L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 12 novembre 2016

Stati Uniti - la rivoluzione colorata è voluta e portata avanti dalle Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche



Augusto Rubei Diventa fan

Soros, MoveOn e la triste storia dei "Democratici" che contestano un voto democratico

Pubblicato: 12/11/2016 13:05 CET Aggiornato: 12/11/2016 13:05 CET





Migliaia di persone in questi giorni si sono riversate nelle strade delle principali città statunitensi per protestare contro l'elezione di Donald Trump. Siamo alla terza notte di manifestazioni. Raduni a Portland, Oregon, Los Angeles, Philadelphia, Denver, Minneapolis, Baltimora, Dallas e Oakland, in California. Era cominciata come una marcia pacifica, poi è diventata una rivolta: atti vandalici, bottiglie contro gli agenti, vetrine di negozi in frantumi.

E' il popolo dei giovani democratici che contestano un voto democratico. E' il sequel della campagna denigratoria lanciata da prestigiosi quotidiani come il New York Times (costretto a scusarsi) e il Washington Post contro The Donald. E' la supremazia morale di chi crede di essere titolare del sapere assoluto, "compagnucci" e reazionari con la grana in tasca che cercano un tasso di adrenalina sufficiente a compensare la loro inettitudine sociale. E', in sintesi, il braccio esecutivo dell'establishment.

Basta dare un'occhiata alle piattaforme che hanno lanciato questo round di proteste. Su tutte c'è MoveOn.org, un'organizzazione che si definisce progressista e che ospita numerose petizioni sul modello di Change.or. Fu fondata come risposta all'impeachment del presidente Bill Clinton e sostenne la candidatura di John Kerry alle presidenziali del 2004, accumulando milioni di dollari per i candidati democratici.

All'indomani della vittoria di Trump, MoveOn ha annunciato guerra in un post dal titolo "Riflessioni sulle elezioni 2017", in cui un tale Brian Stewart descrive l'elezione del tycoon alla Casa Bianca come "un disastro". "Abbiamo combattuto con i nostri cuori per scongiurare questa realtà. Ma ora ce l'abbiamo di fronte. Il nuovo presidente eletto e molti dei suoi sostenitori hanno umiliato e minacciato milioni di noi e milioni di nostri amici, le nostre famiglie e le persone a noi care. Entrambe le camere del Congresso rimangono in mani repubblicane. Siamo in pericolo - si legge -. Nei giorni a venire, dovremo tirarci su e combattere. Se avete paura, sappiate che non siete soli. Cambieremo le cose insieme. La maggioranza dei 250 milioni di americani non ha scelto Trump. In realtà, Hillary Clinton ha vinto il voto popolare".

Insomma, un delirio di onnipotenza vero e proprio (che fa seguito alla campagna #StopHateDumpTrump lanciata durante la corsa presidenziale sempre su MoveOn), senza contare che siamo alla propaganda più becera. Non è infatti vero che la Clinton ha vinto il voto popolare. O meglio, lo scarto è così minimo da non poter essere considerato. Ad Hillary sono andati 60.467.245 voti, a Donald 60.071.650 voti. Il Paese si è dimostrato diviso in due. Questi sono i fatti.

Un altro fatto sono anche le dure critiche mosse nel 2007 da David Rhodes, oggi presidente di CBS News e allora vicepresidente di Fox News, e dai commentatori Sean Hannity e Bill O'Reilly nei confronti della piattaforma, rea di essere vicino all'Asinello e accusata di aver ricevuto finanziamenti milionari da George Soros. L'imprenditore ungherese da parte sua non ha mai nascosto di aver sostenuto economicamente, vista la sua dichiarata simpatia, le campagne di Barack Obama e Hillary Clinton.

Questi sono ulteriori elementi da cui prendere spunto nell'analisi delle ultime 48 ore. MoveOn ha il suo ruolo nelle manifestazioni anti-Trump è impossibile negarlo. Le centinaia di persone che ancora oggi inondando le piazze farebbero meglio a contestare chi in campo "democratico" non e' andato a votare. Magari domandandosi il perché, prima ancora di lanciare una bottiglia contro un agente di polizia.

Nessun commento:

Posta un commento