L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 18 novembre 2016

Monte dei Paschi di Siena - Renzi mette all'angolo i risparmiatori che devono scegliere di che morte si vuole morire

Risparmio tradito: Mps mette con le spalle al muro gli obbligazionisti
Aggiunto da Salvatore Recupero il 17 novembre 2016.

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Siena, 17 nov – Si sta preparando una vera e propria trappola per gli obbligazionisti Mps. Il Monte dei Paschi di Siena ha presentato una proposta di “acquisto volontaria con l’obbligo di reinvestimento”. In pratica, i risparmiatori dell’istituto di credito senese dovranno scegliere fra tre opzioni. Una peggiore dell’altra. Vediamo perché. Gli obbligazionisti Mps possono, infatti, scegliere di vendere i loro titoli direttamente sul mercato (visto l’andamento della banca toscana in borsa non è certo un affare); sottoscrivere l’ennesimo aumento di capitale; o attendere la naturale scadenza dei titoli stessi (ossia rischiare il bail-in). Per capire meglio la vicenda è bene fare un passo indietro. Pochi mesi fa, i vertici di Rocca di Salimbeni avevano proposto un piano di risanamento e rilancio dell’istituto, che comportava tra l’altro la cartolarizzazione di 27,6 miliardi di crediti deteriorati lordi. Finora, però, i risultati sono stati assai scarsi.

Serve, quindi, una bella iniezione di liquidità di cinque miliardi. Difficilmente tali capitali potranno essere reperite nel mercato borsistico. Per questo allora Mps chiede di nuovo aiuto ai titolari di obbligazioni subordinate. Attenzione, non parliamo di grossi speculatori. L’operazione riguarderà il settore retail così come gli investitori istituzionali. Per essere più chiari a soccorrere Mps saranno comuni cittadini insieme a banche e fondi d’investimento.

Come sempre accade purtroppo la patata bollente è passata nelle mani dei piccoli risparmiatori. La conferma, di quanto appena detto, la troviamo anche nelle riflessioni di molti analisti ed esperti di trading. Ad esempio secondo Filippo Diodovich, market strategist di IG, le modalità di conversione delle obbligazioni subordinate mettono “praticamente gli obbligazionisti subordinati con le spalle al muro”, dal momento che, in questo modo, la banca chiede loro di “scegliere tra diventare azionisti o rischio bail in”.

Alla fine, dunque si tratta di scegliere di che morte si vuole morire. La nota di Ig, inoltre, sottolinea che: “La conversione dei bond subordinati era ormai scontata. Il management ha scelto comunque di lasciare fuori le obbligazioni senior. Agli obbligazionisti subordinati rimane, quindi, il dilemma se aderire o no all’offerta”. Da un lato va considerato che l’adesione alla conversione volontaria implica l’aumento del profilo di rischio tra il detenere bond e azioni. Dall’altro non dobbiamo scordarci che non aderendo c’è il rischio che il complesso della ricapitalizzazione non vada a buon fine e ci sia il bail-in con conseguente rischio di azzeramento dei bond subordinati come successo un anno fa con i bond Banca Etruria, Banca Marche e Carife.

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