L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 31 dicembre 2016

Siria - incontrovertibili nuovi equilibri che tendono verso la pacificazione dell'area nonostante i mercenari taglliagola dell'Isis

Siria: in attesa di Trump, Putin conquista il Medio Oriente

Mosca ne approfitta e accelera sulla Siria, spostando il baricentro d'influenza in Eurasia.
Putin

Putin

globalist 29 dicembre 2016
Quando il gatto non c'è...Che il Cremlino avesse deciso di accelerare la soluzione della crisi siriana s'era capito già dopo la vittoria di Donald Trump. Ora, pur avanzando cautela, Putin ha deciso di passare all'incasso. Mosca, infatti, vuole farsi trovare in una posizione di vantaggio quando il presidente-eletto prenderà finalmente in mano le redini della Casa Bianca. La mossa, se l'accordo reggerà, non rappresenta però (solo) un innegabile successo personale dello zar, bensì un poker 'corale' della diplomazia russa e un cambio di qualità della sua influenza nell'intero Medio Oriente. Mosca, d'altra parte, ha puntato sull'internazionalizzazione della crisi portando al centro del tavolo negoziale la Turchia - riabilitata dopo un durissimo braccio di ferro innescato dall'abbattimento del jet russo nei cieli siriani - e l'Iran. Le tre potenze si sono fatte garanti del processo di pace e Mosca, al contempo, ha spinto per coinvolgere l'Egitto di al-Sisi: sono mesi infatti che l'inviato in Medio Oriente di Putin, nonché vice ministro degli Esteri, Mikhail Bogdanov fa la spola tra Mosca e le principali capitali dell'area per completare il puzzle con pazienza certosina. Ora sembra che tutte le tessere siano finite al posto giusto - per quanto i jihadisti dell'Isis e di al Nusra non spariranno nel giro di una notte e i militari russi in Siria dovranno restare ancora a lungo, checché ne dica Putin. Detto ciò, il simbolo forse più plastico di questo lavoro di fino è la scelta di Astana come il luogo dove tentare di apporre la parola fine alla sanguinosa guerra civile siriana. La capitale del Kazakistan, ormai soprannominata la 'Dubai della steppa' in virtù del suo impetuoso sviluppo garantito da gas e petrolio, è quanto più lontano possa esistere dalla neutralissima quanto europeissima Ginevra, incarnazione perfetta del nuovo ordine mondiale nato dalla fine della Seconda Guerra mondiale. L'inviato speciale dell'Onu in Siria, Staffan De Mistura, d'altra parte ha già dato la sua benedizione al nuovo formato, che senz'altro conferma il ruolo di protagonista dell'immortale presidente kazako Nursultan Nazarbayev, già 'padrino' del disgelo fra Putin ed Erdogan e personaggio chiave nella rimozione delle sanzioni all'Iran. Proprio ad Astana, nel 2017, si terrà la prossima edizione dell'Expo e Nazarbayev potra' cosi' capitalizzare sulla probabile sovraesposizione mediatica che il processo di pace siriano assicurerà al suo Paese. Che è e resta un partner cruciale di quella Associazione Economica Euroasiatica su cui Putin sta puntando molto per ricostruire i fasti (su base moderna) dell'Unione Sovietica. E non e' un caso che l'Eurasia sia li' li' per firmare accordi di scambio commerciale proprio con l'Iran e l'Egitto. Se tutto andra' per il verso giusto, Putin potra' dunque posizionare la Russia come potenza egemone nel Medio Oriente e nel Mediterraneo orientale - vero e proprio pallino dello zar, stando a diverse fonti - sfruttando in parte anche il volano dell'associazione Euroasiatica. A muovere ora tocca agli Stati Uniti. 

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