L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 13 gennaio 2017

Alain de Benoist un vero pensatore


Il caso. Se Le Monde celebra la nuova giovinezza di Alain de Benoist (maestro di carattere)

Pubblicato il 13 gennaio 2017 da Ariane Chemin
Categorie : Cultura
Zemmour e de Benoist sulla coertina di Elements
Zemmour e de Benoist sulla coertina di Elements
Ecluzelles, nei pressi di Dreux. Una piccola casa di campagna, libri e gatti ovunque: la Tebaide normanna di Alain de Benoist, figura di punta della nuova destra degli anni 1970, è il legame materno di questo regionalista. E’ qui, tra i suoi soggiorni in un piccolo appartamento parigino nei pressi della rue de Charonne, e i numerosi inviti a conferenze in Italia o in Germania, che questo autodidatta dal pizzetto bianco scrive o si nutre di letture. Il suo 103mo libro sarà pubblicato a fine gennaio da Pierre-Guillaume Roux, l’editore degli infrequentabili: Il momento populista – Destra-sinistra – è finito esplora il divorzio tra il “popolo” e “la Nuova classe dirigente”, versione chic e maiuscola delle élite globalizzate.
Da mezzo secolo, non sfugge ad Alain de Benoist il minimo aspetto del dibattito delle idee. “Io leggo o sfoglio più di 300 titoli di riviste differenti”, racconta l’intellettuale di 73 anni, nel suo abituale gilet senza maniche. Grazie alla rete, ma anche al fattorino (quasi un sacco postale al giorno), lui rintraccia tutto ciò che il pianeta racconta degli intellettuali “inclassificabili”.
Spesso fa inviare loro la sua rivista Eléments, che ha una nuova formula aumentata dal mese di ottobre 2015, e dove ha perso il suo pseudonimo. A volte li convince a collaborarvi o a partecipare alla sua trasmissione “Le idee a posto”, su TV liberté, un WebMedia di estrema destra. Infine evoca il loro pensiero sul suo blog, in un articolo pubblicato su Boulevard Voltaire, il sito fondato nel 2012 dall’attuale sindaco di Béziers Robert Ménard, o ancora dai bretoni di Breizh-Info.
Mathieu Bock-Côté, il sociologo conservatore del Québec che incanta il sito di dibattiti FigaroVox, fu letto per primo da de Benoist. Come il filosofo e matematico Olivier Rey, “rintracciato presto”, come Chantal Mouffle, figura della sinistra radicale le cui opere sono commentate su Eléments fin dal 1992. Ma “nel paesaggio intellettuale francese, colui al quale mi sento più vicino è quanto meno Jean-Claude Michea”, ha detto Alain de Benoist. Ritorno al socialismo delle origini dopo che la sinistra si è ripiegata su antirazzismo e su diritti dell’uomo, constata che il liberalismo economico e sociale sono due facce della stessa medaglia …
I due uomini non si conoscono ma si inviano i loro libri. Molto tempo fa Alain de Benoist aveva anche un fan club. Fu durante gli anni 1970. Dopo la fondazione del Gruppo di ricerche e studi per la civiltà europea (Grece) nel 1968, il giovane de Benoist aveva attirato intorno a questo laboratorio di rifondazione ideologica dell’estrema destra una giovane guardia sedotta dalle sue idee iconoclaste. Circa dieci anni più tardi, nell’autunno del 1977, il nuovo capo dei servizi culturali del Figaro, Louis Pauwels, lancia una rivista settimanale, e offre ai “grecisti” Alain de Benoist e Patrice de Plunkett di dirigerla. Il primo si consacra alla cronaca delle idee, lasciando a Plunkett la redazione del supplemento. Dall’ottobre 1978 e fino almeno al 1981 un nucleo duro affronta i loro temi preferiti (politica del vivente, etologia, divulgazione dei lavori scientifici degli anni 1970) in un Figaro Magazine che raggiunge in poche settimane 400mila copie di vendita, prima di raddoppiare questa cifra.
Nell’estate del 1979 la polemica si scatena sulle pagine di Le Monde e del Nouvel Oservateur. Ricerca delle identità, gerarchia delle razze, paganesimo… Prezzo del successo, l’ideologia del Grece è infine dissezionata, e la scuola di Alain Benoist soprannominata “nuova destra”. Il suo capofila è ricevuto alla trasmissione “Apostrofi” per il suo libro Le idee a posto ma l’arrivo della sinistra al potere, poi la virata “cristiana” del Figaro Magazine finiscono per precipitarlo nell’oblìo. Addio “Panorama” di France Culture e le tribune del Monde: è diventato uno spaventapasseri. Poi, cerca di fare un’onorevole ammenda.
Nel 2012, in Memoire vive (Edizioni Fallois), l’ideologo riconosce: “Difendevo il razzismo, o quanto meno il razzialismo, e l’ho difeso senza stato d’anima”. E non smette di costruire ponti con i pensatori dell’altra sponda, sfocando le tracce in libri spesso opachi. Da poco tempo, Michel Onfray, il vicino normanno di casa, ha accettato di incontrarlo. “Preferisco una analisi giusta di Alain de Benoist che un’analisi sbagliata di Minc, Attali o BHL”, dichiara il filosofo libertario nel marzo 2015 su Le Point, prima di concedere un’intervista a Eléments e parlare a TV Libertés.
Disinibita, la giovane guardia intellettuale “antimoderna”, che da due o tre anni si presenta su riviste, vuole credere alla buona fede o al pentimento del teorico della nuova destra. Decrescita, teoria del genere… L’ideologo si incanta a vedere le giovani penne “anticonformiste” riprendere i temi sui quali lui ha scritto prima di loro.
“La sinistra non ha visto sotto la linea di galleggiamento l’emergere di una controcultura e ha trascurato il ruolo di controinformazione di Internet e dei blog; s’entusiasma, davanti a noi, il settantenne come se si tuffasse in un bagno di giovinezza. Sento come un lieve riscaldamento climatico dopo gli anni di piombo. Una lastra di ghiaccio si sta sciogliendo: i giovani di talento stanno sostituendo i vecchi granchi”.
Ha cenato con Eugénie Bastié, che l’ha intervistato a Limite ed è stata presentata in prima di copertina in Eléments. Ha accolto a Ecluzelles la giovane romanziera e giornalista di Valeurs actuelles Solange Bied-Charreton, anche lei “issata” in prima di copertina ad Eléments in un numero dedicato agli “indisciplinati”. “Negli anni 1970 sarei stata un suo nemico. Oggi Alain de Benoist mi piace molto” riflette Matthew Giroux, che lo intervista sul proprio sito, Philitt. E’ cambiato Alain de Benoist? O sono cambiati i tempi?
[Tratto da Le Monde, 11.I.2017; Traduzione di Manlio Triggiani]

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