L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 5 gennaio 2017

Grecia - Tsipras è un falso ideologico che ha venduto il suo popolo ai tedeschi e questi succhiano soldi e hanno ridotto alla disperazione il popolo greco. RICORDIAMO

Grecia: sanità pubblica al collasso. L’austerità uccide

Aggiunto da Salvatore Recupero il 4 gennaio 2017.


Atene, 4 gen – La Grecia dopo sette anni di austerità sta sprofondando nella miseria. I servizi pubblici essenziali non hanno retto ai tagli indiscriminati della spending review. Purtroppo come spesso avviene in questi casi a risentirne di più è la sanità. Certo, quanto detto non rappresenta una novità. Questo, però, non è un buon motivo per tacere sui disastri che si consumano nella penisola ellenica.

Stavolta è un’inchiesta svolta dal quotidiano inglese The Guardian a mostrarci come la Grecia rischia di diventare un paese del terzo mondo. Michalis Giannakos, direttore della Panhellenic Federation of Public Hospital Employees afferma che ormai negli ospedali della Grecia si muore perché non ci sono i mezzi per curare chi si ammala: “Our hospitals have become danger zones”. Forniamo qualche cifra per comprendere meglio la gravità della situazione. La spesa sanitaria negli ultimi anni è diminuita di un terzo per abitante, rispetto all’inizio della crisi. Secondo l’European Centre for Disease Prevention and Control: “Il 10% dei pazienti negli ospedali greci rischia di contratte infezioni; le morti per infezioni di questo tipo si stima abbiano ucciso tremila pazienti nell’ultimo periodo. Ogni quaranta pazienti c’è un infermiere, i reparti di terapia intensiva continuano a perdere letti, (centocinquanta posti rispetto al 2011)”. Questi dati non sono frutto del caso. È bene ricordare che il governo Tsipras, per ricevere i trecento miliardi del fondo “Salva stati”, ha dato vita ad una stretta alle finanze pubbliche senza precedenti. Limitandoci ai soli dati che riguardano la sanità pubblica, possiamo contare venticinquemila licenziamenti, inoltre la spesa sanitaria è passata dal 9.9% del Pil all’attuale 4.7%. Il risultato è drammatico: oltre due milioni e cinquecentomila greci (su una popolazione di poco più di dieci milioni di abitanti) si trovano così senza assistenza sanitaria. Yiannis Papadatos, dottore intervistato dal The Guardian ci racconta che: “La maggior parte dei macchinari sono state donate, il personale lavora spesso senza essere pagato per le sue ore di straordinario e la sanità pubblica procede grazie ai soldi di benefattori e privati”.

Dopo tutti questi sforzi, la Troika ha, però, deciso di premiare il fedele esecutore dei suoi dicktat: il premier progressista Alexis Tsipras. Bruxelles tende, dunque, la mano ad Atene prolungando la scadenza di alcuni debiti fino al 2032. Come sempre, però, la contropartita non manca. Il compagno Alexis dovrà rispettare, per un lungo periodo di anni, l’obiettivo di un avanzo primario pari al 3,5% del Pil. In parole povere: l’austerità continua. Per il 2017, infatti, l’esecutivo progressista, prepara già una nuova tornata di tagli che potrebbe toccare per l’ennesima volta welfare e pensioni. Come dire: anno nuovo, ricette vecchie.

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