L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 16 dicembre 2016

Trump costringe il mondo a riposizionarsi

SULLO SFONDO DELLA DISPUTA PER LE ISOLE CURILI, RIPARTE IL DIALOGO RUSSIA-GIAPPONE

(di Giampiero Venturi)
15/12/16 
L’incontro tra il Presidente Putin e il premier Abe nella città di Nagato in Giappone, sintetizza il buon momento dei rapporti fra Mosca e Tokyo. Sullo sfondo l’atavico problema delle Curili, una striscia apparentemente inutile di isole brulle (ricordano l’Islanda, n.d.a.) che unisce la penisola della Kamchatka all’arcipelago del Sol Levante.
La diatriba dura da quasi 150 anni, con la sovranità passata definitivamente con la fine della Seconda guerra mondiale e la capitolazione del Giappone all’allora Unione Sovietica.
Negli ultimi 70 anni la questione è rimasta aperta, con Tokyo che ha rivendicato più volte il possesso di almeno una parte delle isole (le quattro più vicine al Giappone, per l’esattezza Kunashir, Habomai, Shikotan e Iturup).
La Russia viceversa ha sempre considerato le Curili parte del proprio territorio e di grande rilievo strategico, perché permettono il controllo del porto di Vladivostok senza dover incrociare lo stretto tra le due Coree e il Giappone.
Le isole, vulcaniche e scarsamente abitate (20.000 anime in tutto), sono teatro di frequenti esercitazioni militari ma non solo: nel maggio 2016 è stata pianificata dai russi la costruzione di una base aerea nell’isola di Matua, una delle più piccole dell’arcipelago ma posizionata al centro, perfetta porta d’accesso al Mare di Okhotsk. La base aerea sarebbe essenziale per allungare la portata strategica delle forze aeree di Mosca, in una logica geopolitica legata al Pacifico.
Come segnale di buon vicinato, prima dell’incontro Putin-Abe, il Giappone ha reso pubblica la “riduzione” delle proprie rivendicazioni territoriali limitandole alle sole isole di Habomai e Shikotan; di tutta risposta il Cremlino non si è irrigidito, lasciando aperto un vago spiraglio.
La disputa sulla sovranità viene inquadrata in un più ampio disegno geopolitico dove Russia e Giappone non sembrano destinati ad essere per forza eterni nemici. In vista dell’insediamento di Donald Trump, che nel riassetto generale delle alleanze comporterà un possibile inasprimento delle relazioni tra Stati Uniti e Cina, i rapporti bilaterali tra i Paesi dell’area diventano essenziali. In particolare quelli fra Russia e Giappone che condividono un’area di crescente peso geostrategico.
Il Giappone dal Dopoguerra in poi ha seguito l’Occidente in tutte le scelte di politica estera, comprese le sanzioni alla Russia per la crisi in Ucraina. L’alleanza politico-militare tra Tokyo e Washington appare oggi indissolubile. Alla luce dei futuri rapporti tra America e Russia, sembra inevitabile però anche lo sviluppo del dialogo  e della cooperazione tra Mosca e Tokyo, con potenziali effetti tangibili in tutto il Pacifico.
(foto: web)

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