L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 gennaio 2017

Gentiloni bocciato

Reddito di inclusione e circoli viziosi



di Deanna Pala
4 gennaio 2017

Lo aveva già commentato Gentiloni alla conferenza stampa di fine anno. Ieri, il Ministro Martina lo ha ripreso parlandone in termini di urgenza: è il reddito di inclusione.

Il Reddito d’Inclusione (Rei) è un reddito erogato dallo Stato alle famiglie che l’Istat indica al di sotto della soglia di povertà. Un assegno di massimo di 400 € mensili e che dovrebbe raggiungere una buona parte, ma difficilmente tutta, delmilione e 600 mila famiglie povere.

Perché non potrà essere dato a tutti i poveri e perché è di soli 400 € mensili (al massimo)?

A causa di una parola che il vocabolario dall’austerità ama particolarmente: lacopertura finanziaria. La Legge di Stabilità 2016 dedica alla misura anti povertà 1 miliardo 150 milioni di euro. Una cifra e una soluzione che non risolve il problema dell’esclusione sociale, ma che mette in luce il circolo vizioso dell’Eurozona: le politiche di austerità creano disoccupazione e povertà e i governi si affannano a cercare una soluzione all’interno dei vincoli delle politiche di austerità. Il risultato è il totale fallimento.

Pochi soldi e non lavoro, non a tutti i poveri, e per di più soldi stanziati ma non ancora approvati.

Eppure c’è stato un momento in cui abbiamo pensato che ci fosse un disegno diverso, orientato a combattere la povertà tramite il lavoro. Lavoro per tutti. È stato quando Gentiloni, alla domanda sulla sorte del disegno di legge sul Rei, ha risposto così:

Un percorso verso una maggiore uniformità di uno strumento di tutela universale è assolutamente necessario. È nei nostri impegni. Ma bisogna stare attenti: non deve disincentivare l’aspirazione a lavorare, ma tutelare le situazioni di crisi e disagio.

Giusto! Non dobbiamo disincentivare l’aspirazione a lavorare. Quindi il Governo darà vita a Piani di Lavoro Transitorio per tutte le persone che vivono una situazione di crisi e di disoccupazione?

No, Gentiloni non ha concluso la frase così. Ha invece elogiato in quel discorso la riforma del Jobs Act, che ha definito ottima, e ha avuto parole dolci anche per ivoucher, il cui problema sta solo nella correzione degli abusi.

Nessun lavoro di transizione, ma riforme. Nessuna politica di crescita, ma piccoli redditi anti povertà. È il circolo vizioso dell’Eurozona, ancora nel 2017.

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