L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 14 novembre 2016

Trump - la politica estera degli Stati Uniti cambierà, Nato, Europa, Medio Oriente e Cina

“L’America di Donald Trump? Cambieranno molte cose…”
venerdì, 11 novembre 2016


(Zach Gibson/Getty Images)

Non finisce di far discutere la vittoria di Donald Trump alle presidenziali Usa: c’è chi plaude apertamente, come Flavio Briatore, e chi come la deputata democratica Ileana Argentin la definisce una tragedia “peggio del terremoto”, ma anche chi si affida alla cabala o chiama in causa le profezie di Nostradamus. Nel frattempo, nel dibattito interviene il noto politologo Edward Luttwak, che è uno dei grandi sostenitori di Donald Trump da sempre, spiegando: “Cambieranno molte cose. Trump farà un accordo con Vladimir Putin e siccome gli europei non sono disposti a mandare mezzo milione di soldati in Ucraina, è necessario trovare questa intesa con la Russia”.

“I membri della NATO dovranno allinearsi” – prosegue Luttwak nell’analisi – “Se vogliono mantenere la NATO devono pagare la loro giusta quota in percentuale del prodotto interno lordo e non pagare un terzo, un quinto o un decimo come adesso… Sarà la nuova regola della NATO. Se sei un paese ‘fottuto’ come la Grecia paghi la metà o un terzo. Trump lo farà ma non in maniera drastica o incendiaria. Si darà un programma di 2-3 anni per arrivare a ridefinire le modalità di finanziamento dell’Alleanza atlantica proporzionato ai redditi. Si richiederà meno dal Portogallo ma molto di più da Germania e Francia… Il problema della NATO oggi è che non difende nulla ma costa molto. L’accordo con Putin ridurrà il peso delle spese della Difesa”.

Quindi sui rapporti con la Cina: “Chiunque fa un accordo con la Russia vuole contenere la Cina. La Cina si è messa a “rubare” isole ed isolette e deve smetterla. Altrimenti andrà allo scontro con Trump…”. Nessun dubbio da parte di Luttwak anche su quanto accadrà sul fronte siriano: “Togliere tutto! Portare via i soldati, essere assenti. Lasciarli fare in sostanza… A loro piace uccidersi a vicenda e non è giusto mandare i bersaglieri lì ad interferire. Devono sviluppare da soli il destino dell’Islam. Anzi, dei vari Islam: sunniti, sciiti, zaiditi… Su questo punto, Trump pensa che debbano essere lasciati in pace per trovare il proprio equilibrio”.

Cambieranno – spiega Luttwak – anche i rapporti con l’Europa: “Negli Stati Uniti avremo meno presenza dello stato, meno regole e meno tasse. L’Europa invece continua a fare regole di ogni tipo. L’Europa dei burocrati di Bruxelles che emettono 500 nuove norme al giorno non va d’accordo col nuovo Governo americano. Trump riporterà la vittoria della libertà nella vita americana. Il nuovo Presidente già a gennaio potrà semplicemente abolire i decreti ingiuntivi fatti da Obama usando i poteri presidenziali oltre il limite del costume con mille limitazioni ambientalistiche. Trump vuole deregolamentare mentre se l’Europa continua a voler imporre norme su tutto fino a decidere la forma di ogni formaggio, allora non andremo d’accordo. Insomma, l’Europa di Mario Monti non interessa proprio a Trump…”. Spazio infine alla questione del confine messicano: “Trump si è già incontrato in passato con il Presidente messicano. Uno dei primi impegni del nuovo Presidente sarà proprio quello di riparare i rapporti con il Messico ma naturalmente Trump applicherà la legge sull’immigrazione, cosa che Obama non ha fatto”.

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