L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 novembre 2016

I popoli hanno una sensibilità maggiore. Ora per Trump la battaglia si farà incandescente avrà contro le Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche. E Renzi sarà mandato a casa

POVERO GENTILONI …E GRANDE POPOLO AMERICANO

Maurizio Blondet 9 novembre 2016

Confesso la mia prima reazione: “Non sarà un trucco?” – Dall’11 Settembre, tutte le novità che vengono dagli Usa mi odorano di false flag. Ma lascio a domani i miei dubbi, e per oggi saluto il popolo americano. Il grande popolo dei “bianchi senza laurea”, dei rednecks (i colli rossi, quelli che lavorano all’aperto, muratori, coltivatori) spregiati da tutti i radicalchic con la puzza al naso. Un popolo che nella sua rozzezza e semplicità, ha mostrato una libertà di spirito straordinaria: non l’hanno intimidito le opinioni degli opinionisti “di prestigio”, ha saputo guardare attraverso le menzogne dei “rispettabili”, non s’è lasciato mettere in soggezione dai divieti del politicamente corretto da cui è stato inondato per dieci mesi (ancora nell’ultima ora, Huffington Post ha bollato Trump di “bugiardo seriale, misogino, razzista, xenofobo…”). Se n’è infischiato dei sondaggi falsi che davano Klinton vincitrice fin dal primo giorno, non s’è fatto sedurre né influenzare da femministe, lgbt, giornalisti (a cui si dovrà fare un processo), globalisti, né spaventare dal “crollo dei mercati” , né distrarre dal fumo e dagli specchi messi in atto dai poteri forti, né dalle “armi di distrazione di massa” televisive. I “bianchi senza laurea” hanno mostrato di non avere padroni nelle loro menti, di non aver portato i loro semplici cervelli all’ammasso del conformismo autorizzato. Hanno mostrato una limpida chiarezza di visione politica eccezionale: han capito l’essenziale e il fondamentale – ciò che tutti i “colti e semicolti” occidentali non hanno capito o non hanno voluto capire.

Grande popolo coraggioso, un coraggio politico sovrano che i nostri popoli europei non sanno più cosa sia. Noi ci siamo assoggettati a tutti gli enti sovrannazionali immaginati dalle oligarchie, abbiamo ceduto la sovranità popolare a chiunque, a gente come Barroso e Juncker e Merkel, a Draghi, noi italiani a tre governi che ci sono stati dati da fuori. Abbiamo rotto i rapporti economici con la Russia, con cui non avevamo alcun contenzioso, senza nemmeno pretendere un compenso da chi l’ha voluto, sia Obama o siano i baltici; abbiamo disapprovato e siamo rimasti sgomenti per il Brexit, i nostri autorevoli commentatori hanno profetizzato la rovina economica per la Gran Bretagna che s’era liberata dalla Commissione: profezia sbagliata, e argomento di una viltà quasi incredibile , del tipo: “Non possiamo essere liberi perché ci costa troppo”. E anche adesso le radio piangono: “Crollano le borse in tutto il mondo”. E chi se ne frega. Ci stanno di nuovo dicendo: “Non potete tornare liberi perché non conviene economicamente”.

I rednecks hanno detto “basta”, anche in qualche modo per noi. Dovremmo abituarci ad essere liberi, nostro malgrado, se – come spero – l’ombrello NATO non ci “proteggerà” più, tanto per dirne una.

Non so se Trump sarà all’altezza – è questo uno dei dubbi – del compito rivoluzionario che gli ha dato il popolo americano; ma comunque vada, il popolo americano merita il nostro rispetto, e il nostro grazie. Giù il cappello.

Il mio secondo o terzo pensiero è stato: povero Gentiloni. Wikileaks aveva spifferato le sue servili suppliche a Huma Abedin per avere un incontro, anche di cinque minuti, con Hillary, presentandosi così: sono “ membro del Partito democratico italiano, e per questo noi siamo legatissimi ai democratici americani…”. A settembre il nostro ministro degli esteri era andato pure a New York a tifare, a gridare “Forza Hillary”. Complimenti per l’alta intuizione politica, la statura del personaggio. E non parliamo di Matteo Renzi che è andato a baciare la pantofola di un Obama spettrale, falsificatore, guerrafondaio per conto dei sauditi, cripto-Fratello Musulmano – ed ora si trova al governo Donald. A cui naturalmente baceranno la pantofola, perché sono abituati a farlo, chiunque sia il padrone.

Poi, dovremo cominciare fare un processo al sistema mediatico, che s’è coperto di vergogna, e alla casta dei giornalisti che non hanno esitato a mentire spudoratamente, a tacere tutte le verità che giorno dopo giorno venivano fuori su Hillary.

Faccio un rapido, sommario conto di quelli che – salvo sorprese – sono i perdenti geopolitici. Il regno saudita, che ha pagato miliardi per storcere la politica estera americana secondo i suoi interessi e associarla ai suoi delitti. I neocon? Sarei meno sicuro. Ma perdente è Stoltenberg, sono i baltici, la giunta di Kiev, la Commissione, le entità sovrannazionali – e i mercati che crollano perché non hanno previsto, e non sanno più cosa sarà il futuro, e la speculazione che teme di non poter più assoggettare la politica – la politica sovrana . Ci perdono, spero, Soros, i guerrafondai e i loro servi per soggezione o paura in Europa.

Forse non ci sarà la guerra. Dico forse, perché – attenzione – non sappiamo ancora del tutto di quali poteri forti hanno appoggiato Donald. Voglio solo ricordare che molti americani, forse molti degli stessi che hanno votato Trump, votarono Obama, perché speravano che avrebbe messo fine alle guerre ultra-decennali neocon dell’era Bush jr.: non è riuscito nemmeno a chiudere Guantanamo, e le guerre contro Siria, Libia Somalia, Irak, Yemen, le ha invelenite pagando e addestrando un Califfato made in Cia, e insistendo a voler detronizzare Assad per consegnare la Siria a Al Qaeda.

Vedremo. Per il momento rallegriamoci, e salutiamo Vladimir Putin, che ha sfidato l’unipolarismo e il globalismo. Speriamo di rivederlo nostro amico.

Post Scriptum: i “bianchi senza laurea” che hanno votato Trump non significa i neri e latinos gli siano stati contrari. Per esempio Trump ha avuto di neri più voti (+5%) e dai latinos (+2) di quanti abbia avuto Romney, per esempio. E’ la classe lavoratrice che ha votato, non tanto per Trump, quanto contro Hillary – e contro le guerre che ha promesso, visto che è la classe lavoratrice che poi le deve fare.

“Let the people run”

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