L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 8 novembre 2016

Il Sistema Bancario italiano è inguaiato e Renzi gli ha voluto dare il colpo di grazie non per inesperienza ma perchè deve colpire i risparmiatori

ECONOMIA E FINANZA
FINANZA/ Good banks, Popolari del Nordest, Mps e Bcc: per le banche è paralisi
Nicola Berti
lunedì 7 novembre 2016

Pochi ogni giorni ancora e sarà un anno dalle quattro risoluzioni bancarie che hanno dato il via alla paralisi progressiva del sistema bancario italiano. Il default pilotato di Banca Etruria, Banca delle Marche, CariFerrara e CariChieti avrebbe dovuto spegnere sul nascere un focolaio di crisi: invece la cattiva gestione di quei dissesti ha propagato l'incendio a Popolare di Vicenza e Veneto Banca infine a Mps, senza trascurare UniCredit. Entro la fine del 2016 tutte questi casi dovrebbero essere in qualche modo assestati, ma non lo è ancora neppure il primo.

Le quattro banche risolte nel novembre 2015 hanno già fallito due volte le scadenze poste dalle normative Ue per la rivendita. Ora Ubi parrebbe disposta ad accollarsi tre good bank salvate, ma di fatto a costo zero: trasformando cioè in perdita immediata i 2 miliardi circa immessi dal sistema bancario per il salvataggio. Ciò significa appesantire soprattutto i bilanci 2016 delle grandi banche (UniCredit e Intesa Sanpaolo) e per questo la bozza di legge di stabilità aveva previsto di consentire l'ammortamento in 5 anni di queste poste passive. Ma la discussione parlamentare ha cancellato l'ipotesi; anche se ora il Tesoro starebbe studiando un decreto.

Nel frattempo, tuttavia, anche gli "investitori-salvatori" di Atlante rischiano di vedere andare in fumo i 2,5 miliardi utilizzati per ricapitalizzare le due Popolari del Nordest: che dopo l'approvazione di due semestrali in rosso profondo (e non ancora definitivo) sono di nuovo fuori dai parametri patrimoniali previsti dalla vigilanza Bce. E' stato il presidente dell'Acri, Giuseppe Guzzetti, a lanciare l'allarme, ricordando che oltre 500 milioni sono stati convogliati nel fondo salva-credito dalle Fondazioni: le quali si attendevano - come altri investitori - un impegno principale nella gestione delle sofferenze bancarie, non nel controllo di due banche in forte difficoltà. Ora Popolare Vicenza e Veneto Banca potrebbero fondersi su pressione della Bce: ma ancora una volta i sospetti di un'azione punitiva e discriminatoria di Francoforte verso le banche italiane è forte.

E' vero che l'anno di paralisi - pericolosamente non finito - per le banche italiane non ha avuto fra forse successo: a le sue cause soltanto l'estrema debolezza del governo nelle sedi istituzionali europee. L'esclusione dal processo decisionale di una già debole Bankitalia - unita alla difficile posizione del presidente italiano della Bce Mario Draghi - ha avuto il suo peso. Così come è stata deleteria l'impreparazione del governo a gestire il fronte del "risparmio tradito": contenuto l'anno scorso, oggi incontrollabile, laddove soprattutto i soci-debitori delle Popolari venete stanno tuttora creando situazioni potenzialmente esplosive.

Se il caso Banca Etruria ha scoperto il nervo del conflitto d'interesse fra il "cerchio magico" del premier Renzi e il mondo bancario, la lentezza della Procura di Vicenza nell'investigare sul dissesto ha moltiplicato gli interrogativi sui rapporti consolidatisi negli anni fra sistema giudiziario e mondo creditizio. Non ultimo, nel clima di paralisi, spicca il credito cooperativo: a nove mesi dal varo della riforma, il riordino organizzativo del settore non è avviato e le Bcc sembrano procedere in ordine sparso verso la possibile creazione di due o tre gruppi nazionali. La protezione di Palazzo Chigi per lo scissionismo promosso dalle Bcc toscane avrà forse successo: ma non è certo che aiuterà le banche italiane a uscire dalla paralisi.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2016/11/7/FINANZA-Good-banks-Popolari-del-Nordest-Mps-e-Bcc-per-le-banche-e-paralisi/731993/

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