L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 novembre 2016

L'Energia Pulita delle rinnovabili batte l'energia sporca nucleare

L'OSPITE
17/11/2016 - 12:00

«Il nucleare è una tecnologia superata, occorre puntare sulle rinnovabili!»

OCST

Keystone

Il Comitato direttivo dell’OCST ha deciso di sostenere l’iniziativa “per l’uscita pianificata dal nucleare entro il 2029”, in votazione il prossimo 27 novembre.
La strategia energetica 2050 decisa dal parlamento prevede il divieto di costruzione di nuove centrali nucleari, ma non prevede alcun piano di uscita che definisca le date di chiusura delle centrali nucleari esistenti. La questione si fa scottante perché la Svizzera è dotata del più vetusto parco nucleare al mondo e gli studi evidenziano che il pericolo di incidenti accresce con l’aumentare dell’età degli impianti a causa del deterioramento della struttura. Con il tempo le centrali perdono redditività e per questo vengono ridotti gli investimenti per la loro gestione e manutenzione. Non per nulla due di queste non sono attualmente in funzione.
C’è poi l’enorme problema delle scorie nucleari per le quali non è stato ancora reperito un luogo di stoccaggio adeguato. Necessario dunque evitare l’aumento della produzione di queste scorie visto che non sappiamo come verranno smaltite.
Se dunque si considerano i danni collaterali, quanto a rifiuti pericolosi e costi di smantellamento, e i rischi per l’incolumità degli abitanti della Svizzera, il costo dell’energia atomica risulta molto alto se paragonato a tutte le altre forme di energia, in particolare le rinnovabili, sempre più economiche ed efficienti. 
Occorre allora investire, senza esitazione, nelle fonti energetiche alternative e rinnovabili. L’ampliamento della produzione rinnovabile compenserà in pochi anni la diminuzione della produzione di energia atomica e per il nostro Paese sarà possibile mantenere un’autonomia energetica. Considerato che due centrali nucleari non sono più in funzione, c’è da dubitare seriamente che lo spauracchio della penuria di energia in Svizzera sia reale.
Tra le forme di energia rinnovabile più affidabili spicca sicuramente l’idroelettrico, fiore all’occhiello del nostro Cantone, terzo produttore svizzero. L’abbandono dell’energia nucleare ne rivaluta l’importanza perché compensa i picchi di consumo e i momenti di calo di produzione e fornisce già una buona base produttiva. Gli investimenti necessari per riqualificare la produzione energetica nella direzione di una valorizzazione dell’idroelettrico e delle altre energie rinnovabili dovranno essere importanti e decisi sia dal punto di vista delle strutture che della formazione. Un impegno in questa direzione darà l’opportunità al nostro Cantone di creare nuovi impieghi qualificati.

La strategia energetica 2050 votata dal Parlamento è quindi monca di un importante aspetto per essere davvero efficace nel raggiungimento dell’obiettivo di chiudere il capitolo del nucleare per aprire quello nuovo delle energie rinnovabili: la fissazione di una data. Come detto è importante agire in tempi non troppo lunghi per ragioni di sicurezza e di opportunità. 
L’OCST ritiene dunque valga la pena sostenere questa iniziativa.

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