L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 19 novembre 2016

Jobs Act, il padrone (quello grande) assume prende i soldi e poi licenzia, questo è il corrotto Pd


Lavoro
Effetto Jobs Act: aumentano precari e licenziati

18 novembre 2016 ore 17.04

Il presidente della Fondazione Di Vittorio Fulvio Fammoni ai microfoni di RadioArticolo1: "Innegabile il continuo arretramento dei contratti a tempo indeterminato insieme alla fortissima espansione di voucher"



“La fine degli incentivi e degli sgravi fiscali legati al Jobs act ha segnato in maniera evidentissima la fine o quasi delle assunzioni a tempo indeterminato. Nei prossimi giorni usciremo con la nostra solita lettura ragionata di questi dati, però anche soltanto da un primo sguardo alle tabelle Inps si può notare il continuo arretramento dei contratti a tempo indeterminato, mentre invece c'è una fortissima espansione dei contratti precari”. A dirlo è il presidente della Fondazione Di Vittorio Fulvio Fammoni intervistato da RadioArticolo1. Anziché sulla decontribuzione, per la Cgil sarebbe meglio investire direttamente nella creazione di lavoro, soprattutto al Sud: “Questo – sottolinea Fammoni – è l'assunto del nostro Piano del lavoro: un investimento diretto in lavoro che crei occupazione e sviluppo più stabile e duraturo”.

L'altra evidenza che colpisce – tra le ultime segnalate dall'Inps – è l'aumento dei licenziamenti insieme al boom della precarietà. “Il dato sui voucher fa impressione, ne sono stati venduti oltre 300 milioni. Rispetto al 2014 è il triplo e dobbiamo sempre ricordarci che questa è soltanto la parte che emerge, perché sappiamo benissimo che sotto c'è una quota di lavoro nero nascosto e quindi la quantità complessiva è decisamente più alta”. Numeri che “confermano le ragioni della Cgil nel promuovere i quesiti referendari dell'anno prossimo”, tra cui proprio quello per l'abolizione dei voucher: “Stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone coinvolte fra voucher e licenziamenti, senza contare che non appaiono i dati sui cambi di appalto, cioè il tema del terzo referendum sulle clausole sociali”.

Ci sono poi i dati dell'Istat secondo cui l'Italia è tornata in deflazione. “Purtroppo – sottolinea Fammoni – la crisi non è finita. Le statistiche ci dicono che nei prossimi tre mesi ci sarà un ulteriore rallentamento. C'è una ripresa bassa e soprattutto molto discontinua, in ogni momento può cambiare segno. Il dato sulla deflazione – conclude – mostra che continua a esserci una contrazione dei consumi legata alla sfiducia sulle prospettive future delle persone. Osserviamo un crescente pessimismo che viene rilevato anche dall'Istituto di statistica. Il meccanismo è semplice: ci sono meno soldi in giro e, anche chi ha qualche risorsa a disposizione in questo momento, non avendo fiducia, non spende”.

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