L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 novembre 2016

Renzi bugiardo, non c'è semplificazione, il ruolo dei sindaci e assessori regionali non è definito

Pubblicato il:13 novembre 2016
MAURIZIO RIBECHINI

Rodotà: 'Riforma non semplifica le Istituzioni ma le complica e toglie potere a cittadini'

Stefano Rodotà spiega le ragioni del No al referendum del 4 dicembre criticando il fatto che la riforma contenga semplificazione e cambiamento

Stefano Rodotà spiega le ragioni del No al referendum

A margine dell'iniziativa "La decostituzionalizzazione in atto nei paesi d'Europa" promossa a Roma questo 13 novembre da MicroMega e dal gruppo europarlamentare GUE-NGL, si è soffermato ai microfoni di Blasting Newse di altre testate presenti il noto giurista Stefano Rodotà. Ecco che cosa ci ha detto.

'Lettera agli italiani all'estero dimostra scarso senso delle Istituzioni'

Quali crede che siano i rischi principali nel caso in cui vinca il Sì al #referendum?

"Intanto spero che non vinca. Per il resto i rischi sono molti e sono legati al modo in cui sarà distribuito il potere, innanzitutto a mio giudizio il rischio vero è che i singoli cittadini vedano diminuita la propria possibilità di influenzare la politica. Questo è il tema capitale, ovvero quanto i singoli cittadini, soli o associati, possano incidere sulle dinamiche generali."

Cosa pensa dell'invio della lettera di #Renzi agli italiani all'estero? Sarà determinante il loro voto?

"C'è poco senso delle istituzioni, esso cala sempre di più. Ognuno cerca di utilizzare la posizione in cui si trova sul filo della legalità. Ma chi ha delle responsabilità non deve stare sul filo della legalità. Fatti di questo genere non possono essere condannati formalmente, ma chi governa dovrebbe avere più senso delle istituzioni. Io nei tanti anni in Parlamento ricordo che nella Commissione Affari Costituzionali si discusse molto del voto degli italiani all'estero, non certo per impedire il loro diritto a esprimersi, ma per l'effettiva informazione che può avere chi vive fuori dal paese e anche per la genuinità del voto. Questo è un problema sempre aperto. I loro voti possono essere determinanti."

Il fronte del Sì la accomuna in questo periodo alla "casta" conservatrice equiparandola a Fini, D'Alema e Berlusconi. Cosa ne pensa?

"In queste situazioni in cui si deve scegliere fra un Sì o un No è evidente che ci si trova in compagnia di persone che la pensano in modo diverso. Ma d'altronde mi trovo in "cattiva compagnia" da tanti anni, come quando il PCI si trovava a dover votare come il MSI in Parlamento, ma il punto è la sostanza della questione. Non si giudica dalle compagnie in questi casi, ma sul merito. Chi invece giudica in base alle compagnie lo fa per evitare di discutere il merito."

Pensa che possa esserci un effetto Trump in Italia, magari inducendo un elettore moderato a votare Sì per evitare che arrivi un giorno un "Trump italiano"?

"Non saprei, ma sono sempre molto prudente nel trasferire gli effetti di quanto avviene in altri Paesi sull'Italia. Giustamente si sta attenti a quanto avviene all'estero. Il fatto che alcuni sostenitori del Sì abbiano avuto la premura di dire che non sono l'establishment dimostra che ognuno cerca di auto-etichettarsi nel modo più gradito a se' stesso, sperando che gli altri lo percepiscano così."

'Nella Riforma non c'è nessuna semplificazione'

In seguito durante l'assemblea plenaria Stefano Rodotà si è soffermato maggiormente sul merito della riforma della #Costituzione italiana: "La semplificazione è smentita dal semplice fatto che non si sa neppure se saranno 10, 11 o 12 i possibili diverse modalità di approvazione di una legge, come dal fatto che non si capisce il ruolo di sindaci e consiglieri regionali. C'erano già situazioni non semplici. ora hanno introdotto ulteriori elementi di complicazione. Il cambiamento esige la necessità di avere dei principi costituzionali fermi, che però stanno venendo meno in questa fase. Ma quello che propongono non è un vero cambiamento. E' forte poi problema della rappresentanza e se non c'è fiducia nei rappresentanti le persone si allontanano. Il rappresentante effettivo è quello in cui il cittadino può identificarsi, investendolo di un elemento di fiducia. Noi abbiamo bisogno non solo di guardare al presente, ma al futuro. Occorre recuperare la prospettiva, una visione, un'utopia. Dobbiamo recuperare la difesa della Costituzione, intesa come terreno comune e insieme di principi da cui non ci si può discostare".

Nessun commento:

Posta un commento