L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 11 gennaio 2017

Giulietto Chiesa - vogliono la guerra e si inventano\inventeranno false prove

Hacker russi, Giulietto Chiesa: «Una falsificazione che serve solo a preparare la guerra»

L'ex presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama ha accusato la Russia di aver influenzato l'esito delle elezioni americane. Ma le cose stanno davvero così?

TORINO - L'ex presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama ha accusato la Russia di aver influenzato l'esito delle elezioni americane. Ma le cose stanno davvero così? L'abbiamo chiesto a Giulietto Chiesa.
Chiesa, nel 2001 teorizzasti la «non terzietà» del giornalismo. Sostenevi che la proclamata «oggettività» fosse un indicatore di truffa: questo perché le narrazioni non possono prescindere dal filtro ideologico che un giornalista appone ad un fatto che racconta. In virtù di questo, cosa pensi dell’attuale dibattito sulla post verità?
Siamo di fronte a una narrazione del mondo contemporaneo completamente artificioso e manipolatorio. Al tempo si trattava di episodi al loro sorgere, mentre ora è un sistema consolidato che tra l’altro funziona sempre meno.
Cosa ne pensi degli hacker russi?
Una intera falsificazione. Se si legge con attenzione ciò che viene propalato, non si riesce a capire cosa facciano questi famosi hacker russi. Ci sono addirittura delle versioni comiche, secondo cui gli hacker farebbero propaganda. Se si va a vedere il film di Oliver Stone, in cui si comprende cosa fanno gli hacker di stato Usa, capiamo come lavorano realmente costoro: spegnere un paese è nelle loro possibilità, non fare propaganda. Quello che ci propinano i media Usa è uno scherzo ridicolo. Non c’è una prova contro la Russia e ciò che viene portato come tale è palesemente ridicolo. Hanno individuato sigle che non vogliono dire nulla, si è detto che lo stesso Putin ha organizzato squadre speciali: ridicolo.

A chi serve la propaganda anti russa?
Io ho scritto un libro, Putinfobia (Ed. Piemme) in cui spiego che si tratta della preparazione della guerra, ovvero la formazione di un pensiero conflittuale nell’opinione pubblica. I poteri occidentali stanno preparando lo scontro, dato che il controllo sul mondo che abbiamo esercitato nel corso del XXI secolo in maniera indisturbata è ormai perso.

Come ti spieghi che un presidente come Obama, progressista, sia così aggressivo verso la Russia, mentre un conservatore sia molto più moderato?
Sono gli incidenti della storia. Questa contraddizione apparente si compone di elementi strutturali e congiunturali. L’interpretazione dell’interesse americano imperiale è caratterizzata dalla visione di Obama e del suo gruppo d potere: hanno individuato il loro nemico, cioè la Russia. L’unico paese che può permettersi il lusso di reagire con eguale potenza militare. La Cina non è in grado di farlo. Trump rappresenta due cose contraddittorie: l’interprete della crisi, colui che fa emergere un’America insoddisfatta e ostile, da un lato. Dall’altro l’espressione del potere dei petrolieri che si preoccupano di fare affari. Una parentesi illusoria, che prevede di trovare una soluzione facendo business con il nemico.

Passando all'Italia, il 2017 è anche il centenario della sconfitta di Caporetto. Oggi il Belpaese è di fronte ad un nuovo tracollo?
Non è una questione importante. L’Italia è un guardino dove si può godere di tanti piaceri culturali, ma siamo totalmente marginali, ai confini estremi dell’interesse planetario. E questo riguarda l’intera Europa. Purtroppo noi pensiamo che siamo ancora al centro del mondo, e invece siamo il parco giochi dei potenti del mondo. Se ci sarà una vittoria o una sconfitta è ininfluente.

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