L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 6 novembre 2016

la Leopolda arrivata all'ultima fermata, un senso di stanchezza, di aver già visto, già vissuto, priva di energia creativa ma attaccata pervicacemente al potere, incapace di rinnovarsi proprio per questo. In due anni di governo bruciato speranze, visioni, incupimento, lo stesso discorso del Renzi rabbioso, chiuso, disperato, un ululato di desolazione e morte

IL FUTURO DELL'ITALIA
Vecchi volti, Ue e sondaggi in calo Ma com’è triste la Leopolda
di Luigi Bisignani 5 Novembre 2016

Il palco della Leopolda 2016
Caro direttore,
Charles Aznavour in una delle sue interpretazioni più fortunate ricordava «com’è triste Venezia, appena un anno dopo». A Palazzo Chigi potrebbero cantare «com’è triste la Leopolda» giunta ieri alla sua settima edizione. Terremoti, Ue, sondaggi impietosi, forse pure Trump. Tutto sembra andare per il verso storto a Renzi. Ad iniziare a sorpresa gli amarcord, proprio uno dei primi apostoli della Leopolda, Andrea Guerra fino a poco fa a Palazzo Chigi come suggeritore di tante nomine di peso ed oggi a Eataly di Oscar Farinetti.
Confermando il vecchio adagio andreottiano secondo cui la gratitudine è il sentimento della vigilia, Andrea Guerra ha tracciato un’analisi impietosa del renzismo: non ha saputo intercettare volti nuovi, non ha capito il senso della protesta cavalcato dai Cinquestelle, si è chiuso in se stesso a Palazzo Chigi con ministri inadeguati e come se non bastasse, paralizzato da paure ha inseguito quel che resta dei poteri forti (Sergio Marchionne, Carlo De Benedetti, Mediobanca).
Perfino Maria Elena Boschi ha dato un’immagine ben diversa dal solito, intervistata a «Piazza Pulita» su La7, per anni «la valletta di lusso» della Leopolda, non ha sfoggiato il solito sorriso ammaliante preferendo mostrare i canini e facendo così trapelare un nervosismo che non c’era stato neppure nei momenti più difficili del caso di Banca Etruria.
Anche Marianna Madia da «Madonna addolorata» sta diventando sempre più una «Madonna disperata» per la sua incapacità di gestire la rivolta degli alti dirigenti della Pubblica Amministrazione contro la sua riforma ottusamente punitiva.
E tutto ciò si percepisce alla Leopolda: da laboratorio della rivoluzione a ultima fermata di belle speranze che cerca di perpetuare un format ormai vecchio. Un brutto remake del seguitissimo «Vieni via con me» di Fazio e Saviano. Simile più al nuovo, costosissimo flop di Raidue, «Nemo», dove si lascia a turno la parola a un ospite che parla al vento. Alla Leopolda si ritrovano sempre i soliti finanziatori in cerca di gloria, mentre manca il nuovo mondo degli «influencer». Non manca però la Polizia, in stato di guerra, che non fa avvicinare a «lor signori» nessuno di non accreditato. Capirà il presidente del Consiglio Renzi che la Leopolda e di conseguenza il suo governo se non cambia binari anziché una stazione di ripartenza diventerà solo una stazione di arrivo?

Nessun commento:

Posta un commento