L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 novembre 2016

Hillary la guerrafondaia è spinta dalle grandissime banche ma vuole i voti degli ispanici

07 Novembre 2016 ore 10:34, di Michele Crudelini
Le Big Banks e Hillary: vi dichiaro marito e moglie


#CasaBianca2016

A tre giorni dal giorno del giudizio delle elezioni americane, Hillary Clinton pare aver ottenuto l'allungo decisivo per la vittoria finale.

Già 7 punti percentuali di vantaggio a tre settimane dall'inizio delle elezioni e ieri la notizia che il fronte ispanico voterà compatto per la candidata democratica stanno spianando la strada alla sobria donna in tailleur.

Non solo gli ispanici hanno benedetto la corsa della moglie dell'ex presidente americano Bill Clinton, sono le mega banche americane quelle che più di qualsiasi attore stanno puntando sulla candidata democratica.

Il 17 ottobre scorso Bloomberg riportava le parole di Jamie Dimon, Chief Executive Officer di JP Morgan Chase & Co. (il cui fatturato ammonta a 97,3 miliardi di dollari), "I hope the next president, she reaches across the aisle" ("Spero che il prossimo presidente, possa lei riuscire ad attraversare il corridoio"). Dimon vuole "She", "Lei", sullo scranno della Casa Bianca.

Perchè?

Forse perché Dimon ricorda ancora con gioia il periodo di presidenza del marito Bill, per la cui campagna presidenziale Wall Street sborsò la bellezza di 28,3 milioni di dollari. Un investimento che fu prontamente ripagato con il "Commodity Futures Modernization Act" del 2000, legge che poneva fine ai regolamenti sull'acquisto dei derivati e "liberava" così il margine di manovra delle grandi banche d'affari americane. 

Dimon e l'entourage di Jp Morgan ricorderanno bene che i democrats, nella figura di Obama, hanno firmato il Dodd Frank Act nel 2010, grazie al quale le banche più grandi sono diventate del 30% ancora più grandi. Anzi come riportato dal portale dailycaller.com le sei più grandi istituzioni finanziarie americane hanno ora un asset di dieci trilioni di dollari, il 60% del GDP (Gross Domestic Product) americano e controllano il 50% del totale dei depositi. 

Un potere economico assoluto. 

Per questo che Dimon gongola e non vede l'ora di vedere il tailleur rosso varcare la soglia della Casa Bianca. 

Il CEO di JP Morgan criticando la linea Trump verso le minoranze presenti negli Stati Uniti, invita islamici, messicani e afroamericani a intraprendere relazioni economiche con il suo colosso finanziario. Ci teniamo però a ricordare che nel 2013 la Jp Morgan Chase fu multata per 920 milioni di dollari a causa di attività di compra-vendita di derivati scoperti durante la disastrosa crisi dei mutui sub-prime del 2007/2008. Le prime vittime di quella bolla speculativa furono proprio "minoranze etniche e persone con ridotta capacità finanziaria", coloro che hanno subito sulla propria pelle l'aumento di più del 50% dei pignoramenti sulla prima casa e un tasso di disoccupazione che solo nel 2016 è tornato ai livelli pre crisi.

Sembra dunque che gli interessi delle minoranze non vadano in sintonia con quelli di Jp Morgan, caro Dimon. 

Oltre a Jp Morgan anche Goldman Sachs, Citigroup, HSBC, Bank of America e la Deutsche Bank finanziano l'attività della Clinton Foundation. 

Il tailleur rosso alla Casa Bianca sarà un benvenuto per ognuno di loro con buona pace per gli ispanici.

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