L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 novembre 2016

Il mondo abbaia e il Vaticano ulula, povera Chiesa

AVETE NOTATO? IL VATICANO DA’ SEMPRE RAGIONE AL “MONDO”

Maurizio Blondet 6 novembre 2016

Fiumi di inchiostro sono stati versati, dai siti cattolici, sulla durissima reprimenda del Vaticano contro Radio Maria, dalle cui antenne sarebbe stato detto che il terremoto dell’Italia centrale sarebbe stata una punizione divina per il varo della legge sulle unioni civili. Non si parli di “Punizioni divine”! Il numero 2 della segreteria di stato, monsignor Becciu, ha invitato Radio Maria a “correggere i toni del linguaggio e conformarsi di più al Vangelo e al messaggio della misericordia e della solidarietà propugnato con passione da papa Francesco” . Quelle pronunciate alla radio “sono affermazioni offensive per i credenti e scandalose per chi non crede”. Subito il fondatore di Radio Maria, padre Livio, ha espulso dalla radio per sempre il colpevole, teologo Cavalcoli.

Al fiume d’inchiostro aggiungo il mio rigagnolo, senza alcuna pretesa di originalità, giusto con una nota terra-terra. Come è stato già appurato, quella frase non è stata detta affatto. Cavalcoli ha fatto un discorso molto più complesso, come ovvio. La frase “il terremoto è la punizione divina per la legge sulle unioni civili” è stata attribuita a padre Cavalcoli da L’Espresso – una semplificazione e falsificazione – poi subito ripresa e amplificata da tutti i media “che contano”, Corriere, Repubblica, TG, giù giù fino all’immondo Cruciani; all’estero, se ne è occupata persino la BBC: “Vatican condemns radio station” etc. etc.

Non in linea con papa Francesco

Queste emittenti rappresentano e incarnano quel che in termini spirituali si chiama “il mondo”, e gli interessi “mondani”.

Il ben noto “mondo” di cui Gesù ci ha avvertito: «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.

La cosa terra-terra che volevo far notare è questa: il numero due della Segreteria di Stato non ha avuto il minimo dubbio sul fatto che un teologo alquanto noto nella Chiesa, forse, non aveva detto una simile scemenza; nemmeno ha provato a chiamare padre Cavalcoli per chiedergli: ma cosa hai detto davvero, figliolo? No: ha subito preso per verità assoluta quello che sulla faccenda ha detto “il mondo”. E ovviamente, Becciu ha preso le parti del “mondo”: senza la minima esitazione, senza alcuna riflessione e senza il minimo controllo preventivo. Se c’è una disputa, una polemica, possiamo esser sicuri che il nuovo Vaticano darà sempre ragione, per immediata reazione, al “mondo”, e torto al fedele cristiano. Ormai è un riflesso condizionato: è sempre il fedele che viene messo sotto accusa dal Vaticano, di cui si sospettano pregiudizi, rigidità, e persino di dire menzogne e malvagità. “Il mondo” invece, non mente mai, non ha bisogno mai di rimproveri. Becciu non ha dubitato un attimo che l’Espresso è un giornale ideologico, e dice falsità ; immediatamente ha creduto che un teologo domenicano molto rispettato potesse aver detto una cretinata, ed aver offeso “il mondo”.

Non ci poteva essere più plastica dimostrazione della “mondanità” della Chiesa di Bergoglio e della sua Junta. Del resto, è proprio questo il compimento del modernismo arruffone di questa junta al potere: avendo rigettato la dottrina cattolica, ogni contenuto della fede come “fariseismo”, per forza aderisce alle dottrine del “mondo”, alle voci più potenti e intimidatorie del “mondo”. Essa assume le idee di “bontà” e “misericordia” che sono proprie del mondo e gradite al mondo: amnistia ai carcerati, accoglienza agli immigrati, globalizzazione, riscaldamento climatico, raccolta differenziata. Istintivamente, il Vaticano sta sempre dalla parte del “Mondo” contro i fedeli.

Non è difficile trovare conferme a questa adesione al mondo e ostilità ai cattolici. Pochi giorni prima, un viceministro israeliano in visita al Vaticano, Ayub Kara, ha effettivamente detto – e diramato alle agenzie ebraiche – la frase: il sisma è la punizione divina all’Italia per essersi astenuta alla votazione all’Unesco. Ora, a reagire è stato il parlamentare ebraico Emanuele Fianco del PD: “Parole vergognose e inaccettabili”; ma nulla ha detto il Vaticano. Nessuna protesta pubblica. Zero. Che differenza con la ringhiosa ostilità con cui Becciu ha messo sotto accusa Radio Maria e Cavalcoli, diramando la sua condanna alle (mondanissime) agenzie di stampa. Questo perché il viceministro sionista è “il mondo”; e per il mondo c’è, in Vaticano, infinita indulgenza, comprensione, simpatia. Ci si identifica con i suoi “valori” e si è pronti a sorvolare sulle loro offensive scemenze.
Monsignor Becciu, esperto in rinfreschi

Del resto della mondanità – nel senso più proprio – di Angelo Becciu non mancano prove clamorose: il 27 aprile 2014, il giorno in cui El Papa annunciò la beatificazione dei due papi GP II e Giovanni XXIII, il monsignore ebbe la bella idea di organizzare una ” terrazza romana” sulla terrazza della Prefettura apostolica, in vista della finestra pontificale. Aveva invitato 150 VIP (VIP alla romana, s’intende, VIP alla vaccinara) su quella terrazza, a godere lo spettacolo – approntando anche un buffet da 20 mila euro. Per la cronaca dell’evento si deve ricorrere a Dagospia, come merita il livello del monsignor Becci: “Mentre un milione di fedeli bivaccavano in strada ammassati tra sacchi a pelo, tappetini e bagni chimici, Bruno Vespa e il braccio destro di Renzi Marco Carrai, il presidente dello Ior Ernst von Freyberg e altri 150 fortunati guardavano tutti dall’alto in basso, godendosi lo spettacolo dallo splendido terrazzo del palazzo della Prefettura degli Affari Economici”.

Bruno Vespa al buffet dei VIP

Sulla terrazza romana s’erano ritrovati “Oltre Vespa e il potente Carrai, anche Roberto Arditti dell’Expo, il numero uno delle relazione esterne dell’Eni Leonardo Bellodi, l’amministratore delegato di Price-Waterhouse-Coopers Oliver Galea, quasi tutti i membri laici della Cosea, l’ex direttore del Gr1 Antonio Preziosi, il capo di gabinetto del ministero dello Sviluppo economico, Vito Cozzoli. Presente anche Donato Iacovone, ad di Ernst&Young Italia, agenzia per cui è consulente la Chaouqui: la multinazionale americana ha da poco ottenuto l’incarico per effettuare i controlli finanziari allo Ior”. Ah che mondanità! Ah l’indimenticabile Chaouqui! Ah, Cafonal!

Beatificazione dei due Papi. Con buffet.

Dagospia dava la notizia che “Francesco”, propugnatore della “chiesa povera per i poveri”, s’era adontato di quella costosa abbuffata di cafonali sulla terrazza vaticana; e anche se Becciu s’era giustificato che i 20 mila euro erano stati coperti da due aziende sponsorizzatrici ( Assidai e la petrolifera Medoli) , non gli era passata; ragion per cui Dago preconizzava che Becciu era “sulla via dei giardinetti”, ossia del pensionamento anticipato, “canto del cigno della cricca bertoniana” perché sì, il Becciu è pure un protetto di Bertone.

Invece ecco ancora lì, il monsignore, come numero 2 della segreteria di stato. El Papa non si è voluto privare delle qualità mondane e cortigiane del Nostro; sicché ce lo ritroviamo a criticare un teologo Cavalcoli di cui probabilmente questo esperto di rinfreschi e buffet e sponsorizzazioni non ha mai sentito nemmeno parlare, prendendo come prova d’accusa una calunnia dell’Espresso – il settimanale preferito del neo-Vaticano.

Quanto al povero padre Livio, lo si deve capire: sa benissimo che la Junta vuol strappargli la sua creatura, Radio Maria: troppo miracolistica, troppo Madonnistica, troppo Medjiugorje, soprattutto troppi ascoltatori: un centro di potere, insomma, uno spazio da occupare, dal punto di vista dei mondani modernisti che non tollerano voci diverse: tutti con coro con Francesco, altrimenti….. Giustamente padre Livio può aver visto nell’attacco – immotivato – del numero 2 della Segreteria, l’inizio della manovra per privarlo della sua radio e commissariarla (come è stato fatto coi Francescani dll’Immacolata); e come sempre, s’è difeso dando ragione ai mondani del Vaticano, ed espellendo Cavalcoli come ha già fatto con il povero Palmaro e Gnocchi , e chiunque altro che abbia espresso la minima peplessità su El Papa; al punto che è rimasto coi quatto neocon giudaizzanti che gli riempiono qualche mezz’ora lodando Israele e gli americani. Povero padre Livio, sapendo che la salvezza è nell’adulazione, è giunto al punto di raccontare che El Papa aveva fatto el miraculo di convertire in punto di morte Marco Pannella. Che triste vecchiaia, povero padre Livio.

Una cosa finale e terra terra, infine, sui teologhi. Padre Cavalcoli è bravo. Ma di teologhi ce ne sono troppi, per così pochi fedeli che siamo rimasti.

Viene a mente un aneddoto raccontato dall’archimandrita Tichon, il padre spirituale di Vladimir Putin. Un giorno al convento si presenta un giovane appena diplomato dell’Accademia Teologica, e fresco fresco si presenta: “Sono un teologo”

Come, il quarto?, si stupisce padre Joan.

Quarto cosa?, resta interdetto il neo-diplomato.

E padre Joan risponde (con fine umorismo): Nella Chiesa abbiamo tre teologi: il primo è Giovanni Evangelista, l’apostolo e discepolo amato dal Salvatore. Il secondo è san Gregorio il Teologo [Nazianzeno, 329-390 d. C.] E il terzo san Simeone il Nuovo Teologo. La santa Chiesa nella sua storia bimillenaria ha deciso di conferire solo a loro. Vuol dire che lei è il quarto….”.

Un teologo sul Calvario

Noi nella Chiesa cattolica ne abbiamo un po’ di più. Io che sono terra-terra considero “teologhi” i santi – quelli che fanno miracoli, che hanno le estasi, che sono saliti sulla croce delle prove più dure – il minimo che chiedo dai teologhi. Vito Mancuso mi convincerà delle sue dottrine quando riceverà le stigmate, Enzo Bianchi quando il cilicio e i digiuni l’avranno reso scheletrico- o almeno magrolino. I teologi spesso mi confondono, e sono sempre noiosi. Se leggo le vite dei santi, santa Teresa la Grande, Santa Teresina, padre Kolbe, padre Pio, san Domenico Savio, la piccola Giacinta di Fatima, trovo la lettura molto più piacevole e loro lezioni di teologia più comprensibili; e sia detto per inciso, nessuno di questi santi, anche contemporanei, ha mai adottato nulla di modernismo. Nessuno di loro, per esempio, ha mai detto che la Messa è una “mensa” invece che un “sacrificio”. Fedele terra-terra, mi attengo a quel che credono loro. Non accetto teologi che non siano santi.

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