L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 novembre 2016

L'Isis/al Qaeda viene abbandonata insieme ai golpisti ucraini, quelli che con i cecchini sparavano sulle folle

OBAMA, PULIZIE DI FINE STAGIONE. UCCIDE I CAPI DI AL NUSRA, MOLLA KIEV…

Maurizio Blondet 13 novembre 2016

Le esecuzioni sono già in corso. “Chi assassina gli ufficiali di Al Qaeda dopo il 9 novembre?” domanda il benissimo informato Meyssan. “Per il momento non è chiaro se siano regolamenti di scontri tra bande rivali o l’amministrazione Obama stia cancellando le tracce dei suoi delitti”.

Non occorre disporre di profonde fonti d’intelligence per sapere che la risposta esatta è la seconda. L’ha scritto il Wahington Post il 10 novembre: “Alti funzionari del Dipartimento di Stato” hanno informato il giornale che Obama non poteva più permettersi di “trattare col diavolo” per esercitare una pressione militare sul presidente Bachar al-Assad”. Obama avrebbe ordinato di localizzare ed uccidere tutti i dirigenti di Al Qaeda attivi in Siria, anche con droni.


E anche i WP non aveva bisogno di chissà quali fonti anonime: bastava che andasse sul sito del Dipartimento Usa del Tesoro per vedere che il detto Ministero comunicava: “Abbiamo smesso di pagare i qaedisti”. Beninteso, il linguaggio non è così esplicito, ma lo è abbastanza: “L’ufficio per il Controllo degli Attivi Esteri” (il Tesoro ha appunto un ufficio con questo nome) ha agito oggi per interrompere le operazioni militari, di reclutamento e finanziamento del Fronte Al Nusra. Specificamente il detto ufficio ha indicato quattro leader di Al Nusra – Abdallah Muhammad Bin-Sulayman al-Muhaysini, Jamal Husayn Zayniyah, Abdul Jashari, and Ashraf Ahmad Fari al-Allak – in coordinamento col Dipartimeno di Stato, come individui responsabili di fornire al Al Nusra sostanziale sostegno finanziario e logistico, dal reclutamento di combattenti alla raccolta di fondi”. Si può leggere qui:


Quei quattro fanno quasi pena, poveracci. Più che capi militari, erano probabilmente i capi-contabili e ragionieri del Jihad, e il Tesoro li conosce benissimo, visto che quasi certamente faceva a loro i bonifici, riempiendoli di quattrini. Sempre il Washington Post ci ha spiegato, il 12 giugno 2015, che la CIA, col suo direttore John Brennan, aveva speso un miliardo di dollari l’anno in armi, addestramento e quattrini per questi ribelli “moderati”, “una delle più grandi operazioni coperte della CIA”.


Il primo dei nominati, Al-Muhaysini, un imam saudita, in carriera per diventare il futuro Bin Laden, era sicuramente un buon amico. Tanto che il giovanotto accanto a lui nella foto (Al-Muhaysini), è il “giornalista “ e propagandista di Al Qaeda in Siria Hadi Abdullah, era stato premiato da Reporters Sans Frontières con il Press Freedom Price.

Muhaysini e il giornalista premiato


E che Reporters san Frontières sia pesantemente infiltrato dalla Cia, e riceva contributi annuali dal National Endowment for Democracy , che è un braccio del Congresso Usa, l’ha rivelato dal 2008 non un blog complottista, ma il franecse Le Figaro.


Adesso, a secco. Anzi, fatti secchi. Ciò perché, spiega il “grande giornale” Washington Post, “il presidente Obama non vuole che questo gruppo [Al Nusra] erediti la Siria: non è un’opposizione sostenibile, perché è l’organizzazione di Al Qaeda”. E lui, il Nobel per la Pace, si allarma che si formi “ una nuova base operativa di Al Qaeda alla porta dell’Europa Meridionale”. Lo fa per il nostro bene, insomma. Commuove vedere che Obama abbia preso coscienza che Al Nusra e Al Qaeda sono la stessa cosa: ancora ad ottobre assicurava che era l’opposizione moderata, da far partecipare alla transizione democratica del dopo-Assad; e i cui gruppi democratici erano così mescolati ai militanti veramente terroristi che – nonostante le insistenze di Mosca – Washington non riusciva a separare e distinguere. Giungendo a minacciare la guerra a Mosca perché Putin, invece di bombardare l’ISIS, bombardava “i nostri terroristi”. Quelli che già il ministro degli esteri francese Laurent Fabius 28 gennaio 2013 aveva riconosciuto: sul terreno, in Siria , stanno facendo un buon lavoro” (bon boulot) . Quella Al Nusra a cui l’Occidente non ha esitato di fornire, ancora due mesi fa, armamento a tonnellate inclusi mezzi corazzati.

Adesso basta: Obama chiude il teatrino e fa le pulizie di fine mandato. Un cambiamento che il giornale libanese Al-Akhbar trova “spettacolare”, tanto da non vedervi “un ripiegamento da parte di Obama, ma come un’alternativa per conservare Al Qaeda come mezzo di pressione attivo per condurre il presidente Assad ad una dimissione volontaria.. Privati dei loro capi, gli elementi di Al Nusra dovranno forzatamente fondersi con gli altri gruppi terroristi non catalogati Al Qaeda…In altre parole, invece di rispondere all’esigenza russa di separar i terroristi di Al Nusra dai pretesi oppositori armati moderati, Obama cerca di fondere i primo coi secondi”. Interpretazione di cui lasciamo la responsabilità al giornale libanese.


Fatto sta che adesso Obama non lascia testimoni di quell’amicizia. Sembra proprio (ma possiamo sbagliare) che la sconfitta della Clinton lo abbia costretto ad abbandonare quel progetto, consistente nel fare della Siria un territorio di transito di un oleodotto che portasse il greggio e gas dal Katar all’Europa, allo scopo di staccare gli europei dalla dipendenza da Mosca come fornitore energetico. Un progetto caldeggiato da Hillary quando era segretaria di Stato, convintissima dalle ricche donazioni dei sauditi e dell’emiro del Katar.

Secondo la Reuters, questi ed altri donatori hanno contribuito alla campagna presidenziale Hillary 900 milioni di dollari. “La sconfitta di Hillary significa la perdita del loro investimento per grandi donatori come George Soros, l’industria della difesa e l’Arabia Saudita, sunteggia il Deutsche Wirtschaft Nachrichten.


Hanno investito sul cavallo sbagliato. E così il progetto è sconfitto. Oltre 400 mila morti (non sono state scoperte tutte le fosse comuni disseminate dai jihadisti in Irak e Siria), 3 o quattro milioni di profughi e sfollati, le infrastrutture sistematicamente distrutte dall’aviazione americana, un paese civile in ogni caso smembrato; destabilizzazione sanguinosa e ferite che non si rimarginano (milizie curde stanno combattendo con truppe turche) infinite menzogne dei media sul mostro Assad che “gasa il suo stesso popolo”, sui russi che “bombardano i bambini ad Aleppo”…ed ora finisce come se niente fosse? Perché Trump ha detto venerdì che per lui bisogna combattere l’ISIS, non Assad.

Rapida anche la sparizione dell’appoggio americano al regime golpista di Kiev. Michael McFaul, l’ex ambasciatore Usa in Russia fino al 2014, dichiarato persona non grata perché stava organizzando una “primavera colorata” (è la sua specialità), ha twittato il 9 novembre: “Il più gran perdente stanotte: l’Ucraina. La vostra sola speranza (dice rivolto ai golpisti che l’America ha messo al potere) è fare seriamente le riforme e tenervi amici gli europei”. Insomma ce li accolla. Frattanto, Saakashvili, il georgiano messo a fare il governatore di Odessa per i suoi meriti anti-russi, ha attaccato il presidente Poroshenko e tutto il governo golpista; si agita, secondo gli analisti, per farsi notare da Donald Trump sperando di essere scelto a sostituire Porochenko, in una imminente normalizzazione. Anche qui : un paese distrutto economicamente, centinaia di morti ammazzati fra Kiev ed Odessa, 5 miliardi spesi dalla Nuland per staccare l’Ucraina dalla Russia – e adesso si chiude, come si chiude un ombrello se smette di piovere. E Trump non è nemmeno ancora insediato.


Ucraini, fate le riforme

La velocità e la disinvoltura con cui l’amministrazione uscente liquida e chiude queste tragedie che ha provocato e sostenuto per 5 anni, con miliardi di dollari, ha qualcosa di ancor più mostruoso dell’averle scatenate. Accusa l’artificialità, la pretestuosità criminale della guerra in Siria come del golpe in Ucraina; un costo in pura perdita che, cessata la volontà politica, si disinveste in poche ore, allegramente, come una finzione ormai insostenibile. Si dà ordine di uccidere i capi di Al Nusra, si abbandonano i golpisti di Kiev al loro collasso economico – sostenuti fino a ieri con esborsi miliardari del Fondo Monetario – e gli si dice: tenetevi amici gli europei, fatevi mantenere da loro. Se vi riesce.

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