L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 dicembre 2016

Il cerchio si è chiuso. Renzi messo al governo per mangiare i risparmi degli italiani

Riforma popolari sospesa, Brunetta: «altra tranvata per governo»



«Il Consiglio di Stato boccia la riforma delle popolari di Matteo Renzi. Dopo la Consulta con Marianna Madia altra tranvata per il governo». Lo scrive su Twitter Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in relazione alla sospensione, da parte dei giudici di Palazzo Spada, della circolare di Bankitalia che attua la riforma delle banche popolari.

Non tardano ad arrivare anche i commenti dei deputati del M5S: «dopo la bocciatura di un pezzo della riforma della Pubblica amministrazione da parte della Consulta, ecco un altro schiaffo, stavolta dal Consiglio di Stato, al governo che calpesta la tutela costituzionale del risparmio e nel frattempo tenta di ergersi a nuovo padre costituente. Grazie anche alla vigile pressione di associazioni come Adusbef, i magistrati amministrativi riconoscono la gravita di un aspetto della riforma che il M5S da subito aveva denunciato: è incostituzionale negare il pieno rimborso delle quote ai soci delle popolari che non condividessero l’idea di entrare in una Spa e chiedessero il recesso».

«Stiamo parlando della legge che tentava disperatamente di salvare la banca di papà Boschie che, quindi, stava molto a cuore all’esecutivo della figlia Maria Elena. Secondo il Consiglio di Stato, che solleva la questione della legittimità costituzionale della norma di fronte alla Consulta, la Banca d’Italia non può fare il bello e cattivo tempo con i risparmi dei cittadini, decidendo in autonomia modalità ed entità degli eventuali rimborsi. In altre parole – rincara il M5S Camera – la stabilità del sistema non può essere perseguita a discapito della tutela del risparmio».

«Inoltre i magistrati amministrativi spiegano che con la riforma si genera un assurdo conflitto di interessi per cui il debitore, ossia la banca in via di trasformazione, può farsi arbitro delle sorti del diritto al rimborso della quota vantato dal socio creditore. Una roba che dovrebbe consigliare a chi l’ha concepita di andarsi a nascondere dalla vergogna. Questa gente non sa scrivere le leggi. Anzi, sa scriverle benissimo quando si tratta di favorire i loro amici. Ecco perché domenica bisogna votare No alla riforma che prende il nome proprio dalla figlia di Pier Luigi Boschi», chiude il M5S Camera.

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