressivamente potere effettivo, non assisteremo alla liberazione del paese perché qui manca una vera opposizione, pronta a cogliere l’occasione storica. Assisteremo, con maggiori probabilità, al cambio di pelle dei collaborazionisti piddini che si ricicleranno e che manterranno, almeno per un po’, il governo del paese.

Allora capiremo che sarà stata colpa nostra, della nostra inerzia, della nostra viltà, del nostro implicito rifiuto a rischiare per un futuro più dignitoso, più degno di essere vissuto.

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