L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 29 dicembre 2016

Il governo fantoccio è attaccato dal suo creatore, il Renzi, a questi non gli ne frega niente dell'Italia

Guerra totale nel Pd. Boccia duro con Renzi e Orfini: “Non si vergognano a mettere la scadenza al Governo?”

dalla Redazione
Boccia contro Renzi Pd

La tregua natalizia nel Partito democratico non è arrivata nemmeno a Capodanno, come era prevedibile. L’attacco delle minoranze è infatti partito con il presidente della commissione Bilancio della Camera, il lettiano Francesco Boccia. Che se la prende con il segretario e il presidente del Pd, Matteo Renzi e Matteo Orfini. Nel mirino è finito il tentativo di indicare la data di scadenza del Governo Gentiloni, seguendo il solco tracciato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.
“Ha iniziato Renzi prima ancora che il governo Gentiloni giurasse, ha continuato Zanda, ora Orfini. Tutti impegnati affannosamente a fissare una scadenza al Governo in carica. Mi chiedo e gli chiedo, un po’ di sano senso di vergogna mai?”, ha scritto Boccia in un intervento sull’Huffington Post. E ancora: “Ma come si può due settimane dopo il giuramento del governo far partire gli ultimatum dallo stesso nostro partito che ha fatto nascere il terzo governo in quattro anni. Ma il senso del limite e della misura oltre che quello sempre sano della vergogna, non fa mai venire il dubbio che forse questo modo di fare ha stancato molti italiani?”. Le parole di Boccia fanno il paio con quelle di Gianni Cuperlo, altro deputato dem, che poco prima del Natale ha fatto gli auguri a modo: chiedendo a Renzi di lasciare il timone del partito.
Boccia ha lanciato un affondo diretto nei confronti di Renzi, lasciando intendere che concepisce il potere con metodi medievali: “Il nostro Paese è ancora una repubblica parlamentare e non la repubblica di Firenze; quella finì nel 1532 con Alessandro de’Medici”. In pratica “gli stessi che hanno fatto nascere il governo Gentiloni pensano già a come sfiduciarlo”, ha annotato il deputato del Pd. Che poi ha concluso: “Dovranno farsene una ragione, i problemi degli italiani vengono prima dei giochini di palazzo e quando e a quali condizioni si vota lo decide il presidente della Repubblica”.

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