L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 12 gennaio 2017

Diego Fusaro - le Consorterie Guerrafondaie Statunitensi ed Ebraiche vanno in guerra, questa sarà l'ultima, ci sarà la distruzione della Terra

Carri armati Nato in Germania, Fusaro: "Stanno nascondendo che rischiamo la guerra"

10 gennaio 2017 ore 15:40, Andrea De Angelis
"Le idee dominanti sono sempre le idee della classe dominante diceva qualcuno...". Così il filosofo Diego Fusaro nel commentare la notizia, poco diffusa in realtà dai media, dell'arrivo di un ingente arsenale di carri armati ed equipaggiamenti militari Usa in Germania, diretti in sette Paesi, dall'Estonia alla Bulgaria. Segno del timore degli alleati Nato nei confronti della Russia. Nell'intervista a IntelligoNews, Fusaro sottolinea come "si sta ricreando un antiamericanismo che in realtà non è, attenzione, un antiamericanismo, ma il semplice riconoscimento della propria indipendenza culturale, politica e geopolitica". "A mio avviso c'è un rischio reale di guerra. Assolutamente. Si sta creando una situazione analoga a quella della Guerra Fredda. Bisogna capire se si congela il conflitto e quindi si produce una situazione di equilibrio delle forze come ai tempi dell'Unione Sovietica, o se si sfocia in una guerra che sarebbero gli Stati Uniti a volere, non certo la Russia di Putin", aggiunge il filosofo. Compresa l'America di Trump.

La notizia è imponente, ma se ne parla poco. Perché?
"La conferma che l'aristocrazia finanziaria detiene il monopolio dei mezzi di comunicazione oltre che di produzione. Quindi ha interesse a far passare solo le notizie che rinsaldano il suo potere, non quelle che invece possono minacciarlo o renderlo palese. Le idee dominanti sono sempre le idee della classe dominante diceva qualcuno...".

Quindi magari ci ritroviamo a leggere di un attore famoso che parla contro Trump piuttosto che delle firme false per delle elezioni comunali, dimenticando quelli che sono scenari geopolitici enormi?
"Ci troviamo in prima pagina notizie risibili come quella del gruppo de Il Volo che critica Trump, dimenticando che Trump o non Trump la potenza a stelle e strisce sta lentamente accerchiando l'ex Unione Sovietica. Altro che pericolo Russia. La Russia non ha più invaso nessuno dal 1989 ad oggi, ha semmai subito continuamente un'opera di accerchiamento geopolitico, culturale e militare". 

Carri armati Nato in Germania, Fusaro: 'Stanno nascondendo che rischiamo la guerra'
 
Putin ha ottenuto dei successi negli ultimi anni. Nell'orbita russa sono entrati Paesi come Turchia ed Egitto, questo per gli Stati Uniti ha significato una sconfitta. 
"Certo, perché sempre più diventa evidente che si sta costituendo un bipolarismo, per quanto ancora in fieri, che vede protagonista non più la Russia di Lenin e Stalin, ma quella di Putin che è il degno continuatore della tradizione sovietica. In questo senso si sta ricreando un antiamericanismo che in realtà non è, attenzione, un antiamericanismo, ma il semplice riconoscimento della propria indipendenza culturale, politica e geopolitica". 

Venendo alla Germania, lì se ne parla un po' di più e ci sono state anche delle persone scese in piazza per protestare. Il modo per dire no al sistema dei media a cui ha fatto riferimento, oppure è utopico pensare a un popolo che scende in piazza contro un'informazione parziale?
"Già meglio di niente, bisognerebbe scendere ancor di più in piazza in questi momenti. Quello che oggi davvero manca è la saldatura tra gli intellettuali e il popolo. Gli intellettuali hanno scelto di fornire quadri ideologici all'aristocrazia finanziaria, ma così si è persa la connessione che Gramsci chiamava tra popolo e intellettuali". 

C'è il rischio di una guerra? Stiamo parlando di carri armati e truppe che dagli Usa arrivano in Europa, ma il rischio è reale o no?
"A mio avviso c'è un rischio reale di guerra. Assolutamente. Si sta creando una situazione analoga a quella della Guerra Fredda. Bisogna capire se si congela il conflitto e quindi si produce una situazione di equilibrio delle forze come ai tempi dell'Unione Sovietica, o se si sfocia in una guerra che sarebbero gli Stati Uniti a volere, non certo la Russia di Putin". 

Anche gli Stati Uniti di Trump?
"Gli Stati Uniti di Trump, per quanto abbiano espresso la volontà di avere buoni rapporti con la Russia, secondo me finiranno per essere ancora una volta l'espressione dell'elite finanziaria e capitalistica. Puntava sulla Clinton, ora sta cambiando cavallo da corsa. Le affermazioni di Trump su Fidel Castro e Israele sono letteralmente indecorose e rivelative al tempo stesso".
 

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