L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 3 dicembre 2016

La campagna elettorale del Pd basata sul terrorismo psicologico, sulle menzogne, sui soldi in cambio di voti

Il terrorismo psicologico, gli italiani all’estero e De Luca: come il Pd sta facendo campagna referendaria.

Ieri ho tenuto l’ultima lezione del corso di questo anno, al termine della quale, come al solito ho risposto agli interventi dei miei studenti. Fra loro uno ha detto di essere stato convinto a votare No, ma di aver nutrito dubbi da ieri, dopo che l’azienda per la quale lavora il padre, ha inviato un sms, nel quale dice che forse non potrà confermare l’incarico di lavoro per l’anno prossimo, perché due aziende (una di Abu Dhabi e l’altra cinese) hanno comunicato di sospendere le rispettive ordinazioni sino al risultato del referendum per cui, l’ordine è da intendersi revocato in caso di vittoria del  no.  Quanti altri sms del genere stanno arrivando in queste ore attuando una campagna di terrorismo psicologico?
Le ipotesi sono due: o l’imprenditore si è inventato tutto perché è un galoppino del Pd ed, a suo modo, fa così campagna elettorale, oppure la notizia è vera e questo peggiora ancor di più il giudizio sul Pd. Come si ricorderà, tutta la campagna elettorale è stata segnata sin dall’inizio da una martellante serie di appelli delle istituzioni finanziarie europee sui rischi di una vittoria del No simile a quella condotta sul referendum per la Brexit. Quello che è grave è che il governo, lungi dal respingere queste interferenze in difesa dell’indipendenza nazionale e dell’immagine economica del paese, se ne è giovato ed ha soffiato sul fuoco, ingigantendo ulteriormente gli allarmi. A questo punto, se degli investitori stranieri giungono davvero a sospendere loro committenze per questa ragione, è chiaro che questo è il risultato della campagna del governo che sta dando luogo alla profezia che si autoinvera. Il fatto è che forse gli italiani non presteranno attenzione a questa campagna terroristica, ma alcune aziende straniere si e con effetti negativi sull’economia nazionale.
A questo punto ci chiediamo: siamo sicuri che il comportamento delle autorità di governo sia stato penalmente ineccepibile? Chi ripaga il danno di immagine  economica del paese?
Mentre si consumano le ultime ore di campagna elettorale, parte la questione degli italiani all’estero, cui il Presidente del Consiglio appende le sue ultime speranze di sovvertire le previsioni. E veniamo a sapere che buona parte di essi ha ricevuto a casa un depliant del Pd che illustra le ragioni del Si. Chi ha dato l’indirizzo di questi cittadini al Pd? Sembra che ora ci sia un elenco pubblico, consultabile da tutti, ma comprende anche gli indirizzi? E da quando è pubblico?
In ogni caso, questo elenco sembra non sia stato consultabile sino a data recente, ma per essere arrivati già il 20 novembre questi depliant è ovvio che la spedizione è partita decisamente prima e che prima ancora sono stati trascritti gli indirizzi.  E’ realistico che questa operazione ha richiesto almeno 20-25 giorni di preparazione (fra acquisizione degli indirizzi, allestimento del plico postale, invio e consegna) e le buste sarebbero arrivate già a metà novembre. Vogliamo capirci qualcosa? Se emergesse che il Si ha goduto di questo vantaggio indebito rispetto al No, non sarebbe il caso di chiedere già da adesso, l’annullamento del voto degli italiani all’estero?
Non parliamo poi delle chiamate di comitati per il si sui telefoni cellulari: da chi hanno avuto il numero da chiamare?
Poi ci sono i “giochi delle tre carte” del piccolo pataccaro fiorentino, dietro cui si staglia l’ombra del grande pataccaro napoletano. Ad esempio, è scomparso il tema della legge elettorale che costituisce la pietra fondante di questo ordinamento. Renzi dice che, siccome ha raggiunto un vaghissimo accordo con la minoranza cuperliana sul superamento dell’Italicum, questa legge non c’è più.
Cosa falsa due volte: in primo luogo perché, sino a quando una legge votata dal Parlamento non introduce una nuova legge elettorale, quella vigente resta l’Italicum e nessuno può garantire che dopo il 4 dicembre ci sarà una maggioranza pronta a votare una nuova legge o che non sopraggiunga lo scioglimento anticipato del Parlamento; in secondo luogo perché noi non sappiamo di che legge si tratti: potrebbe essere ancora più dis-rappresentativa dell’Italicum. Di fatto, questo è solo un modo per cacciare dal referendum un tema scomodo e chiedere agli elettori di firmare una cambiale in bianco, con la scusa che il referendum è sulla Costituzione e non sulla legge elettorale, come se questa fosse indifferente al concreto funzionamento della riforma costituzionale.
Altra patacca renziana: la legge elettorale delle regioni farà in modo che i senatori siano scelti dai cittadini. Bugia amara: la norma costituzionale (art 57) dice testualmente “I Consigli regionali ed i consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori”. Quindi chi elegge sono i consigli regionali e non gli elettori ed una legge ordinaria (tale è la legge elettorale regionale) non può prevalere su una norma costituzionale, per cui, se si vuole reintrodurre l’elettività diretta dei senatori (ad esempio dichiarando automaticamente  senatori i consiglieri che abbiano ottenuto più preferenze) occorre prima fare una nuova revisione costituzionale. Il piccolo truffatore fiorentino non sa cosa sia la vergogna ed imbroglia deliberatamente l’elettorato.
Poi c’è il caso De Luca che è l’apice di questa campagna elettorale: ora il vicerè della Campania la sta buttando in burla, come suo solito: ho scherzato, ma credete davvero che si faccia voto di scambio con la frittura di pesce? Alfieri l’ho chiamato solo perché era vicino a me in quel momento e le mie espressioni sulla clientela erano evidenti paradossi, la riunione era aperta a tutti ecce cc.
Allora, qualche precisazione:
1.    il voto di scambio non è tanto quello fra i galoppini di De Luca e i singoli elettori ed a base di fritture di pesce (quello sarebbe solo il momento terminale e la frittura è solo un modo elegante per parlar d’altro). Il vero voto di scambio è quello che sarebbe avvenuto fra il Presidente del Consiglio ed il governatore della Campania, attraverso l’erogazione di forti quantità di denaro per opere pubbliche in Campania, in cambio di consensi alla riforma. Nessuno nega che il governo abbia il potere di erogare somme di denaro, per il passato e per il futuro, ad una regione piuttosto che ad un’altra, ma questo non deve essere condizionato o comunque messo in relazione al voto referendario. E De Luca fa proprio questo: per motivare i sindaci a muoversi dice “abbiamo avuto un fiume di denaro ed altro ne arriverà” (sottintendendo, la vittoria del si). Il ragionamento è questo: se vince il No il governo cade e quindi perdiamo i finanziamenti assicurati da questo governo. Il punto è proprio qua: che la partita dei finanziamenti deve restare separata da quella referendaria, l’elettore deve esprimersi  sul testo della costituzione a prescindere dall’eventuale vantaggio che gliene verrebbe in caso di vittoria di una delle due tesi (magari in termini di un posto di lavoro), diversamente, appunto, saremmo al voto di scambio.
2.     Quanto alle facezie, il presidente della regione Campania, politico esperto, dovrebbe sapere che in un momento delicatissimo come quello presente, è necessario essere molto accorti nell’uso delle parole che un fraintendimento può portare a comportamenti delittuosi. Ad esempio, potrebbe esserci qualche sindaco privo di senso dell’umorismo, che potrebbe interpretare alla lettera l’indicazione di fare clientelismo (cioè voto di scambio). E poi, se la riunione era davvero quel porto di mare di cui De Luca dice, perché compiacersi all’inizio dell’assenza di giornalisti che avrebbe consentito una certa libertà di linguaggio?
3.    Alfieri non è uno qualsiasi ma un dirigente di partito che non venne candidato alle elezioni regionali dal Pd perché ritenuto “impresentabile”. E questo ha un significato poco scherzoso.
Il Presidente del Pd Orfini ha dichiarato che “il Pd non è De Luca” e che il partito (in quella regione) va rifondato. Ebbene no: il Pd è De Luca ed i suoi metodi, in primo luogo perché non c’è stata alcuna dissociazione del partito o procedimento disciplinare (fosse anche una semplice ammonizione), anzi il partito lo ha difeso in Commissione Antimafia. Ma, soprattutto, lo ha premiato con uno scandaloso decreto che gli consente di diventare commissario alla sanità nella sua regione, in deroga a quanto già stabilito, proprio per evitare il fenomeno del controllato-controllore, e con lo stesso spirito della riforma che postula una ripresa di controllo da parte del governo centrale.
Dunque, possiamo tranquillamente affermare che il voto di scambio fa parte delle modalità di intervento politico del Pd, con tutto quel che ne consegue.
Quanto alla natura giuridica dell’eventuale comportamento da sanzionare in sede penale, dobbiamo considerare che l’eventuale voto di scambio sarebbe il reato mezzo, mentre il reato fine sarebbe quello della turbativa del voto referendario. Mi si è giustamente fatto notare che l’art. 283 del cp è stato modificato nel 2006 introducendo un richiamo all’uso di mezzi violenti per attentare alla Costituzione, per cui non sarebbe qui applicabile. Ora, a parte il fatto che le norme sono sottoposte ad interpretazione  e, se è vero che in claris non fit interpretatio, è anche vero che la gravità del comportamento, che inferisce sui meccanismi più delicati dell’ordinamento giuridico, è tale da poter giustificare una interpretazione estensiva della norma (che peraltro, precedentemente era più onnicomprensiva), resta il problema di configurare adeguatamente l’eventuale reato fine, magari prendendo in considerazione altre fattispecie penali.
Concludendo: noi voteremo su un testo costituzionale, ma non possiamo ignorare il contesto di questo voto, fatto di illegalità piccole e grandi che non possono passare senza sanzione. Anche perché, se questo accade prima di una eventuale vittoria del Si, immaginiamo cosa potrà accadere in seguito ad essa e in che clima faremo le prossime elezioni politiche o i prossimi referendum.
Ed allora lancio una idea: perché non fare un “libro bianco sulle illegalità del Pd” in questa campagna referendaria? Vale la pena di discuterne, vi pare?

Aldo Giannuli

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